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Canti e disincanti, malia che non muore

Venticinque anni fa Rocco Capri Chiumarulo e Paolo Mastronardi davano vita a Terrae, un progetto culturale che scava nelle origini della nostra musica regionale. Ad oggi l’ensemble ha firmato otto incisioni, di cui cinque a proprio nome. Centinaia gli spettacoli di Terrae in Italia e all’estero (una volta la formazione si è esibita a Bruxelles, nella sede del Parlamento Europeo). La dove non sono arrivati materialmente, i Terrae si sono fatti apprezzare attraverso i canali radiotelevisivi di Romania, Giordania, Germania, Argentina e Colombia. In tanta attività non potevano non scappare riconoscimenti, tra i quali spicca la vittoria all’VIII edizione del Premio Musicultura Città di Recanati. Oltre Chiumaruilo e Mastronardi, per Terrae sono passati molti musicisti come Eugenio Bennato, Stefano di Lauro, Pippo D’Ambrosio, Faraualla, Alessandro Pipino, Nando di Modugno, Roberto Ottaviano… Non meno numerose le collaborazioni : Riccardo Caporossi, Riccardo Cucciolla, Arnoldo Foà, Pino Aprile, Maxence Fermine, Luis Sepulveda, Karla Suarez, Paco Ignazio Taibo…. Sabato prossimo, alle 20:30, nella sede del Museo Civico di Bari, sito al civico 13 di Strada Sagges, nella città vecchia (info 0805772362). Terrae celebrerà questo quarto di secolo con un concerto nel quale accanto alla storica coppia Mastronardi/Chiumarulo (voci e chitarre) saranno in scena – vedi immagine – Alessandro Pipino (fisarmonica e organetto) e Loredana Savino (voce e percussioni). In programma l’esecuzione della prima incisione : ‘Canti e disincanti’. Pochi album come questo hanno lasciato il segno nella storia della riscoperta della musica popolare di casa nostra. Una miscellanea di canti dell’area ionica, salentina, barese, garganica e partenopea oltre a ‘tradizionali rom e dell’area mediterranea. Chi scrive ha ancora negli occhi la bellezza del concerto di presentazione di quel cd. L’evento ebbe luogo al ‘vecchio Abeliano’ ai primi di dicembre del ’98. Volutamente povera la scena : due sedie impagliate e un grezzo tavolino su cui erano posati due lumi a petrolio. Ai capi opposti del tavolo Rocco Capri Chiumarulo e Maria Giaquinto (in mezzo, presenza strumentale, Paolo Mastronardi) si fronteggiavano come due cafoni che, al termine di una giornata di lavoro, messa a dormire l’immaginaria prole, si ricreano con un sorso di rosso, canticchiando d’amore, di vita e morte. Intrecci vocali, accordi di chitarre, suoni di nacchere, cimbali e tamburelli per dare voce al rimorso e al disincanto che questa terra – la nostra – mette. Questa terra arcaica, mai sfiorita persino sotto la buccia post-industriale, questa madre severa e per giunta avara, comunque bella, d’una carisma cui non si resiste.

Italo Interesse

 

 

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