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Campo 65, quasi un sito archeologico

Lungo la Strada Statale 96 che collega Altamura a Gravina, a circa metà del percorso, sulla sinistra, a poca distanza dal nastro d’asfalto si possono notare due vasti edifici in abbandono. Delle due costruzioni, che spezzano il glabro e ondulato paesaggio, una somiglia a un opificio primo Novecento, la seconda ricorda una torre campanaria priva di cuspide (vedi immagine). L’impressione è quella della classica cattedrale nel deserto, ma qui di mezzo non sono né luoghi di culto, né di lavoro. I due edifici, insieme da altri dieci più piccoli ruderi, sono quanto avanza di Campo 65, un luogo di prigionia attivo durante la seconda guerra mondiale. In origine la struttura comprendeva 81 fabbricati : 21 appartenenti all’avamcampo e 60 riservati ai prigionieri (le baracche degli internati vennero demolite tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta). Vasto 31 ettari, il ‘65’ fu il più grande tra gli oltre sessanta campi di prigionia operativi sul territorio italiano dall’entrata in guerra all’Armistizio (merita una visita, alla stregua di un sito archeologico). Fra il 1942 e il 1943 vi transitarono circa diecimila prigionieri britannici, australiani, neozelandesi e del Commonwealt, tutti provenienti dal fronte nord africano. Sa il Cielo di quanti vissuti sono pregne le mura di quei due edifici e delle altre costruzioni diroccate che li contornano. Un complesso di vicende la cui memoria è stata oscurata dalla superiore e invadente notorietà di altre, coeve pagine di Storia. Ma pure la micro storia ha il suo peso nell’equilibrio degli eventi. Una recente scuola di pensiero sta rivalutando il modo di guardare al passato. Per esempio, l’Associazione Campo 65 ha organizzato ad Altamura per tutto il mese di settembre ‘Storie del Campo’, una rassegna della memoria volta ad approfondire nei limiti del possibile le storie dei prigionieri e dei militari di guardia che durante l’ultima guerra convissero nel greve sito. Un gesto dovuto verso il sacrificio silenzioso di migliaia di uomini travolti da vicende che nessuno di essi aveva messo in moto. Vicende sulle quali si è soffermata l’attenzione soprattutto di Domenico Bolognese, un appassionato ricercatore che nel suo ‘Campo 65, la memoria che resta’ ha raccolto 300 pagine di documenti, testimonianze e immagini. Campo 65 (il cui sito ha recentemente rischiato di sparire sotto i colpi della speculazione edilizia) non è la sola testimonianza del secondo conflitto sulla Murgia :  a poca distanza operava il Campo 51, che era solo di transito e che era stato ricavato dagli ambienti di Villa Serena ad Altamura. Ancora ad Altamura funzionavano due ospedali militari.

Italo Interesse

 

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