Cronaca

Bici, l’industria del furto

Sembra che la Bari del pedale voglia fare sul serio. Mentre fra polemiche si allungano le piste ciclabili, le FAL annunciano che entro l’estate il capoluogo avrà la sua velo- stazione, la prima tra l’altro in tutto il Sud Italia. Ciò significa che chi venendo in treno dalla provincia voglia pedalare in città, potrà non solo disporre di vetture ferroviarie ad hoc ma pure di parcheggiare la bici in sicurezza. Una buona pensata. Più che le insufficienti rastrelliere messe a disposizione dal Comune, i pali e le transenne di Bari sono i cimiteri di troppi telai spogliati di sellini, ruote e manubri e rimasti malinconicamente incatenati. I proprietari dei resti delle bici depredate, forse con una sottile punta polemica, rinunciano a recuperare catene e catenacci sì che le carcasse restano lì ad arrugginire contribuendo al degrado di marciapiedi già sporchi, sconnessi e striminziti. Chi è che spoglia le bici? C’è chi dà la colpa ai soliti rumeni. ma i ladruncoli sono di casa anche a Bari. Il punto è un altro : che fine fanno campanelli, fari, dinamo e quant’altro? In minima parte questo materiale viene utilizzato dagli stessi ladri. Al 90-95% questa ‘merce’ viene venduta agli unici possibili ricettatori, cioè i meccanici specializzati. Ma non facciamo di tutta un’erba un fascio. La maggior parte di questi artigiani lavora onestamente, a differenza di una minoranza che dispone di locali pieni di refurtiva. Con merce rubata si fidelizza il cliente che volendo risparmiare accetta il ricambio usato senza fare domande circa la sua provenienza. Le cose vanno diversamente quando oggetto di furto diventa l’intera bicicletta. Pur prive di targa, molte biciclette presentano un numero di serie punzonato sulla parte inferiore della scatola del movimento centrale ; le bici che ne siano prive possono essere ‘marcate’ presso i centri di assistenza delle associazioni di ciclisti ; entrambi i numeri costituiscono prova di possesso in caso di ritrovamento. Grazie a queste precauzioni quattro giorni fa la Questura di Palermo ha restituito dieci biciclette ai loro proprietari (in tutto sono 52 le biciclette rubate e rinvenute in alcuni magazzini dei quartieri popolari del capoluogo siciliano). Più difficili da piazzare, a meno di smontarle e rivenderle a pezzi, le biciclette rubate vanno ad ingrossare stock in partenza per l’estero. A Verona due anni fa i carabinieri arrestarono un extra comunitario il cui furgone era carico di una trentina di biciclette rubate sul Garda a turisti tedeschi. Destinazione della refurtiva : il Marocco. Indagini in corso portano a considerare il Maghreb come il mercato più florido della bicicletta ‘di seconda mano’.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 31 Gennaio 2015

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio