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Caporali e sfruttati anche a scuola: la guerra degli educatori

Non è solo nella raccolta dei pomodori nelle campagne di Puglia e Campania che esistono da sempre caporali e lavoratori sfruttati ma, a quanto pare, anche all’interno del sempre più disastrato pianeta scuola. Nel mirino dei sindacati, infatti, ci finisce ancora una volta il delicatissimo servizio di assistenza specialistica e integrazione scolastica, con la Fp/Cgil che ha chiamato a raccolta educatori e assistenti alla comunicazione, ovvero gli specialisti dell’inclusione e integrazione scolastica degli alunni diversamente abili, informandoli di aver predisposto una nota di rivendicazione rivolta ai i datori di lavoro gestori dei servizi in oggetto. E così sotto schiaffo sono finite le stazioni appaltanti di Comuni, Città Metropolitana e ambiti, rivendicando il rispetto della legge e dei contratti di lavoro in quanto responsabili della redazione degli appalti interessanti la questione. Allora, qual è il problema? La Fp/Cgil in pratica ha verificato – attraverso controlli a campione di numerose buste paga – la sistematica decurtazione degli importi previsti mensilmente a beneficio degli educatori e assistenti alla comunicazione, con riflessi negativi su tutta una serie di istituti contrattuali. Infatti, tanto per fare un esempio, i contratti collettivi e il diritto del lavoro stabiliscono il pagamento della retribuzione mensile prevista dal contratto individuale, senza le decurtazioni che illegittimamente vengono apportate quando la prestazione non viene resa per motivi indipendenti dalla disponibilità dei lavoratori. <<Condizioni che penalizzano gravemente dal punto di vista contributivo e che causano il declassamento ed il mancato rispetto delle professionalità, dimensione determinante a promuovere e garantire il successo dell’azione educativa, didattica e specifica di ogni progetto verso l’autonomia e l’inclusione, in ottemperanza alla legge. L’educatore lavora per recuperare e reinserire socialmente persone in difficoltà e in situazioni di disagio, che vivono per questo ai margini della società>>, si legge nella nota fatta circolare dai rappresentanti degli stessi lavoratori. A questo punto bisogna anche sapere che gli educatori scolastici lavora solitamente a fianco degli insegnanti di sostegno, con soggetti portatori di handicap psichici o fisici (adulti e minori), persone con problemi di dipendenza, anziani e anche detenuti. Esiste quindi la strada che lo colloca nell’ambito sanitario, ma soprattutto in quello formativo, per cui lo si vede spesso lavorare ‘in team’, accompagnata da psicologi, assistenti sociali e insegnanti di sostegno. L’obiettivo finale? Il recupero delle potenzialità dell’allievo e il raggiungimento di livelli sempre più avanzati di autonomia, collaborando con la famiglia e il contesto sociale, anche se di questo sembrano non accorgersene gli enti pubblici quando fissano i criteri ‘punitivi’ nelle loro gare, umiliando figure che per lavorare debbono aver conseguito un diploma di Laurea in Scienze dell’Educazione e della Formazione – Educatore Professionale Sociale, Educatore Nido, Formatore Continuo (Classe L19). Ora alle stazioni appaltanti è stato chiesto di ottemperare agli obblighi di vigilanza e controllo e di eliminare dai prossimi capitolati d’appalto clausole illegittime – nulle – con le quali i gestori tentano di giustificare i loro inadempienti. Ma ai gestori dei servizi è stato anche richiesto <<…di ripristinare la legalità contrattuale delle buste paga, riconoscendo ai lavoratori tutte le differenze retributive arretrate illegittimamente negate fino ad oggi>>. E nel caso in cui anche quest’ultimo “tentativo conciliativo” di riconoscimento dei diritti in capo a educatori e assistenti alla comunicazione non dovesse essere recepito, all’orizzonte si profila una lunga serie di iniziative sindacali con il sostegno dei legali della stessa Cgil, con particolare riguardo alle decisioni della Corte di Cassazione con cui è stato affermato il principio per cui la categoria di questi lavoratori (part/time ciclico) spetta il riconoscimento anche dei periodi non lavorati nell’anzianità contributiva.

 

 

Francesco De Martino

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