Cronaca

Case destinate alle forze dell’ordine: “Non siamo tutti abusivi…”

Fa discutere la normativa riguardante l'occupazione degli alloggi pubblici ai 'servitori dello Stato'

Alloggi destinati per legge alle forze dell’ordine, una storia infinita e quanto mai ingarbugliata che va avanti da più di trent’anni. E l’altro giorno sono andati coi blindati della Polizia e agenti della ex Municipale, a sfrattare un finanziere e famiglia che abitavano a Roma/Montespaccato in una casa assegnata dallo Stato, appunto, alle forze dell’ordine. Una cosa incredibile, vista una proroga che avrebbe dovuto bloccare gli sfratti di chi vive, appunto, negli alloggi di edilizia popolare per legge a disposizione dei servitori dello Stato che lottano contro le mafie. Ma, come detto all’inizio, da tanti anni sono intervenuto tante leggi e regolamenti che nessuno si raccapezza più. E così, quando a Bari s’è sparsa la voce di quello sfratto eseguito nella Capitale di prima mattina con quel dispiego di forze – …manco si trattasse dell’ultimo picciotto della banda della Magliana – anche dalle nostre parti ora c’è chi teme simili atti di forza. A Bari e dintorni sarebbero circa trecento, le famiglie che vivono nell’incertezza, occupando da anni quegli alloggi costruiti e assegnati in base a una legge -come detto – risalente a fine 2011. E dopo tanti anni tra occupazioni abusive, leggi e proposte di modifica, ma anche ricorsi, contro-ricorsi e sentenze -tra le ultime il Tar/Puglia che ha riconosciuto la titolarità di quelle case solo ai militari ancora in servizio – da queste parti pareva d’esser giunti a un compromesso per chi abitava o aveva intenzione di riscattare quegli alloggi. E invece pochi giorni fa – su iniziativa d’una consigliera regionale dem – è stato aggiunto un emendamento alla legge regionale n. 26/2020 per cui s’è irrimediabilmente ristretta la platea dei beneficiari/assegnatari. Così, con la modifica “atto consiglio n.221/a approvata dal Consiglio Regionale, per chi vive sulla propria pelle questa storia infinita, pare d’essere tornati indietro di quattro anni, rendendo ancora più complicata la gestione di questa fetta di patrimonio immobiliare, residenziale e pubblico per assegnazione e perfino determinazione dei canoni di locazione. <<Nessuno ha mai preso provvedimenti veramente seri e mirati per risolvere quest’annosa vicenda>>, attacca un ex ispettore della Polizia di Stato che ha beneficiato d’un appartamento a Bari/Poggiofranco messo a disposizione da quel primo bando risalente a dicembre, trentaquattro anni fa. E da allora sono tante le famiglie baresi che attendono una soluzione che non sia solo quella di mandar via servitori dello Stato che lottato contro la criminalità -com’era scritto nei titoli di quella legge …-  e oggi vorrebbe poter vivere in tranquillità. Il nostro interlocutore ha i capelli bianchi e, per ovvie ragioni, desidera rimanere anonimo. Epperò le sue parole trasudano rabbia, impotenza e sconcerto. <<Se pensiamo che ci sono mancanze gravi degli enti che gestiscono – …e hanno gestito – questa vicenda, non c’è da meravigliarsi dei tanti casi in cui magistratura e uffici preposti della pubblica amministrazione non hanno adottato provvedimenti rapidi e incisivi. A che mi riferisco? Tra le tante case che dovrebbero essere controllate dalla Prefettura di Bari, c’è un servitore dello Stato – …chiamiamolo così –  che ha usufruito dell’alloggio assegnato, ma che ha deciso di farci vivere la figlia. Ebbene, quando questa persona ha condiviso quella casa col suo compagno dal passato non proprio limpido e quando lei ha lasciato l’appartamento – naturalmente senza avvisare chi di dovere – c’è rimasto un soggetto che sta scontando gli arresti domiciliari>>.

Un caso non proprio cristallino e per di più facilmente appurabile…

<<Certo e allora ci domandiamo: chi ha disposto il domicilio coatto in quell’appartamento, non ha rilevato anomalie? E l’assegnatario reale, che fine ha fatto? Guardi, casi come questo ne esistono tanti, gente che non ha diritto a occupare case che, invece, potrebbero essere assegnate a persone che hanno titolo. Intanto, però, Comune, Prefettura, Regione e Arca/Puglia restano immobili; anzi, continuano a notificare diffide e sfratti anche a famiglie delle quali hanno magari accertato l’esigenza di abitare. Insomma, all’interno di queste case a Bari in via Pappacena, ma anche a Santa Fara, Carbonara e Molfetta ci sono famiglie che avrebbero diritto a regolarizzare la loro posizione, ma a causa di determinati profittatori, tutti siamo classificati abusivi. Eppoi ci sarebbe un’ultima considerazione…>>

Prego, s’accomodi…

<<La legge ‘Gozzini’ da cui è partita la scia di leggi anche a livello regionale, e’ datata 12 luglio 1991. Ebbene, molte di quelle norme approvate ed entrate in vigore nel secolo scorso dovrebbero essere annullate o modificate in base alle esigenze di vita, di mercato e di sicurezza attuali. Ma questo non avviene per colpa d’una burocrazia farraginosa; in questi trentacinque anni il tessuto sociale è cambiato parecchio, specialmente nel momento del passaggio dalla Lira all’Euro: negli ultimi vent’anni chi ha governato non è corso ai ripari per ridare dignità alle famiglie monoreddito e quindi e’ arrivato il momento di prendere una decisione che possa metter fine a quest’assurda diatriba…senza fine>>.

Francesco De Martino


Pubblicato il 14 Marzo 2025

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