Primo Piano

“Caso Bari”, si infiammano le polemiche tra Emiliano e l’opposizione di centrodestra

Decaro non si ritiene responsabile morale e politico per la mancata vigilanza nonostante abbia sempre tenuto per sé la delega alle aziende partecipate del Comune

Si infiamma la polemica tra il centrodestra barese e nazionale, che ha ipotizzato la richiesta di scioglimento dell’Assemblea cittadina ed il conseguente commissariamento del Comune, ed il centrosinistra che invece, forte delle dichiarazioni rilasciate lunedì scorso dal Procuratore del capoluogo, Roberto Rossi, ritiene tale richiesta destituita di fondamento, ma semplicemente “sciacallaggio e speculazione politica”, in vista delle previste amministrative dell’8 e 9 giugno prossimi. Infatti, il botta e risposta tra centrodestra e centrosinistra, sia in sede locale che nazionale, sulla portata dei fatti giudiziari baresi, che lunedì scorso hanno determinato l’arresto di una consigliera comunale, Maria Carmen Lorusso, e la nomina di un commissario giudiziale in affiancamento al cda della più importante partecipata comunale, ossia l’Azienda per il traporto pubblico urbano, sta aumentando di livello con toni sempre più esagitati, in uno scenario che si presenta alquanto incerto ed imprevedibile negli sviluppi. Da ultimo ad infuocare la polemica politica sono state alcune dichiarazioni di Michele Emiliano, a margine della ‘BuyPuglia-Btm Italia’ negli stand della Fiera del Levante, dove il governatore pugliese, rispondendo a una domanda su cosa pensasse della richiesta di commissariamento del Comune di Bari in conseguenza agli arresti nell’ambito dell’indagine sul voto di scambio politico-mafioso alle elezioni comunali del 2019, ha affermato: ”Vi ricordo che Bari la rivoluzione, è nata con un magistrato della Direzione distrettuale antimafia che diventa sindaco. Poi è chiaro che ci sono momenti in cui, come in tutti i lavori del mondo, bisogna dare una ripassata. Adesso Bari forse ha bisogno di una ripassata, ma chi ha cambiato la storia dell’antimafia a Bari siamo stati noi e tutto il resto sono chiacchiere”. Parole, queste, a cui hanno prontamente replicato con una nota i consiglieri regionali pugliesi di centrodestra, che hanno dichiarato: “Il presidente Emiliano meriterebbe l’oscar alla faccia tosta”, perché “con la solita spavalderia da sceriffo, pronto a rimarcare sempre il suo essere stato il magistrato dell’antimafia che ha liberato Bari dalla mafia, dice che la città ha bisogno di una ‘ripassata’ per liberarla dai clan mafiosi”. Ma ciò – hanno rilevato inoltre i rappresentanti del centrodestra pugliese – implicitamente significa sostenere indirettamente che “il sindaco Decaro, che negli ultimi anni ha governato Bari, ha permesso alla mafia di ritornare”. Però, secondo gli esponenti del centrodestra, la strategia del presidente Emiliano, che involontariamente ed indirettamente ha scaricato su Decaro la responsabilità di aver abbassato la guardia sulle criticità della situazione barese, rispetto a quando è stato lui Primo cittadino, altro non sarebbe che il tentativo di evitare che l’attenzione si sposti sulla Regione Puglia, “perché è di ieri la notizia che il Tribunale del Riesame ha ribadito l’interdizione dai pubblici uffici del direttore generale dell’Asset (ndr  – l’ing. Elio Sannicandro) che per conto suo gestiva tutti gli appalti più importanti della Regione, ed è indagato per corruzione”. “E’ sempre di ieri – hanno sottolineato ancora gli esponenti del centrodestra nella nota – la notizia che nell’inchiesta su Bari sarebbe coinvolta anche una sua assessore regionale (ndr – Anita Maurodinoia) sempre per voto di scambio con la mafia”; mentre “è dei giorni scorsi – proseguono nella nota – il rinvio a giudizio del capogruppo del Pd (ndr – regionale, Filippo Caracciolo) per corruzione”. Per poi retoricamente chiedere: “Dobbiamo continuare?”. Infatti, continuando, gli oppositori di centrodestra alla Regione hanno anche ricordato che “’l’elenco delle inchieste, alcune delle quali, come quella sulla Protezione civile a guida Lerario, per alcuni filoni sono arrivate già le condanne” e “quindi, se Bari ha bisogno di una ‘ripassata’, la Regione Puglia di cosa ha bisogno?” – si chiede il centrodestra pugliese, che conclude dandosi anche la risposta secca: “Di una bonifica totale”, ossia “di liberarsi da Emiliano e dal mercimonio nel quale è scaduta la politica” pugliese. Ma ritornando ai recenti esiti dell’inchiesta giudiziaria barese denominata “Codice interno” una “ripassata” andrebbe fatta sicuramente sulla storia amministrativa della città, se non altro per tentare di capire le responsabilità etiche e morali, per cui si è giunti per la principale Azienda comunale, l’Amtab, allo stato rivelato dall’innanzi detta inchiesta tutt’ora in corso e che ha reso necessario l’intervento di un commissario giudiziale al fianco del cda nominato dal sindaco Decaro. Infatti, è forse opportuno ricordare che Decaro da quando, nel 2014, è stato eletto a Primo cittadino, la delega al controllo delle Partecipate l’ha tenuta sempre per sé, non avendo mai ritenuto di affidarla ad un suo assessore. Però, i tanti impegni da sindaco e presidente dell’Anci e quelli di partito, lasciano presumere con obiettività (e senza alcun retropensiero, che pur sorgerebbe!) che evidentemente dette incombenze non gli abbiano consentito di potersi dedicare con più attenzione, sia a quanto avveniva all’interno dell’Amtab che in altre partecipate comunali. Ciò che è di “non regolare” è accaduto nell’Azienda di trasporto pubblico ora i baresi lo hanno saputo dall’Autorità giudiziaria. Mentre ciò che è accaduto nelle altre Aziende (Amiu, Amgas e Bari-Multiservizi) c’è da augurarsi che sia stato, invece, sempre legittimo sotto tutti gli aspetti. Di certo, però, c’è che all’Amtab si sono verificati, e da tempo, fatti gravi e di rilevanza penale, dovuti probabilmente anche all’assenza di un esponente di Giunta impegnato direttamente a sorvegliare e controllare sulla gestione interna di tale partecipata comunale. Una vigilanza che, alla luce di fatti giudiziari emersi, è chiaramente mancata da parte dell’Amministrazione centrale e, conseguentemente, anche da parte di coloro che, scelti dal sindaco, in questi anni passati hanno avuto in gestione l’azienda di trasporto pubblico. Allora, si chiedono alcuni cittadini baresi (e non solo baresi!), tale negligenza non ha alcun responsabile, quantomeno morale e politico? Come suole dirsi: “Ai posteri l’ardua sentenza”. Però, non si può non ricordare che in altri tempi (quando la situazione barese, a detta del governatore pugliese, Emiliano, era peggiore di quella attuale) una tale negligenza (ribadiamo: etica, morale e politica!) era sufficiente a determinare le dimissioni del responsabile dall’incarico elettivo ricoperto. Ora, invece, non più! Ma anche questo è verosimilmente il sintomo del degrado in cui è sprofondata la politica in Puglia e, in particolar modo, ancora di più a Bari!

Giuseppe Palella


Pubblicato il 1 Marzo 2024

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio