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Beatles & Gagarin, musica e giri

Da tempo non ricordavamo a teatro un applauso così prolungato e convinto. A meritarselo, giovedì scorso al Nuovo Abeliano, è stata Sara Bevilacqua. Questa giovane e talentosa interprete pugliese ha lasciato il segno grazie a una performance che può collocarsi tra teatro di narrazione e teatro-concerto. ‘Revolution’ (di e con Sara Bevilacqua, drammaturgia di Emiliano Poddi) è racconto appassionato dei dieci anni – quelli ‘sessanta’ – che rivoluzionarono il Novecento, visti da una prospettiva nostrana e provinciale (la Brindisi di quel tempo). Sara, chiamiamola così la protagonista, ha poco più di vent’anni quando Gagarin per primo orbita intorno alla Terra, a Liverpool esplode il fenomeno Beatles e a Brindisi con l’apertura di un colosso del petrolchimico (la Montecatini) monta il mito del progresso, del benessere e del riscatto sociale. Il ricco decennio si chiude idealmente con Neil Armstrong che mette piede sulla Luna e pronuncia la celebre fase. Il resto è l’inizio del declino : i Beatles si sciolgono, l’epopea astronautica si ferma alla luna e nel 1977 il boom degli anni sessanta trova sinistra eco nell’esplosione che a Brindisi mette fine alla storia della grande industria. Peccato che fra quei tre operai morti eroicamente nel tentativo (riuscito) di contenere l’esplosione alla Montecatini, ci sia pure Roberto, l’amore di Sara. Con grande leggerezza, con fare discorsivo e confidenziale, l’uso di un ‘italiano ‘sporcato’ di idioma locale e sapide digressioni in un inglese maccheronico e coerente col credo-Beatles (la Vergine da invocare è Lady Madonna…), Sara disegna un affresco variopinto di un capoluogo di provincia che  pur ingabbiato dentro usanze consolidate (la fujtina, il culto del clan parentale, le feste da ballo in casa…) prova a scuotersi del torpore secolare. A esaltare il successo della Bevilacqua l’apporto prezioso di Daniele Bove e Daniele Guarini. Il primo si distingue nel ridurre per pianoforte solo (che suona brillantemente) i successi storici della premiata ditta Lennon-McCartney, il secondo per il sicuro mestiere con cui presta la propria voce a Ticket to ride, Hello Goodby, Let it be e altri hits.  Applausi generosi e meritatissimi, dicevamo, per questa produzione Meridiani Perduti che si è consumata nel segno di un parallelismo ‘circolare’. Come a bordo della Vostock Gagarin percorreva giri intorno al nostro pianeta, così – sui piatti degli indimenticati ‘mangiadischi’ o dei primi rudimentali impianti di alta fedeltà – puntine scorrevano in mezzo a sfrigolii, salti dolorosi o ‘incanti’ patetici lungo i solchi di quarantacinque e trentatre giri entrati di diritto nella storia della musica.

Italo Interesse

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