Cultura e Spettacoli

Beethoven e la complessità di un’opera tremendamente moderna

Fidelio in scena al Teatro Petruzzelli di Bari

Per la prima volta rappresentata a Bari, Fidelio di Ludwig van Beethoven apre la stagione d’Opera 2024, questa sera, venerdì 26 gennaio, alle 20.30 al Petruzzelli. Stefano Montanari condurrà l’Orchestra e il Coro del Teatro (preparato dal maestro Marco Medved). A riprendere la regia Gadi Schechter, a curare le scene Gabriel Insignares, i costumi sono di Sebastian Ellrich e il disegno luci di Fabio Barettin. A dar vita allo spettacolo Modestas Sedlevičius (Don Fernando), Vito Priante (Don Pizzarro), Jörge Schneider (Florestan), Helena Juntunen (Leonore), Tillman Rönnebeck (Rocco), Francesca Benitez (Marzelline), Pavel Kolgatin (Jaquino), Vincenzo Mandarino (Primo prigioniero), Gianfranco Cappelluti (Secondo prigioniero). L’opera fu rappresentata per la prima volta il 20 novembre 1805 al Theater an der Wien, ma avrebbe trovato il successo solo nel 1814, con un libretto migliorato e un nuovo titolo. La genesi tormentata del Fidelio rivela il percorso con cui nella sua unica esperienza operistica Beethoven giunse a impadronirsi del genere, piegandolo alle esigenze della propria visione sotto il segno di una incandescente tensione etica e inventiva. La versione del 1805 era più vicina al testo di Bouilly e presentava un respiro formale più dilatato (logicamente in linea con il musicista che nello stesso periodo aveva composto l’Eroica), mentre è più evidente, nella versione 1814, un’aspra tensione drammatica che non tollera incertezze. Il direttore Stefano Montanari ha dichiarato di volersi rifare principalmente ad una versione più rapida, eliminando una lentezza poco funzionale alla modernità. Tra i mutamenti più rilevanti vi sono quelli che riguardano il rapporto tra il nucleo tragico della vicenda, il conflitto tra la coppia Leonore-Florestano e Pizarro, e la dimensione patetica della commedia borghese che con esso si intreccia. La vicenda si svolge nella Siviglia del XVII secolo, dove Florestan è stato imprigionato ingiustamente da don Pizzarro, ma viene salvato da sua moglie Leonore che, per cercarlo e liberarlo, si traveste da uomo e si fa chiamare Fidelio. Si trattava inizialmente di una pièce à sauvetage, cioè di un dramma avventuroso che si concludeva con un lieto fine, a seguito di un provvidenziale salvataggio ‘all’ultimo momento’ del tutto imprevisto. Il protagonista poteva essere un innocente ingiustamente accusato o un prigioniero politico oppresso da un tiranno e l’azione si concludeva con un atto finale di liberazione. Il genere era molto in voga negli anni tra Settecento e Ottocento, in un periodo tragico (Rivoluzione Francese e primo periodo napoleonico), in cui molte vicende avevano epiloghi ben diversi, e dove gli eventi risolti felicemente (piuttosto rari in realtà) potevano rappresentare un tranquillizzante antidoto e rendere credibili gli ideali libertari. L’allestimento scenico è una ripresa di quello della Fondazione Teatro La Fenice, con la regia di Joan Anton Rechi. Fidelio si muove su piani teatrali, musicali ed espressivi diversi, con una struttura troppo complessa per accettarne la riduzione a uno solo piano. È principalmente questa caratteristica che la rende un’opera tremendamente moderna. L’unica opera teatrale composta da Beethoven, faticosamente rielaborata nel corso di dieci anni quasi, si ispira a un fatto realmente accaduto durante la Rivoluzione francese. L’intreccio, nella sua semplicità, è intriso anche di politica. Significativo anche, e molto moderno, come sottolinea Montanari, il fatto di aver relegato in mano ad una donna le sorti e il successo della vicenda. Lo spettacolo sarà in replica domenica 28 gennaio alle 18.00, martedì 30 gennaio alle 20.30, giovedì primo febbraio alle 18.00.

Rossella Cea


Pubblicato il 26 Gennaio 2024

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