Cronaca

Biciclette comunali, rubate tutte. Ma quegli stalli quando li tolgono?

Quella fila di stalli brutti, sporchi e arrugginiti che si vedono in fotografia e che una volta -…ma proprio tanti anni fa – mantenevano a disposizione di cittadini e turisti le biciclette comunali bianche, rosse e luccicanti, sono in Corso Cavour, proprio al bel palazzone in stile di fronte alla Camera di Commercio. Ovviamente come si vede i velocipedi non ci sono più da tempo, ma loro, gli stalli brutti, sporchi e arrugginiti sono ancora là: testimoni metallici del fallimento annunciato a Bari di quello che politici in eterna campagna elettorale, illusi e ambientalisti del buon tempo chiamano trasporto “eco e sostenibile”. Una bruttura, in realtà, che fa mostra ancora più brutta in tante e tante altre parti della Città; dall’area antistante all’Ateneo a piazza Giulio Cesare, fino alla piazzetta dinanzi alla Chiesa San Pasquale, tanto per citare a caso ‘reclame’ inguardabili baresi. <<Duecento nuove biciclette nelle postazioni del ‘bike sharing a Bari>>: così il Comune di Bari alla vigilia delle ultime elezioni amministrative tentava di richiamare l’attenzione su una delle iniziative più controverse dell’ex candidato sindaco, Tonino Decaro, confermato poi primo cittadino. Eggià, stalli e bici comunali per far girare sui velocipedi studenti, dipendenti pubblici e magari anche casalinghe furono sistemate nelle postazioni di piazza Libertà, piazza Moro, del Politecnico e largo 2 giugno. Ma anche da quelle parti non sono passati che un paio di anni, prima che fossero sparite o vandalizzate, come diceva il presidente dell’Amiu Tobia Binetti, pronto a confermare ancora oggi che la sua azienda aveva speso circa 30mila euro per l’acquisto di quei 200 nuovi mezzi, per cui ogni bici costa 130 euro più Iva, a differenza delle precedenti che costavano 390 euro. Ma il famoso ‘bike sharing’ di cui per parecchio tempo è andato fiero il sindaco costava troppo: oltre 100mila euro l’anno per 300 abbonati e le entrate troppo basse: solo 5-6mila euro. Troppo complicato e costoso sottoscrivere l’abbonamento, spendendo 10 euro con una tessera Amtab prepagata che consente di pagare le ore di uso: la prima ora era gratis, dalla seconda in poi si pagavano solo 50 centesimi. Ma il problema, come sempre, erano e sono i vandali che hanno fanno razzie delle biciclette comunali, per cui anche diminuire i costi del noleggio o aumentare le bici disponibili e le sedi in cui noleggiarle sarebbe servito veramente a poco. E non ci voleva la sfera di cristallo per prevederlo. In effetti a Bari, duole ammetterlo, non esiste rispetto ed educazione nei confronti dei poveri e ogni giorno più bistrattati ciclisti, e questo rappresenta un problema grande almeno quanto quello degli atti di vandalismo. Anche l’iniziativa di aumentare il numero delle biciclette, poi, è apparsa come una mera scelta elettorale, sfruttando –come si legge anche sui siti specializzati- un po’ di retorica ecologista per sprecare denaro pubblico. Insomma, molto meglio comprarsela una bella bici, magari anche di seconda mano e di certo si risparmia: tra acquisto e gestione ogni bici in pochi anni arriverebbe a costare alle tasche private qualche migliaio di euro, non di più, senza sperperare inutilmente fondi europei che potrebbero essere sfruttati molto meglio. Magari per far acquistare anche al Comune di Bari biciclette dalla forma unica e non quelle ‘Longo’ che – stringi stringi – si trovano in un qualunque rivenditore anche non autorizzato. Tante, insomma, le critiche al ‘Bike Sharing’ piovute anche sulle varie ‘Bicincitta” che non sarebbe una lodevole iniziativa comunale, come potrebbe apparire <<….ma un logo aziendale di qualche ditta che tra l’altro non si occupa direttamente di bici ma di spazi pubblicitari. Le holding del ‘bike sharing’ operano in tutta Europa: a Londra e a Barcellona si sono accorti dei costi e hanno aperto indagini che hanno gettato un’ombra su tutto il sistema, visto che anche a Milano la Procura ha aperto un’altra inchiesta sul sistema di gonfiaggio costi>>, si legge ancora oggi sui siti dove hanno fatto un po’ di conti facendo affiorare non pochi dubbi sulla bontà dell’iniziativa. Ma solo a Bari, dopo l’affondamento del ‘bike-sharing’, potevano lasciare in giro quel monumento allo spreco degli stalli arrugginiti. Per di più, molto spesso, in pieno centro…

 

Francesco De Martino


Pubblicato il 19 Aprile 2018

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