Capitan Peppe ripulì i nostri mari
Con l’espressione ‘corsari barbareschi’ in passato si usava indicare quei marinai musulmani di origine nordafricana che tra il Cinquecento e l’Ottocento insidiarono possedimenti, beni e imbarcazioni dell’Europa cristiana in tutto il Mediterraneo occidentale. Le loro basi principali erano a Tunisi. Tripoli e Algeri. Di lì, quasi quotidianamente, feluche e sciabecchi armati prendevano il largo alla volta del basso Tirreno, del Canale di Sicilia, dello Ionio e del basso Adriatico. In una parola, le acque che bagnano il nostro Mezzogiorno. Fra i tanti regni affacciati sul Mare Nostrum, quello di Napoli era così il più bersagliato. Addirittura, nel 1738 nel golfo di Napoli venne respinta una squadriglia di sciabecchi algerini il cui scopo era catturare – e portare in ostaggio al Bey (principe vassallo ottomano) di Algeri– il giovanissimo Carlo di Borbone, da pochi anni sul trono delle Due Sicilie (fonte : F. Nocella). Vivamente scossa dal pericolo corso, l’Autorità duo-siciliana reagì intraprendendo un’energica lotta al fenomeno piratesco, che potette dirsi finalmente estirpato dopo quasi un secolo, nel 1833, con un trattato di pace stipulato tra il sultano marocchino Mulay Abdel Rahman e Ferdinando II di Borbone. In questi novantacinque anni numerosi furono gli scontri a fuoco, gli inseguimenti, le catture, gli sbarchi, i rapimenti e gli affondamenti, con un pesante bilancio di morti, feriti e prigionieri (furono quelli gli anni del leggendario Capitan Peppe, come gli equipaggi avevano ribattezzato Giuseppe Martinez, un valoroso ufficiale borbonico che aveva iniziato la sua carriera col grado di ‘alfiere di galera’ per poi chiuderla con quello di Comandante dell’Armata di Mare delle Due Sicilie “a ragione degli immensi servigi resi alla Corona”). Molte di queste scaramucce ebbero luogo nei mari di casa nostra : Nel 1763 il bastimento mercantile napoletano Sant’Antonio, inseguito da una feluca barbaresca, si arenò nei pressi di Polignano mentre tentava di rifugiarsi in quel porto ; il pronto intervento di un “legno” della locale Capitaneria dissuase gli aggressori dall’abbordaggio. Nell’aprile del 1797 un convoglio di mercantili carichi di cereali era diretto da Messina a Brindisi, scortato dalla corvetta ‘Aurora’ : malgrado la presenza della nave da guerra, presso il capo di S. Maria di Leuca una grossa ‘polacca’ tunisina armata con 14 cannoni provò a disperdere la formazione nell’idea, in un secondo momento, di fare preda ; la corvetta allora ingaggiò un coraggioso duello che, dopo un lungo e violento cannoneggiamento, si concluse con la cattura dell’imbarcazione barbaresca. Ancora nelle stesse acque, nel 1798, i brigantini borbonici Sirena e Cerere, di scorta a un convoglio mercantile, affrontarono uno sciabecco algerino, che aveva iniziato la manovra d’abbordaggio, mettendolo in fuga.
Italo Interesse
Pubblicato il 2 Aprile 2019



