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Bosch: sciopero e incontro al Mise, 624 posti a rischio

Sciopero di 8 ore, presidio dei lavoratori a Bari e incontro al ministero dello Sviluppo economico. La vertenza dello stabilimento di tecnologie diesel Bosch di Bari Modugno segna una tappa importante. Nell’ultimo incontro al Mise, il 27 giugno scorso, l’azienda aveva confermato le criticita’ della produzione legate al trend di discesa delle quote di mercato delle auto diesel e annunciato un piano di investimenti di circa 40 milioni di euro nei prossimi anni, che dovrebbe consentire di ridurre il numero di esuberi previsti entro il 2022. I posti a rischio sono 624 su 1.840 addetti. I sindacati ricordano che i problemi sono iniziati dal 2015, per effetto del “dieselgate”: nello stabilimento pugliese e’ nata la tecnologia del common rail e la produzione, totalmente incentrata sulle pompe diesel, e’ in contrazione a causa della costante riduzione di immatricolazioni di auto diesel. Dopo aver usufruito di tutti gli ammortizzatori sociali, a settembre 2018 l’azienda ha fatto ricorso al contratto di solidarieta’ che scade a giugno 2020. Ora il timore e’ che arrivi la cassa integrazione a zero ore, considerato anche che l’eta’ media del personale e’ di circa 40 anni e non si intravedono possibilita’ di pensionamenti anticipati. Un rischio non indifferente, se si considera anche che lo stabilimento e’ il secondo per numero di dipendenti della Puglia (dopo l’ex Ilva) e il terzo dell’intero Mezzogiorno.

“Nonostante le numerose richieste di diversificazione della produzione con l’obiettivo di saturare lo stabilimento – spiegano i sindacati metalmeccanici – l’azienda insiste a presentare il medesimo piano industriale che prevede ancora una forte produzione di tecnologia diesel, con prodotti anche provenienti da altri siti, grazie ad un accordo di solidarieta’ di gruppo sottoscritto nel corso del 2019, e produzioni sempre automotive, ma su tecnologie benzina, e alcune parti del motore elettrico per e-bike, produzioni che impegneranno a regime qualche decina di lavoratori. In stabilimenti fuori dall’Italia, il gruppo ha diversi prodotti tecnologici per la componentistica dell’auto elettrica, di sistemi e software per la  sicurezza”. A giugno scorso il vice capo di Gabinetto del Mise, Giorgio Sorial, aveva sottolineato che “il piano di investimenti necessita di essere sostenibile nel breve e nel lungo periodo, garantendo sia i livelli occupazionali che produttivi. La diversificazione delle produzioni previste per il sito pugliese deve tener conto del globale processo di trasformazione in atto nell’intero settore automotive”. Il ministero si era detto pronto a definire insieme alle parti interessate un contratto di sviluppo per supportare il rilancio del sito che deve poter contare sul trasferimento di alcune linee produttive ora realizzate dal gruppo Bosch all’estero presso l’azienda italiana. Ad ottobre scorso, durante l’incontro annuale degli associati Bosch, Volkmar Denner, ceo di Bosch, ha annunciato una flessione del fatturato e degli utili del settore automotive con una conseguente riduzione di personale, confermata poi nella riunione del Cae tenutasi a Stoccarda il 21 novembre.  “Le lavoratrici ed i lavoratori – sostengono Fim, Fiom e Uilm – hanno pagato un prezzo in termini di occupazione e salario” ed ora e’ il momento per l’azienda e le istituzioni di dimostrare ognuno “l’effettiva volonta’ al rilancio dello stabilimento e alla definizione di una missione produttiva”. La multinazionale tedesca – affermano – deve sostanziare il piano di diversificazione che era stato condiviso in un accordo presso la Regione Puglia anche attraverso la condivisione di investimenti con il Governo. Sono necessarie produzioni che possano nel medio-lungo periodo garantire la piena occupazione perche’ sono insufficienti i volumi produttivi giunti a Bari in solidarieta’ solo dagli stabilimenti italiani. E’ necessario interrompere immediatamente eventuali spostamenti delle produzioni verso stabilimenti extraeuropei e chiarire i tempi della transizione industriale dello stabilimento garantendo l’occupazione”. Il gruppo Bosch e’ fornitore di tecnologie e servizi dalla componentistica auto, alle tecnologie per l’industria, efficientamento energetico ed elettroutensili e accessori. Ha circa 410 mila dipendenti nel mondo, 460 filiali, 130 centri di ricerca; nel 2018 ha fatturato oltre 78 miliardi di euro. E’ presente in Italia dai primi anni del ‘900, attualmente ha 6.014 lavoratori 19 societa’, 4 centri di ricerca e un fatturato, nel 2018 pari a circa 2,5 miliardi.

 

 

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