Braccia incrociate alla ‘Natuzzi’, richiamo ai politici
I lavoratori compatti scioperano per un'ora e i sindacati scrivono a onorevoli e senatori

L’appello rivolto dai sindacati ai parlamentari pugliesi risuona in mezzo a centinaia di lavoratori coinvolti in una crisi produttiva senza precedenti alla ‘Natuzzi SpA’ con ricadute sociali ed economiche sul territorio enormi, nonostante una <<difficile vertenza>> che, appunto, coinvolge da tempo l’azienda del mobile imbottito. Azienda che, a fronte d’una crisi produttiva e finanziaria senza precedenti e dopo diversi momenti di confronto al Ministero del Lavoro e Made in Italy, ha comunicato l’intenzione di chiudere e vendere lo storico stabilimento di “Jesce2” a Santeramo in colle.
E se a tutto ciò si aggiunge la cessione del ramo d’azienda relativo all’altro sito logistico “La Martella” in provincia di Matera, oltre che la vendita dell’impianto già chiuso di Ginosa, con la delocalizzazione in Romania di parti di produzioni che oggi interessano gli stabilimenti di Puglia e Basilicata, il quadro che ha spinto i sindacati a suonare la carica ai parlamentari pugliesi è chiaro.
<<Tutto questo sta determinando -scrivono i segretari dei maggiori sindacati nazionali e locali – un esubero occupazionale tra le settecento e novecento unità, con la richiesta di ricorrere a un aumento del monte ore di cassa integrazione, strumento che interessa i lavoratori da oltre venti anni, con pesanti ricadute sui redditi>>. Insomma, si tratta d’un piano di ristrutturazione ‘lacrime e sangue’ sulla pelle dei soli lavoratori che, peraltro, contribuisce all’impoverimento industriale delle nostre regioni e delle nostre comunità, determinando <<ricadute sociali drammatiche>> che, come detto, scarica gli effetti perversi su lavoratori e territori.
Tutto questo a fronte delle ingenti risorse pubbliche delle quali è stata beneficiaria l’azienda, con la Legge 488 prima, con due accordi di programma regionale in Puglia e Basilicata. Conclusione?
<<Chiediamo a tutti rappresentanti dei nostri territori ogni azione possibile a livello politico e istituzionale affinché l’azienda possa recedere dai propri intenti e riaprire un tavolo di confronto con il Ministero, le Regioni, le parti sociali: siamo di fronte a una strategia che rischia di compromettere il futuro produttivo e occupazionale di tutta la filiera del mobile imbottito, in Puglia come in Basilicata, che va con fermezza contrastata>>, l’appello ‘bipartisan’ dei segretari pugliesi e lucani di Cgil Uil e Cisl, decisi in ogni caso a predisporre un piano di mobilitazione affinché la vertenza coinvolga tutti i cittadini e i rappresentanti istituzionali e politici, in modo da assicurare massimo sostegno a chi, per ora, non vede prospettive vere di sviluppo del settore.
Intanto ieri i lavoratori hanno incrociato le braccia davanti ai cancelli degli stabilimenti di Santeramo e Altamura, tra bandiere dei sindacati che sventolano e voci ai megafoni per rivendicare il diritto al lavoro, contro la delocalizzazione in Romania. I sindacati parlano di adesione quasi totale allo sciopero di impiegati e linee di produzione, almeno per un’ora.
“Non è più accettabile che le inefficienze organizzative aziendali vengano sistematicamente scaricate sui lavoratori”, hanno ripetuto i segretari di Filcams/Cgil, Fisascat/Cisl e Uiltucs, definendo “inaccettabili le proposte aziendali che puntano esclusivamente alla riduzione del personale e allo smantellamento degli impianti, senza alcuna prospettiva per il futuro”.
Francesco De Martino
Pubblicato il 23 Aprile 2026



