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Casa della giustizia, tutte quelle proposte ‘civetta’, campate per aria …

Ettore Bucciero ha sempre seguito con grandissima attenzione e partecipazione, da avvocato e parlamentare, il caso sede unica della Giustizia a Bari e, dopo averne ripercorso su queste colonne sette giorni fa una prima parte, rieccoci ripartire dal progetto dell’impresa Pizzarotti da Parma.

Allora avvocato Bucciero, alla fine di quell’estate 2013 fu a piazza Eroi del Mare che l’ingegner Cutolo,  per conto dell’impresa parmense, presentò alla città di Bari il progetto di cittadella della giustizia. E cominciò il diluvio…

<<Quando fu resa nota la proposta della SpA Pizzarotti sulla “Cittadella della Giustizia”, restammo per un attimo scossi e imbambolati! Non potevamo credere che fosse reale la parte “finanziaria” della proposta. La SpA Pizzarotti, infatti, non voleva nulla in anticipo, ma si contentava di percepire i canoni demaniali e i fitti che annualmente il Comune di Bari elargiva in giro, salvo i rimborsi da parte dello Stato. Veniva così superato l’ostacolo principale alla realizzazione di qualsiasi edificio giudiziario o sede unica che fosse, attesa la scarsità di soldi del Ministero della Giustizia. Iniziammo a chiedere più specifiche informazioni e confrontammo il progetto con le richieste, anche di spazi, avanzate dalla Commissione di Manutenzione della Corte d’Appello. Anche dal punto di vista urbanistico, la proposta era in linea con la direttrice di sviluppo della Città (verso Bitritto) votata dal Consiglio Comunale nel 1991 (Delibera Consiglio Comunale di Bari n. 254 del 31/07/1991): il suolo era, infatti, nella direttrice perché ubicato intorno a Villa Lamberti, nei pressi del nuovo Stadio S. Nicola. E la Villa (del ‘700) nella proposta veniva restaurata e poi inglobata nella Cittadella. Tutti tranquillizzati, anzi entusiasti, sollecitammo il sindaco ad andare avanti e fu pertanto bandita una gara pubblica di Ricerca di Mercato a livello europeo. Agli esiti della Gara Pubblica di Ricerca di Mercato, giunsero 4 offerte che furono poste al vaglio sia della Commissione della Corte d’Appello sia della apposita Commissione Comunale>>.

Fu ad agosto 2003 che l’amministrazione di Cagno Abbrescia concluse la ricerca deil suolo dove costruire, appunto, la sede unica dei tribunali. 

<<E venne scelta, all’unanimità, la proposta della SpA Pizzarotti e respinte quelle della BARI 2 S.r.l.(gruppi Matarrese – Rubino – Putignano), MI.EDIL. S.r.l. (Gruppo Mininni) e della società SO.ECO. S.r.l.(gruppo Mazzitelli)! A quel punto iniziarono “strani” malumori. Per esempio l’imprenditore Matarrese propose un ricorso al TAR che fu seccamente rigettato. Per mero scrupolo, mi premurai di chiedere al Comune di specificare se il PRG avesse previsto altri suoli da destinare all’edilizia giudiziaria: e il responsabile dell’Ufficio Tecnico Colianni mi rispose nero su bianco che c’erano ben diciotto destinate all’edilizia giudiziaria, ma di queste “nessuna” era idonea e sufficiente per accogliere la Cittadella della Giustizia, rendendo così evidente che se si voleva, come tutti reclamavano, una “Sede Unica della giustizia”, questa poteva realizzarsi solo attraverso una Variante al P.R.G>>.

Scusi Bucciero, che vuole dire ‘strani malumori’ quando venne scelta la proposta Pizzarotti?

<<Dico “malumori strani” perché sino ad allora tutti avevano convenuto sulla necessità di erigere finalmente una sede unica ove esercitare tutte le funzioni giudiziarie, e cioè quella civile, penale, di pace, minorile, amministrativa e tributaria, con spazi degni di un Paese civile, a cui fosse anche annesso il “Nuovo Carcere di Bari”, in diretta connessione con gli Uffici e le Aule Penali. E invece ecco che “stranamente” iniziano a fioccare proposte alternative alla Cittadella avanzate da personaggi che, sino all’esito della ricerca di mercato, erano rimasti nell’ombra. Ricordo che addirittura fu ripescata la antica proposta di utilizzare l’edificio dell’istituto Nautico, abbandonato da anni e tutto da ristrutturare, nonostante fosse assolutamente esiguo negli spazi. Autore del ripescaggio, un anziano avvocato cui non piaceva la Cittadella perché lontana dal suo studio legale, con affaccio diretto sull’attuale Palazzo di Giustizia. Poi nacquero le proposte alternative “organizzate”, come io le definii a suo tempo! Infatti, erano tutte chiaramente tese solo a destabilizzare l’opinione pubblica e non ad offrire alternative realmente praticabili! Tipicamente strumentale, al fine di contrastare la Cittadella fu – ad esempio – la proposta di utilizzare il vecchio Ospedale Militare (il “Bonomo”) sito tra Corso De Gasperi e via Giulio Petroni. Urbanisticamente assurdo l’Ospedale presentava, infatti, una ridotta quantità di spazi rispetto alle esigenze e soprattutto totale assenza di aree per parcheggio, oltre alla necessità di una totale costosissima ristrutturazione!

 

Discorso a parte, scusi, merita la famosa proposta di arcipelago della giustizia, una cosa unica al mondo…

 

<<Beh, quella era in effetti una proposta oscena, arcipelago che consisteva nel lasciare nel quartiere Libertà l’attuale Palazzo di p.zza De Nicola e di distribuire le varie funzioni giudiziarie in altri cinque-sei palazzi, distanti fra loro anche un paio di chilometri, a costituire tante isole. Peccato che tra le isole dell’Arcipelago mancava l’acqua e le barche per correre da una parte all’altra, oltre al fatto sostanziale che gli edifici individuati erano inadeguati, di insufficiente superficie e necessitanti di costosissime ristrutturazioni. In sostanza una proposta che contrastava – da sinistra – l’unanime decisione del mondo giudiziario di avere una Sede Unica! E per giustificare il cosiddetto “Arcipelago” si giunse addirittura (e alcuni poveri cristi lo ripetono ancora oggi) ad affermare che privare il quartiere Libertà del Palazzo di p.zza De Nicola avrebbe lasciato scoperto il quartiere da un “presidio” (militare?) e impoverito lo stesso quartiere. In quel periodo, un consigliere comunale, Donato Cippone, si preoccupò di raccogliere le opinioni, con nomi e cognomi, di commercianti del quartiere per conoscere se l’allontanamento della Giustizia per loro costituisse o meno un danno economico. Ci fu coro unanime nell’affermare che la Giustizia doveva essere “cacciata” dal Libertà, perché congestionava il quartiere e non produceva alcun ritorno economico. Essendosi poi accorti (la sinistra del Comune, sindaco compreso) che le proposte alternative facevano scompisciare dalle risate, ecco che ripescano il più volte abortito progetto del II° Palazzo in via della Carboneria>>.

 

Rieccoci con le proposte, come dire, strampalate …

 

<<Una proposta irrealizzabile da ogni punto di vista come è evidente sol che si ponga mente al fatto che il suolo, a suo tempo individuato (anni ’90), è esteso 3 ettari, mentre la proposta volumetria in ben 300.000 m³, e cioè il doppio dell’indice massimo consentito dal PRG e il 500% in più dell’indice consentito per le aree destinate a “Servizi per la residenza”. Ammesso pure che si ipotizzi una  variante di dette aree a “Servizi per la residenza” (in quanto il “servizio giustizia” non è un “servizio per la residenza”), ciò costituirebbe un evidente violazione di legge. Infatti, la legge urbanistica prescrive che, nei quartieri per i quali non sono rispettati gli standard minimi di “verde” e “Servizi per la residenza”, questi devono essere individuati nelle aree ubicate nelle immediate vicinanze. Di conseguenza, sottrarre aree a “Servizi per la residenza” in un quartiere che è privo paurosamente di “Verde” e “Parcheggi”, costituisce mostruosa violazione di legge, oltre che atto dannoso per la collettività, a cui verrebbero negate le minime quantità di “Verde” e “Servizi” previsti dalla legge, in cambio di Palazzi di Giustizia che sono “servizi a carattere regionale”. Ma c’è di più, un di più ignorato volutamente dai mestatori di professione o da ignoranti, e cioè che questi signori (compresi i progettisti dell’epoca) non hanno considerato che la superficie di “verde e parcheggio” deve essere l’80% della superficie coperta di 60 mila mq cioè 48 mila mq a fronte della superficie disponibile di soli 30mila mq! Trattasi di un clamoroso paradosso urbanistico: l’area, in relazione alla grossa volumetria prevista, non è neppure sufficiente ad assicurare gli standard minimi urbanistici di “Verde” e “Parcheggi”, non restando più spazio per realizzare lo stesso edificio. Paradosso unico nella storia nazionale. Io non so se vi sia ignoranza o malafede perché sospinti da qualche ‘mestchecchiare’ barese (che ormai non può altro sperare che in qualche subappalto), certo so che un sindaco dovrebbe essere meno ignorante. E la scelta della “Giustizia di Caserma”, vale a dire un Palazzone alle Casermette su un suolo che è pari a circa 13 ettari? In questo caso la superficie utile coperta richiesta dalla Corte d’Appello non può essere inferiore a 120 mila mq di superficie utile e 155 mila di superficie coperta lorda. Se questi sono i dati, ne consegue che, per parcheggio e verde, occorrono altri 12 ettari e quindi – siamo alla follia – il sindaco ha 13 ettari su cui divertirsi ma, purtroppo per lui, non sono sufficienti neppure ad accogliere gli standard minimi inderogabili di “Verde” e “Parcheggi prescritti dalla legge urbanistica. Se poi dovessimo soffermarci sulle procedure VAS / VIA del Servizio Ecologia della Regione, cui il progetto deve sottoporsi, anticipo che chiederò ufficialmente di essere audito onde testimoniare – io che abito a pochi metri dalle casermette –qual è lo stato “urbanistico” generale della zona>>.

2.CONTINUA

 

Francesco De Martino


Pubblicato il 25 Settembre 2018

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