Case e ospedali di comunità, la montagna partorisce il topolino
Regione Puglia. Bisognava aspettare i dati dell'Agenzia dei servizi sanitari per far squillare l'allarme

L’allarme tra addetti ai lavori e sindacati in Puglia è scattato già da alcuni mesi, ma alla fine sulla “Puglia fanalino di coda nell’assistenza sanitaria territoriale”, è stato necessario aspettare la certificazione dell’Agenzia Nazionale servizi sanitari regionali, a suggello di ritardi e traccheggiamenti su oltre cento Case della Comunità già programmate e ancora -se tutto va bene – in via di realizzazione. A riprendere le cattive notizie i politici regionali, col consigliere pugliese Antonio Paolo Scalera finalmente informato che gli Ospedali di Comunità attivi sono solo sette su una programmazione di trentotto entro la fine del 2026. “La Puglia deve ancora affrontare il dramma del personale medico ed infermieristico che manca all’interno della Case e degli Ospedali di Comunità per garantire un’assistenza completa ed efficiente -incalza Scalera – coi ritardi di un governo regionale di centro sinistra che, in tutti questi anni, non è riuscito a intraprendere un percorso mirato ad una sanità più vicina alle esigenze dei cittadini e alle richieste dei territori”. E così la Puglia rischia di perdere circa 177 milioni di euro destinati al rafforzamento della sanità territoriale regionale, che necessita da tempo un potenziamento dal punto di vista strutturale. Eppoi Uil/Pensionati a chiedere urgentemente un <<tavolo regionale>> con l’assessore alla Sanità, Aziende sanitarie e referenti del PNRR. Ma andiamo alla megariforma dell’assistenza territoriale (Case della Comunità, Ospedali di Comunità, Centrali operative, assistenza domiciliare integrata, cure palliative) che sta facendo la fine della montagna che partorisce il topolino, con gravi ritardi anche a livello nazionale, ma con dati ancora più allarmanti al Sud, con la Puglia prima…in criticità. “Se non si interviene immediatamente per allinearsi agli standard richiesti dal DM 77 – alza la voce la segretaria Uil/pensionati Tiziana Carella – si rischia di perdere finanziamenti per circa 177 milioni di euro relativi al potenziamento sia alla parte strutturale sia al personale infermieristico e medico. Nonostante i termini per l’attuazione dei progetti del PNRR (Missione 6) e del DM 77 siano ormai prossimi (entro il 30 giugno 2026), l’avanzamento reale in Puglia è lento, frammentato e spesso insufficiente. Le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità non sono operativi nelle varie province e i servizi previsti non rispettano gli standard obbligatori. Se prendiamo in considerazione le Case di Comunità, in Puglia ne erano previste 123; al momento è attiva solo una a Mottola, ma non è operativa perché mancano medici ed infermieri per farla funzionare. Anche su questo, negli incontri con Asl e Regione, avevamo rappresentato la nostra preoccupazione”. Una grande scatola vuota, dunque, la riorganizzazione del servizio sanitario-territoriale, con l’obiettivo di potenziare la medicina di prossimità, decongestionare ospedali, rafforzare assistenza domiciliare e cure palliative. “Lanciamo un allarme forte e chiaro – incalza la Carella – sia perché la Puglia non può diventare il simbolo dello spreco di fondi e dell’abbandono dei cittadini e sia perché saremo chiamati a eleggere il nuovo presidente della Regione. È ora che Giunta regionale e Asl s’assumano responsabilità chiare, mettendo in campo atti immediati per colmare i ritardi”. A chiederlo migliaia e migliaia di anziani, pensionati, persone fragili e cittadini pugliesi traditi ancora una volta da chi, in un ospedale barese – qualche settimana fa – s’è deciso ad aprire il nuovo reparto – inaugurato un paio di mesi prima – per metterlo interamente a disposizione del solito pezzo grosso…ma forse era solo una coincidenza.
Francesco De Martino
Pubblicato il 25 Settembre 2025



