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Bufera trasversale su Emiliano per Di Cagno Abbrescia al vertice di Aqp

Il nuovo Cda di Aqp (Acquedotto pugliese), la società regionale di gestione del servizio idrico e fognario in Puglia, con la nomina dell’ex sindaco di centrodestra di Bari ed ex deputato di Forza Italia, Simeone Di Cagno Abbrescia, rischia di spalancare le porte ad una vera e propria “bufera”politica alla Regione Puglia e , in particolare, tra le fila della maggioranza di centrosinistra che sostiene il governatore, Michele Emiliano (Pd), nell’aula barese di via Capruzzi, oltre che suscitare dure critiche da parte delle opposizioni di centrodestra e pentastellata. Infatti, a scagliarsi contro il presidente della Regione, per la scelta dell’ex Primo cittadino barese di centrodestra a capo di Aqp, è parte della stessa maggioranza di centrosinistra prima ancora che le forze di opposizione ad Emiliano. “Un atto di forza incomprensibile e arrogante, che va bloccato”- ha dichiarato senza mezzi termini il capogruppo di “Liberi e Uguali”- Mdp in Consiglio regionale, Ernesto Abbaterusso, che considera la nomina di Di Cagno Abbrescia da parte del governatore pugliese un “ colpo di grazie alla propria maggioranza”che rende inutile la riunione di maggioranza, già convocata per il 4 aprile prossimo. Infatti, ha poi avvertito Abbaterusso: “se non arriva quel cambio di passo che chiediamo da aprile dello scorso anno, il destino di questa maggioranza è già segnato ed Emiliano sarà il vero, unico responsabile della interruzione della esperienza di governo di centrosinistra in Puglia”. Ancor più dura la reazione dell’esponente regionale dell’altra anima pugliese del partito di Pietro Grasso (Leu), Cosimo Borraccino di Sinistra italiana, che ha definito “scandalosa” la nomina a presidente di Aqp dell’ex deputato e sindaco di Bari di Forza Italia e di essere rimasto addirittura basito da tale scelta , aggiungendo: “Non abbiamo più parole per commentare queste vergognose piroette politiche”. E Borraccino, “a questo punto”, ha ringraziato Emiliano per aver fatto chiarezza ed ha esclamato: “la sua non è più una maggioranza di centrosinistra bensì una macedonia impazzita!” Per cui, tirando le conclusioni sulla vicenda, l’esponente di Leu ha annunciato: “ Io non parteciperò al vertice di maggioranza di giorno 4 Aprile e non voterò più con la maggioranza sinché non revocherà l’incarico ad un esponente di primissimo piano della destra”, invitando Emiliano a chiedere scusa al popolo del centrosinistra pugliese ed a smettere di fare lo zapatista a Roma e l’ultra doroteo  a Bari. “Sarebbe il caso – ha in fine ironizzato Borraccino – di segnalare alla stampa nazionale questo atteggiamento scandalosamente inciucista dell’oppositore di Renzi che, quest’ultimo,  rispetto a queste ultime vicende, svetta per serietà politica!!!” Ma la mossa del governatore di portare un ex esponente di spicco del centrodestra barese al vertice della più importante società di gestione della Regione ha suscitato l’indignazione politica anche del gruppo pugliese del M5S , che in una nota ha, tra l’altro, dichiarato: “Emiliano continua a `comprare´ alleati a suon di poltrone, utilizzando un bene primario come l’acqua pubblica come merce di scambio per squallidi giochi di poltrone”. Infatti, i “grillini”pugliesi ha invitato “tutte le forze politiche a passare dalle lamentele ai fatti, annunciando “battaglia sia in Consiglio che fuori” al fine di giungere ad una mozione condivisa in maniera trasversale, tra forze di opposizione e parte della maggioranza,  per chiedere il ritiro degli atti di nomina del Cda di Aqp, in quanto irrispettosa della legge regionale 24/78 che impone la richiesta di un parere preventivo alla commissione Affari generali. Gli esponenti del M5S, poi, hanno inoltre dichiarato: Emiliano continua a utilizzare la Regione Puglia e l’Acquedotto Pugliese per i suoi giochi politici arrivando a nominare il suo ex acerrimo avversario politico Simeone Di Cagno Abbrescia, con lo stesso metodo della `poltrona´  utilizzato per rabbonire il suo ex competitor di centrodestra alle elezioni regionali Francesco Schittulli a cui, invece, è toccata una nomina da consulente per la Sanità”. “Non ci stupiamo – hanno sottolineato i pentastellati – perché Emiliano ha provato a comprare il silenzio anche del Movimento 5 Stelle, ma in quel caso gli è andata male, visto che siamo stati gli unici ad aver rifiutato tre assessorati”. La nomina dell’ex esponente forzista ha suscitato le ire anche dell’area orlandiana pugliese del Pd che alla Regione esprime il capogruppo del partito con il consigliere foggiano Paolo Campo. Infatti, in una nota dell’area di minoranza interna al Pd della provincia di Taranto che fa capo al ministro della Giustizia Andrea Orlando si rileva: “La

nomina di Di Cagno Abbrescia all’acquedotto è solo l’ultimo esempio
di un modus operandi” di Emiliano “che a Roma urla contro l’inciucio di
Pd e Fi e poi da anni gestisce il consiglio regionale e le nomine delle partecipate senza alcuno scrupolo”, ricordando: “Fabrizio D’addario, già rimosso da Innovapuglia, e ora sistemato in Sanitaservice”. Ed ancora: quella di Borzillo commissario dei Consorzi di Bonifica, il figlio del candidato sindaco di Bari del centrodestra nel 2014, Di Paola, nominato assessore a Taranto, o dei Garanti dei Diritti dei Detenuti e dei Minori. Elenco, questo, di “nominati da Emiliano con il curriculum tutto politico e mai sulla base di competenze tecniche specifiche, in
ruoli che quanto mai lo necessiterebbero”. Ed “il tutto – si commenta nella nota degli orlandiani ionici –  condotto con l’avvallo di giunta e consiglieri del Pd senza che mai il partito si sia potuto esprimere a riguardo”. “Poi, – rilevano inoltre gli stessi Dem tarantini – quando il Pd si esprime ufficialmente attraverso assemblee e documenti, come ad esempio quando da Taranto è stato chiesto ufficialmente al Governatore di ritirare il ricorso contro Ilva, Emiliano risponde accusando e insultando i militanti del suo partito”. Una spartizione consociativa di cariche e posti di potere – hanno in fine denunciato dall’anima tarantina del Pd vicina al ministro della Giustizia –  perpetuata ormai da anni, che è forse anche alla base della sfiducia che gli elettori hanno manifestato lo scorso 4 marzo, preferendo i “5 Stelle” solo perché estranei a questo sistema. Non a caso, per gli “orlandiani” della provincia  Taranto, Emiliano in un recente sondaggio di Swg compare all’ultimo posto della classifica nel gradimento dei presidenti di Regione da parte dei propri corregionali. Non meno negativi i giudizi del centrodestra pugliese sulla scelta dell’ex Primo cittadino barese espressione in passato della loro stessa coalizione. Infatti, il capogruppo di Fi alla Regione, Nino Marmo, ha definito “emilianata” la scelta del nuovo vertice di Aqp. Una nomina che, sempre secondo Marmo, “fa molta tristezza”e  che “non consente di recuperare voti a destra e ne farà perdere molti di più a sinistra”. Invece, per i coordinatore pugliese del partito di Giorgia Meloni (Fdi), il neodeputato Marcello Gemmato, “Emiliano è sempre più in difficoltà e reperisce nel centrodestra uomini per sottrarsi al declino”. Un invito al governatore “a raccontare per filo e per segno i dissapori e gli scontri che hanno portato al nuovo Cda” di Aqp  è stato rivolto dal capogruppo di “Noi con l’Italia”in Consiglio regionale, Ignazio Zullo, che si è dichiarato non affatto sorpreso della scelta di Di Cagno Abbrescia, perché “ormai abituati a un Emiliano che a Roma vuole governare con i grillini e a Bari non vi è una sola agenzia dove non vi sia un ex esponente che si è ‘abbeverato’ in passato nel centrodestra e che sono sempre in cerca di ‘fonti fresche’ dove continuare a bere!” Financo il segretario del Pd pugliese, il neo-deputato Marco Lacarra, forse per la prima volta da quando è a capo del partito in Puglia, con una nota si dissocia pubblicamente da Emiliano, dichiarando “inopportuna” la scelta dell’ex sindaco in Aqp, auspicando un ripensamento del governatore al riguardo. Evidentemente, questa volta, Emiliano è andato davvero al di là di ogni previsione anche all’interno del suo stesso partito. Se così fosse, allora i pugliesi potrebbero vederne delle belle, perché su questa vicenda potrebbero assistere o ad un “braccio di ferro” tra Emiliano e gran parte della sua stessa maggioranza, oppure ad una clamorosa retromarcia del governatore, con tutte le immaginabili conseguenze del caso. Diversamente, Emiliano l’avrà vinta, ancora una volta, la partita all’interno del proprio partito e della coalizione che lo sostiene. Ma ora, alla luce dei risultati delle recenti politiche, forse sarà davvero troppo anche per lo stesso Pd, a guida non più Renzi.

 

Giuseppe Palella


Pubblicato il 22 Marzo 2018

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