Bifest. Sì, dai, non è ancora il momento…
Cinema & Cinema. Il rutilante apparato festivaliero andato in scena i giorni scorsi

Il Bifest è una macchina da guerra. Dal punto di vista organizzativo, mostra alla città tutta la sua potenza di fuoco, impegnando decine e decine di giovani tuttofare, donne e uomini della sicurezza, autisti, mascherine, promoter… e poi critici, studiosi, docenti universitari, avvocati, scienziati, sindacalisti, giornalisti… e poi ristoratori, albergatori, arredatori, tour operator, tipografi, allestitori, concessionari d’auto… e poi registi, attrici, attori, sceneggiatori, scenografi, costumisti, direttori della fotografia… e poi stelle, stelline, soubrette, ballerine, giocolieri, trapezisti, nani… e poi politici! “Tutti insieme appassionatamente”! Una dozzina sono i film non italiani, nel Panorama internazionale, alcuni passati per festival mondiali di primaria importanza, per cui il Bifest si sente autorizzato a portarli a Bari. I film italiani di ItaliaFilmFest, una decina scarsa, sono invece tutte anteprime “mondiali” (caspita!) e insieme agli altri dall’estero, contribuiscono a costituire la coppia dei concorsi. Poi ci sono le rassegne di film di notoria rilevanza, proiezioni per imbastire qualche dibattito su temi ambientalistici o legati al mondo del lavoro. A sera inoltrata è la volta del tributo ad una famosa casa di produzione. Qua e là una spruzzata di Federico Fellini (non guasta mai!) e un po’ di Visconti (dà sapore…), quindi un’altra rassegna di successi nazionali (i Best of), visti, rivisti, stravisti… e dunque una sezione dedicata alla serie tv. Prime Video? Netflix? Paramount+? No… Rai fiction e Mediaset. Infine (che fatica!) l’anteunasettimanaprima di opere che usciranno nelle sale. Ma non finisce qui! Arriva il piatto forte: gli ospiti. E lì il Bifest mostra tutti i suoi muscoli. I protagonisti legati alle presentazioni dei film, di tutte le categorie, di tutte le rassegne, di tutti i premi extra (ben diciotto, astutamente intitolati a prestigiosissime, incolpevoli figure del cinema italiano…) , tutti quelli possibili e immaginabili, sono lì, in platea dei quattro teatri del miglio rosso, pronti a saltar sul palcoscenico, scortati da poco garbati men in black e affiancati da ringhianti uffici stampa, verso chiunque voglia andare oltre all’avvicinamento da selfista, la cui mamma barese è davvero sempre incinta… Abile Felice Laudadio! Conoscitore profondo del popolo locale, sa che la vera forza trainante del suo festival sono gli ospiti e che essi sono l’”Oscuro oggetto del desiderio” di un parterre piccolo e medio borghese, non giovanissimo (i rampolli, il cinema di qualità, se lo cercano sul web!) infagottato in un tenero provincialismo, premuroso osservante del culto della personalità, che mai si perderebbe l’occasione di condividere qualche momento di coabitazione con il divo e divetto di turno. Questi spettatori, durante l’anno, non andranno in sala, non vedranno film, i loro must resteranno le pellicole di successo, passati sulle piattaforme, oppure le serie tv con la/il commissaria/o di turno, specie se frequentatori di lungomari, muraglie e chiese romanico-pugliesi. L’abile Laudadio sa bene che non sono i film nuovi, sconosciuti, di cinematografie esotiche, a raccogliere il consenso del suo pubblico barese (certo, anche un po’ pugliese, non di più, bando alle millanterie!), ma le aggraziate fattezze dell’attrice del momento, dell’attore noto in tutto il mondo, del regista premio Oscar. Sa anche che – malgrado la retorica istituzionale (“salviamo le sale cinematografiche!”, “torniamo ai cinema!” Etc. etc.) – per lo spettatore in cerca di un proprio momentaneo, agiato presenzialismo, non c’è niente di meglio che l’accomodarsi nelle auree poltrone dei teatri nobili cittadini, Petruzzelli, Piccinni, Kursaal, requisiti per l’occasione. Così l’abile direttore artistico ha, di anno in anno, dato forma alla sua creatura, che attira spettatori (o meglio fan), attori nazionali contrattualmente vincolati a tour promozionali, qualche attrice/ attore o regista internazionale, amici di vecchia data (senza che questo escluda il dovuto cachet!), nonché il corteo di stipendiati addetti ai lavori, non pochi e romani (perché loro? Non bisognerebbe valorizzare le competenze locali?) . Ed ecco, questo rutilante apparato festivaliero trovare il proprio nutrimento (al di là di quello ogni anno generosamente versato dagli enti pubblici), grazie al circolo di compiaciuta autoreferenzialità, fondato da Laudadio, in cui gli organizzatori omaggiano il pubblico e gli ospiti, gli ospiti il pubblico e gli organizzatori, il pubblico gli organizzatori e gli ospiti, e tutti omaggiano lui e il suo festival. Un’orgia di lodi, una messa cantata, il cui maestro concertatore, il vero deus ex machina, è il governo locale, a cui il cinema e i suoi eventi, fino a prova contraria, interessano soprattutto come strumento di propaganda del proprio “mecenatismo”, come turbina di consensi, come mallevadore di economie per altro settore, ma pronto, se il caso, a rotolarsi, con viva partecipazione, in questa cerimoniosa partouse. Se si potesse avanzare un consiglio, seppur a rischio di essere ignorato, a conclusione di questa ultima edizione, sarebbe lo stesso che, in Pulp Fiction, dà ai suoi complici il giudizioso Mr. Wolf. Questo il link per sentirlo direttamente dalla voce del protagonista:https://www.youtube.com/watch?v=ygamWCmORxY .
Sì, dài, non è ancora il momento!
Mimmo Mongelli
Pubblicato il 7 Aprile 2023



