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Buco iva ad Aeroporti di Puglia: torna a galla il caso Ryanair

 

“Occorre assolutamente chiarire la situazione dei conti di Aeroporti di Puglia, che è una grande società partecipata della Regione la cui attività è cresciuta molto negli ultimi anni. Ma non sono cresciuti, di pari passo, la solidità finanziaria e i risultati economici del bilancio, che ci hanno costretto a dover intervenire in maniera straordinaria per ripianare un debito fuori bilancio di oltre 10 milioni di euro relativo all’Iva arbitrariamente, così sembrerebbe dalla lettura degli atti, non versata negli anni scorsi. Per questo ho chiesto ai presidenti delle commissioni Bilancio e Attività produttive di fissare in seduta congiunta, alla ripresa delle attività del Consiglio regionale, l’audizione degli organi di controllo regionali preposti e competenti nonché di quelli amministrativi e di controllo della società”, ha spiegato Ruggiero Mennea, consigliere regionale e componente della IV commissione Attività produttive del Consiglio. Che è intervenuto già in Aula sui conti di Adp, preannunciando la necessità di chiarire la situazione finanziaria della società. “Giova ricordare – prosegue l’esponente del Pd in Consiglio regionale – che se non ci fosse stato il nostro intervento in Consiglio regionale, Adp non avrebbe avuto alcun utile nel bilancio 2017 e sarebbe stato dimezzato il capitale sociale con tutte le conseguenze annesse e connesse. Ritengo, per questo, opportuno discutere di questa situazione – spiega – audendo, innanzitutto, gli assessori al Turismo, ai Trasporti e al Bilancio, Capone, Giannini e Piemontese, e poi i dirigenti dei settori regionali competenti, ma anche il presidente del cda di Aeroporti, il presidente collegio sindacale e quello dell’organismo di vigilanza. Senza Adp, sicuramente, il turismo in Puglia non avrebbe potuto conoscere lo sviluppo che ha registrato nell’ultimo decennio, ma questo non vuol dire poter ignorare la situazione finanziaria dell’ente. Vanno, altresì, chiarite le eventuali responsabilità degli organi amministrativi e di controllo che hanno permesso di escludere il pagamento dell’Iva per 10 milioni di euro. Questo – conclude – per onor di trasparenza e per rispetto nei confronti dei contribuenti pugliesi”. In effetti bisognerebbe fare piena luce su uno “strano” contratto di 5 anni che prevedeva come corrispettivo a beneficio della compagnia aerea irlandese ‘ Ryanair’ di stanza a Bari e Brindisi da parte di Aeroporti di Puglia ben 12 milioni di euro l’anno per un non meglio definito “Marketing Service Agreement” a cui si aggiungevano ulteriori contributi in funzione all’incremento dei passeggeri trasportati. Il progetto esecutivo del “Piano di comunicazione per lo sviluppo del turismo incoming” AdP approvato dalla Regione, bisogna anche dire, era già all’epoca abbastanza parco in quanto a informazioni puntuali e operative. Da AdP scrivevano: “Per raggiungere l’obiettivo è necessario utilizzare metodologie innovative. Concentrare le risorse su un unico mezzo….Identificare un mezzo/canale il più vicino possibile al target identificato. Focalizzare su internet la campagna…”. Si investivano in Puglia, insomma, 12 milioni di euro l’anno molto semplicemente passandoli alla società irlandese Airport Marketing Services, di proprietà della Ryanair, che di mestiere faceva semplicemente quello di concessionaria della pubblicità del sito web della compagnia. A scorrere i listini presenti online, anche volendo comprare tutti i moduli proposti contemporaneamente, difficilmente si arrivava a spendere 12 milioni: con questa cifra si potrebbe acquisire l’intera proprietà del sito. Ma quello che più ancora oggi desta perplessità è la modalità con la quale questa ingente somma passava mensilmente dalle casse della società barese a quelle della Ams. Fatture con oggetto generico “Marketing Services Dec2011” che facevano transitare all’estero una dozzina di milioni puliti puliti, senza che manco un centesimo restasse in Italia, visto che l’Iva su fatturazione estera non è prevista. Immense zone d’ombra, insomma, che farebbero saltare sulla sedia anche l’ultimo degli impiegati dell’Agenzia delle Entrate. E sarebbe ora di fare piena luce e chiamare, se possibile, a raccolta gli eventuali responsabili di tante leggerezze contabili e fiscali, visto che questa singolare politica operativa della Ryanair, nel mirino della Comunità Europea, già una decina di anni or sono cominciava a trovare contestazioni in varie parti d’Italia. Alla Procura di Bergamo, ad esempio, furono avviate indagini sull’ipotesi di evasione delle tasse italiane poiché la compagnia contrattualizzava tutti i suoi dipendenti secondo la più favorevole normative irlandesi. Anche se, di fatto tutto, il lavoro veniva espletato in Italia. E molte società di gestione aeroportuali hanno posto in discussione quanto potesse risultare redditizia questa dipendenza da un singolo soggetto del mercato che, in Puglia come altrove, è diventata una specie di “droga pesante” per i voli delle società regionale di gestione degli aeroporti…

 

Francesco De Martino

 

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