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Bianca Lancia, quel matrimonio riparatore

Il 5 settembre 1981 veniva abolito in Italia il matrimonio riparatore. Applicato sino all’ultimo dopoguerra in forza dell’abrogato art. 544 del Codice Penale, questo odioso istituto cominciò a non incontrare più applicazione dalla fine del 1965, l’anno del clamoroso gesto di Franca Viola, la ragazza di Alcamo che rifiutò di sposare l’uomo che l’aveva rapita e violentata. Per ragioni legate a come in passato era avvertito il comune senso del pudore, non esiste una casistica del matrimonio riparatore. Resta memoria solo dei casi più celebri. Uno di questi, ebbe per protagonisti due personaggi d’eccezione : Federico II e Bianca Lancia. Stando alla più ragionevole ricostruzione dei fatti alla luce delle poche e lacunose fonti di cui si dispone, quando i due si conobbero (nel 1225, presumibilmente ; non è dato sapere, invece, dove avvenne l’incontro) lui era già sposato con Iolanda di Brienne, benché dalla stessa vivesse separato. Fu un colpo di fulmine. Soggiogata dal fascino di Federico, Iolanda accettò di diventarne l’amante. Gli diede tre figli, nell’ordine : Costanza, Manfredi e Violante. La Cronaca di Salimbene de Adam accenna ad un matrimonio segreto con Federico II e il cronista Matteo Paris riferisce che (di certo dopo il 1247), gravemente malata, Bianca supplicò il sovrano di sposarla in articulo mortis, per ‘riparare’ la propria anima. A questa unione Federico avrebbe acconsentito. Ciò sarebbe avvenuto nel castello di Gioia del Colle intorno al 1248. Come si vede, qui di mezzo non erano l’onore, il sequestro di persona e la violenza carnale, ugualmente qualcosa da ‘riparare’ c’era : il futuro di tre figli, fino a quel momento piuttosto compromesso. In particolar modo Bianca studiava, facendo legittimare Manfredi, di assicurare all’unico maschio la corona del padre. Il suo disegno fu coronato nel successo : Alla morte di Federico, Manfredi ottenne il principato di Taranto e la luogotenenza del Regno di Sicilia, finché dalla Germania non fosse tornato l’erede legittimo, il fratellastro Corrado IV. La luogotenenza durò meno di un anno. Alla discesa di Corrado, Manfredi dovette rinunciare alla sua autorità. Ma la prematura morte di Corrado, avvenuta nel 1254, gli restituì una chance. Quando poi (1258) morì anche Corradino, figlio di Corrado, Manfredi non incontrò più ostacoli. Una volta incoronato Re di Sicilia, cosa che avvenne il 10 agosto dello stesso anno nella cattedrale di Palermo, Manfredi vide la propria elezione non riconosciuta dal Papa. Considerato un usurpatore dal Vaticano, il figlio di Federico entrò in rotta di collisione con Roma. Con l’avvento di papa Clemente IV, che chiamò in soccorso Carlo d’Angiò, lo scontro politico evolse in guerra aperta. Nella decisiva battaglia di Benevento del 26 febbraio 1266 Manfredi, come si sa, cadde eroicamente sul campo mettendo fine al potere degli Hohenstaufen in Italia. – Nell’immagine, Federico e Bianca raffigurati in una miniatura del Codex Manesse

Italo Interesse

 

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