Cultura e Spettacoli

Benny vive (piaccia o no)

Nell’ambito del Festival promosso da Nuova Dionysia Film sono stati proiettati ‘16 mm alla rivoluzione’ di Giovanni Piperno e ‘Benny vive!’ di Francesco Lopez

Il pregio dei ‘piccoli’ festival del cinema consiste nell’opportunità che questi eventi offrono di prendere visione di pellicole non più in circolazione o di non facile reperibilità. E’ quanto accaduto nei giorni scorsi all’Anchecinema, che dal 27 al 29 maggio ha ospitato ‘Giocando giocando – giochiamo col cinema’, rassegna cinematografica promossa da Nuova Dionysia Film. Negli spazi di quello che fu il glorioso cine-teatro Lucciola e a beneficio di una platea arricchita dalla presenza degli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Bari sono state proiettate cose come ‘Il mio nome è Nico Cirasola’ e ‘16 mm alla rivoluzione’ di Giovanni Piperno, ‘Varichina, la vera storia della finta vita di Lorenzo De Santis’ di Antonio Palumbo, ‘Focaccia Blues’ di Nico Cirasola e ‘Benny vive!’ di Francesco Lopez. Particolare sensazione ha destato quest’ultima proiezione tra il pubblico. ‘Benny vive!’ prende titolo da una scritta che sui muri di Bari divenne virale già all’indomani del 28 novembre 1977, giorno in cui il diciottenne Benedetto Petrone, militante comunista della FGCI, venne ucciso da una squadraccia missina a pochi metri dalla Prefettura del capoluogo (esecutore materiale del delitto fu Pino Piccolo, poi condannato a 22 anni e morto in carcere suicida nel 1984 nel carcere di Spoleto). Classico docufilm, con ritmo avvincente ‘Benny vive!’ alterna spezzoni di filmati d’epoca, ora a colori, ora in bianco e nero, a recenti interviste, anche ad incanutiti elementi di destra all’epoca vicini ai protagonisti dei fatti. Il risultato è un racconto palpitante dal quale emerge l’intensità, profondamente lontana da quella del nostro presente, della Bari (e di riflesso del Belpaese) degli anni di piombo. Qualche perplessità sulla colonna sonora che, decisamente ‘roccarola’ e coerente con quegli anni, perciò congrua sulla carta, si svela inopportuna quando finisce col conferire un tono epico ai momenti più convulsi della vicenda. Un documento caldo, in definitiva. E quantunque talune schegge di questo (involontario) ‘come eravamo’ siano taglienti, ‘Benni vive!’ fugge la nostalgia. Sentimento che nelle forme dell’elegia invece striscia tra le righe di ’16 mm alla rivoluzione’. Anche il documento storico-antropologico di Giovanni Piperno sulla lunga vicenda politica e umana del Partito Comunista Italiano si muove fra testimonianze d’archivio (spezzoni di cinema militante) e brani di interviste facendo riemergere un’Italia più rimossa che remota. Una rievocazione attenta alla forma e che, seguendo un percorso a ritroso, prende il via dal profondo processo di rinnovamento avviato da Occhetto e D’Alema sul finire degli anni Novanta e risale sino alla morte di Berlinguer, avvenuta giusto quarant’anni fa, evento col quale, di fatto, la dissoluzione del glorioso Partito Comunista Italiano mosse il primo passo.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 31 Maggio 2024

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