Cultura e Spettacoli

Camaleonti di Puglia

Tempo fa si parlò in Salento di chupacabra, un mostro della taglia di un piccolo orso, simile a un rettile ma capace di stazione eretta e con una serie di aculei dalla testa alla base della coda che si vuole abiti in alcune zone delle Americhe e che si nutrirebbe del sangue di animali domestici dopo aver inflitto agli stessi particolari mutilazioni. Niente di vero, naturalmente. La diffusione della diceria risiede nello storico e sofferto rapporto che intercorre fra i salentini e certi animali sgraditi, come aracnidi e rettili, due specie ritenute responsabili di morsi contro i cui guasti (fascinazione, malinconia o bisogno irrefrenabile di danzare) in passato si ricorreva al culto di San Paolo a Galatina. Più dei ragni, i rettili hanno sempre eccitato la fantasia del popolo salentino. Il vocabolario ‘griko’ contempla la parola ‘dracuddhi’, termine che un tempo era di largo impiego per designare rettili distanti dalle serpi come il geco o altre creature dalla fattezze ‘incredibili’. Fra queste rientrava ‘lu fasciuliscu’, cioè il basilisco, mostro nato dall’uovo deposto eccezionalmente dal gallo e al quale si attribuiva il potere col solo sguardo di uccidere gli animali domestici (la raffigurazione del basilisco è presente nello stemma di Sternatia). I bestiari medievali descrivono il basilisco come un ‘mostro’ che si avvicina al camaleonte… In quali termini, nell’Ottocento,  un superstizioso contadino dell’entroterra leccese avrebbe descritto ai compagni di lavoro l’incontro con un camaleonte? Avrebbe detto di un enorme mostro alato che schizzava sangue dagli occhi e fiamme dalla bocca e che non sapevi dire se era giallo, rosso, o azzurro… Se lo stesso contadino avesse potuto incontrare il suo progenitore del Seicento ne sarebbe stato tranquillizzato : Nessun mostro, solo un’innocua bestiola dalle curiose caratteristiche, come la rapidità nel proiettare in avanti una lingua lunghissima con cui acciuffare insetti e la capacità di mutare colore per sfuggire a prede e predatori. Niente di più, niente di meno. E già, perché il camaleonte una volta era di casa nel Salento.  Contrariamente a quanto si crede il camaleonte non è un animale tipico solo dei luoghi esotici. Una varietà di camaleonte è ancora frammentariamente diffusa in diverse località dell’Europa meridionale:  Grecia, Andalusia, Creta, Malta, Sicilia, Sardegna e Puglia. Un tempo diffuso nell’Arneo, una vasta contrada del Salento rimasta pressoché vergine sino agli anni sessanta, il camaleonte forse non è ancora scomparso da noi. Gli ultimi ritrovamenti, avvenuti nelle campagne di Nardò, risalgono alla fine degli anni ottanta. Chiudiamo considerando un’ipotesi alternativa alla presenza del camaleonte in Puglia : l’importazione involontaria. Alcuni studiosi non escludono che camaleonti  rifugiatisi nelle nicchie di alberi abbattuti lontano dalla Puglia siano giunti da noi per nave…

Italo Interesse

 


Pubblicato il 3 Aprile 2015

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