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Caos in Regione, si dimettono i due capigruppo di maggioranza

Dopo gli ultimi arresti il leader dei pentastellati, Conte, conferma il sostegno alla Laforgia a Bari e "si divide consensualmente" da Emiliano

Le “scosse” giudiziarie che dal 26 febbraio scorso stanno interessando la politica in Puglia e, in particolare, a Bari potrebbero non essere terminate. Però lo scossone di mercoledì sera, che vede arrestati l’ex assessore Alfonso Pisicchio e suo fratello Enzo (noto anche col nome di Roberto), è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso alla Regione Puglia, anche se (da non dimenticare!) l’arresto dei fratelli Pisicchio nello specifico riguarda una vicenda risalente alla vigilia delle amministrative baresi del 2019 e riguarda proprio il Comune di Bari e non la Regione. Infatti, per la stessa vicenda, insieme ai Pisicchio, risultano indagati anche due funzionari comunali barese della Ripartizione Tributi ed uno di essi, Francesco Catanese, ex dirigente di detta Ripartizione, è stato anch’egli arrestato. Ma a finire nel caos è la maggioranza giallo-rossa del governatore pugliese, Michele Emiliano, che appena quattro mesi fa aveva indicato Alfonso Pisicchio alla guida dell’Arti, ossia di un’importante Agenzia regionale per la tecnologia e l’innovazione, dalla quale Pisicchio si è dimesso mercoledì pomeriggio, appena qualche ora prima dell’arresto. Ma, in realtà, a scuotere la coalizione di governo della Regione Puglia non è stato né la vicenda giudiziaria che da ultimo ha interessato l’ormai ex vertice dell’Arti, né quella di una settimana prima che ha interessato il marito della consigliera dem Anita Maurodinoia, che si è dimessa da assessore ai Trasporti della giunta Emiliano, perchè anch’ella indagata per concorso in pratiche di corruzione elettorale e voto di scambio. Infatti, a gettare effettivamente nel caos la maggioranza giallo-rossa della Regione Puglia è stato l’annuncio fatto ieri mattina a Bari, in conferenza stampa, dal presidente del M5S, Giuseppe Conte e, forse, preannunciato alcune ore prima al governatore pugliese, Emiliano. Il leader dei pentastellati, che aveva già in programma la sua venuta nel capoluogo per ribadire il sostegno incondizionato del Movimento alla candidatura di Michele Laforgia a sindaco di Bari, dal Palazzo regionale barese di via Gentile ha dichiarato: “Stiamo leggendo pagine di politica che sono anche di cronaca giudiziaria che fanno tremare i polsi”. E poi, continuando, ha aggiunto: “Non combattiamo solo Meloni e soci, non facciamo sconti nemmeno a chi è nel nostro campo. Rinunciamo al nostro ruolo di governo, rimettiamo tutte le deleghe” e in questo modo “ci assumiamo la responsabilità di contribuire alla disinfestazione e all’opera di pulizia nel mondo politico”. A far vacillare la permanenza del M5s nella maggioranza di Emiliano, dove – come è noto – è presente con l’assessora al Welfare Rosa Barone, con il vice presidente dell’Assemblea regionale, Cristian Casili e con una delegata alla Cultura, Grazia Di Bari – era stata l’inchiesta sul voto di scambio che ha coinvolto Maurodinoia e già a seguito della quale il leader di “Italia Viva”, Matteo Renzi, aveva accusato Conte di continuare a sostenere il governatore pugliese. Però, un’altra spinta l’ha data, nelle ultime ore, l’arresto per corruzione di Alfonso Pisicchio, già assessore di Emiliano nella scorsa legislatura ed ultimamente alla guida dell’Arti. Conte, nonostante alcuni rapporti di alleanza con il partito di Elly Schlein, da Bari non ha risparmiato frecciate al Pd affermando: “Non abbiamo mai imbarcato acchiappavoti, abbiamo anche noi la lista di capibastone con pacchetti precostituiti di voti che ci hanno offerto dappertutto e abbiamo sempre rifiutato”. Subito dopo la conferenza stampa, il leader dei pentastellati ha incontrato il presidente Emiliano, per presentargli il “Patto” proposto dal M5s “per il rafforzamento dei presidi di legalità, trasparenza e correttezza amministrativa”. E, quindi, verosimilmente per un rientro del M5S in maggioranza. Un incontro “disteso e cordiale”, lo ha definito Emiliano, perché Conte ha spiegato di non disconoscere le ragioni politiche che hanno indotto, a suo tempo, i “5 Stelle” ad entrare in giunta e di non disconoscere neppure il lavoro che è stato fatto. Il vademecum prospettato da Conte prevede alla Regione anche l’istituzione di un assessorato alla legalità. Una mossa che nelle file del Pd ha fatto sorgere il sospetto che “Il M5s esce per poi rientrare col rimpasto e la delega alla legalità”. Invece, c’è chi ha ipotizzato che Conte si sia deciso a ritirare le deleghe solo dopo gli arresti delle ultime ore. “Respingiamo al mittente le illazioni, non è una questione di rimpasto o poltrone, ma una scelta per la buona politica”, è la risposta dal Movimento, dove si ricorda come da giorni Conte avesse annunciato una risposta chiara. “Siamo per una politica – ha replicato Conte che riacquista autonomia e che si assuma le sue responsabilità senza delegare alla magistratura”. Sta di fatto che forse, anche a seguito delle mosse dei pentastellati alla Regione, il capogruppo del Pd, Filippo Caracciolo, qualche tempo fa rinviato a giudizio per una vicenda al Comune di Corato, si è dimesso dalla presidenza del gruppo, mentre il consigliere Michele Mazzarano e la Maurodinoia si sono autosospesi dal Gruppo dem e, come previsto dal codice etico del Pd, con Caracciolo resteranno formalmente fuori dal partito almeno fino a le rispettive vicende giudiziarie non saranno definite e risolte. Mercoledì scorso – come già riferito in altro nostro precedente servizio – alla Regione si era dimesso da capogruppo della civica “Con” di Emiliano il consigliere Giuseppe Tupputi, chiedendo un azzeramento di tutti i ruoli all’interno della maggioranza di governo. Una richiesta di verifica è giunta anche dalla segreteria pugliese dei Dem. Intanto dal fronte della opposizione di centrodestra e, in particolare, dal Gruppo dei sei consiglieri regionali del partito di Giorgia Meloni, giungono accusa pesantissime alla maggioranza giallo-rossa della Regione Puglia, ma ancor di più al duo Emiliano e Decaro, ritenuti da “Fratelli d’Italia” responsabili di “aver cercato il consenso elettorale non sui programmi ma promettendo e dando incarichi, consulenze, posti di lavoro nel pubblico e nel privato compiacente, presidenze e posti nei Cda delle partecipate, agenzie regionali e chi più ne ha più ne metta”. Quindi, per Fdi, “vale ben poco affermare che i due massimi esponenti del PD in Puglia (ndr – Emiliano e Decaro) non sono indagati”, perchè “politicamente e moralmente sono responsabili del mercato delle vacche, del poltronificio, del mercimonio e del voto di scambio che hanno messo in atto attraverso politici scelti e premiati da loro”. Infatti, per gli esponenti pugliesi di Fdi sostenere che Emiliano e Decaro “hanno sbagliato a scegliere le persone alle quali affidare il potere è peggio”, perché significherebbe ammettere “l’inadeguatezza e l’incapacità di discernere fra il bene e il male” per entrambi. Insomma, per Fdi ciò che sta venendo fuori in Puglia ed a Bari altro non sarebbe che un vero e proprio “sistema di gestione del potere”, servito ad Emiliano e Decaro per vincere sistematicamente e scientificamente le elezioni, non certo con i programmi, ma avvalendosi esclusivamente di pratiche trasformistiche e, soprattutto, di clientele e favoritismi vari, i cui “nodi” ora stanno venendo al pettine. Questo, però, è un altro discorso.

Giuseppe Palella


Pubblicato il 12 Aprile 2024

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