A Carbonara residenti disperati, senza luce e fogna
19 Ottobre 2009
La principessa Sirena di Teresa Ludovico
20 Ottobre 2009

Canzoni in bilico tra ‘pubblico e privato’

Allora, Mazzei, questa crisi c’è,oppure no?
C’è nella misura in cui scaviamo attorno a chi fa cultura, nel senso che la canzone d’autore soffre perché, come nella poesia e nell’arte in generale, chi produce o scrive canzoni è carnte di humus culturale. Insomma, vorrei dire che chi scrive e inventa musica o parole, a volte se la canta e se la suona perché non c’è a fargli da supporto un bagaglio culturale di peso, di sostanza. Però, se c’è anche solo la gioia di esprimere qualcosa di vero, per se stessi o per gli altri, beh, allora cambia tutto”. In che senso, scusi? Ho sempre amato la musica di tutti i generi, fin dall’inizio ho frequentato scuole di musica, ma soprattutto è stato mio padre ad iniziarmi con la sua collezione di dischi di Fabrizio De Andrè. Sì, sono nato e cresciuto con le opere più belle di Andrè, e chiaramente la strada che ho percorso dopo è stata anche quella della canzone più classica francese, da Brassens a Brel, fino a Leo Ferrè. Ma tra i tanti chansonnier d’Oltralpe, quello che m’è entrato di più nella tesa e nel cuore è stato sicuramente Chrales Trenet, la voce per eccellenza.
Che però non l’ha influenzata, visto che jazz ce n’è pochino, nelle canzoni di questo disco
Sì, ma la chiave di lettura è diversa per ogni disco. Ad esempio, l’impronta è maggiormente pop in ‘pubblico e privato’, ma ci sono arrangiamenti meno marcati di jazz per dare un’idea diversa da trasmettere a chi ascolta. E cioè, per farti un altro esempio, trasmettere immagini, un po’ come nei film: i fuochi che si accendono ogni notte in fila sulla Salaria, sai, sono uno spettacolo. Uno spettacolo che fa da filo conduttore nella storia d’una vecchia compagna d’Università incontrata sulla strada, come in ‘lucciole sulla salaria’ o come quella del giornalista che va per fare un’intervista e si ritrova a fare i conti con un serial-killer. Eppoi ci sono ancora i giochi di parole, come in ‘Brigida’, forse il pezzo a cui sono più affezionato. “….è frigida eppure a volte sanguina/se mi diventa anemica/io cosa farò?”    
Eppoi c’è un brano che riporta a Gaber, vero?
Touchè, Giorgio Gaber è un autore che mi ha sempre affascinato, che sto cercando di recuperare attraverso lo studio meticoloso del suo enorme repertorio, senza parlare del suo Teatro Canzone. Il secondo brano del mio disco ‘pubblico e privato’ lìho scritto sicuramente pensando a lui, con quest’Italia che va e che rinascerà solo quando tutto il Parlamento se ne andrà a Cinecittà”.
Francesco De Martino

 2,952 total views,  1 views today

Condividi sui Social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *