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Bufera Cassa Prestanza: assemblea-flop in Fiera

Cassa Prestanza ultimo atto: poco o nulla di concreto dall’assemblea degli iscritti alla Cassa ieri pomeriggio nell’enorme padiglione prenotato (…e pagato) in Fiera del Levante alla presenza di trecento persone scarse (su mille e duecento iscritti) tra impiegati in servizio e pensionati comunali (questi ultimi ammessi per grazia ricevuta e senza diritto di voto, ovviamente) per discutere stato finanziario e futuro dell’organismo previdenziale in odore di fallimento. Infatti, a parte l’aria pesante che si respirava fin dall’ingresso, con Polizia, Carabinieri e guardie giurate chiamati ieri pomeriggio a presidiare sbarrare gli ingressi ad avvocati, giornalisti ed eventuali curiosi (manco si trattasse d’una riunione tra truci cospiratori e non degli iscritti a un organo pubblico foraggiato con circa cinquecentomila euro a fondo perduto ogni anno, fino a un paio d’anni fa) e al netto degli interventi al vetriolo di alcuni dipendenti che hanno chiamato in causa sindaci, presidenti e revisori senza troppe distinzioni, alla fine in concreto è stata respinta l’ipotesi paventata dall’ultimo presidente-pro/tempore di applicare la legge “salva suicidi”. Una norma che, in parole povere, prevede l’attivazione di una procedura in Tribunale a favore dei soggetti sovraindebitati. Fallita anche questa strada, quindi, dopo tre ore circa di discussione, anche ieri c’erano solo rabbia e impotenza tra iscritti anche ieri umiliati in assemblea (“…non siamo delinquenti”, ha detto qualcuno di fronte a tanti poliziotti, mentre a qualche altro è stato impedito perfino di salire sul palco, per parlare i 3 minuti concessi), e sindacalisti, decisi stavolta a trovare un’intesa per ricorrere al Prefetto di Bari. Trovando magari soluzioni diverse da quelle proposte finora, visto che pure la strada giudiziaria imboccata da diversi dipendenti -sia a livello civile che penale – richiede tempo. E di tempo, purtroppo, ne è trascorso davvero troppo, da quando i dipendenti-iscritti “tribolano” con la paura di aver perso quanto versato in tanti anni di onesto servizio. Ma pure da quando questo giornale segue le ben tristi vicende, appunto, di quest’organismo, senza andare da nessuna parte dopo impegni, promesse, fatti e misfatti. Ora proveremo a ripercorrere passato prossimo e remoto di quella che è stata una vera battaglia di trasparenza, con questo giornale. Per esempio, da giugno 2011: allorquando fu approvato il bilancio consuntivo e di previsione davanti ai soci-dipendenti, con l’allora presidente CdA, assessore e avvocato Giannini. Che cercava anche lui “…..di diradare le nuvole che ciclicamente s’addensano sull’istituto”, assumendo impegni importanti per un nuovo corso. Un nuovo corso che prevedeva maggiore trasparenza sulla Cassa, con un sito intranet dove dovevano essere pubblicati tutti gli atti, conti e iniziative dell’istituto “”…a disposizione del personale civico barese””. A cominciare, sempre secondo Giannini, dalla revisione d’uno Statuto “”….così antiquato da comportare interventi chirurgici di peso””. Ssi quali stava lavorando Maria Lupelli, dirigente al Personale. Manovra importante e di sostanza, dunque, quella che doveva arrivare alla Cassa Prestanza, che doveva assicurare un rilancio mai avvenuto, in realtà. Infatti, se prima c’era un muro a difesa di quest’organismo a tutela dei dipendenti, in quegli anni con l’assessore Giannini le cose sembrava dovessero mutare. E radicalmente, si diceva: si profilavano riforme da far cessare i contenziosi pendenti azionati da soci che avevano contestato funzionamento e vecchi cardini, della Cassa. Non è cambiato nulla, anche se c’era “”un bilancio in pareggio di quasi 3 milioni e mezzo di euro, approvato ieri (22 giugno 2011, NdR) dall’assemblea dei soci””. E ancora prima, andando a ritroso nel tempo? A dicembre 2004 il ‘Quotidiano di Bari’ parlava delle “”manovre sempre piuttosto strane e frettolose, che non aiutano a fare chiarezza su un istituto finito spesso nell’occhio del ciclone, proprio a causa del percorso tortuoso in cui s’è incanalata la Cassa di Previdenza Comunale dopo le elezioni degli ultimi consiglieri d’amministrazione. Elezioni da cui la Fp-Cgil ritirò tutti i suoi candidati, proprio per l’atteggiamento poco trasparente assunto dall’amministrazione e soprattutto da altri sindacalisti, decisi ad occuparne “manu militari” i posti chiave. Insomma, non è mai mancato chi ha nutrito sempre dubbi molto pesanti su amministrazione, gestione e funzionamento di questo fondo cassa che, pur rassomigliando tanto ad un istituto di credito che presta e gestisce una montagna di denaro, ne elude ogni controllo. Verifiche che sfuggono sistematicamente da troppi anni, come detto, all’approvazione del Consiglio Comunale. E invece…ma andiamo avanti per cercare di comprendere come funzionava questo istituto economico e finanziario ad uso e consumo dei soli dipendenti comunali. Che però, una volta entrati e aver aderito alla Cassa Prestanza, non ne potevano più uscire, come arpionati da una piovra che non lasciava via di scampo.

Francesco De Martino

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