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Cassa di Prestanza, parola al Sindaco: fallimento o salvataggio?

Ottantotto anni e, oramai, li dimostra tutti con un peso che sta diventando insopportabile: la Cassa di Prestanza istituita da un Regio Decreto attorno al 1930 e’ ancora in piedi al Comune di Bari, nonostante in quasi tutti gli altri enti pubblici sia ormai un lontano e pallido ricordo. “Chissà, forse perché qui al Comune di Bari funziona bene”, tagliava corto undici anni fa la presiedente del Consiglio d’Amministrazione della Cassa, l’assessore Antonella Rinella, pronta anche a difenderla per la sua finalità antiusura. Sarà, ma ora l’ossigeno che ha tenuto in piedi questo organismo è agli sgoccioli e la Cassa Mutua comunale barcolla sull’orlo dell’abisso da un bel po’ di anni, col peso ormai quasi accertato di una quindicina di milioni di sbilancio. E questo pomeriggio, ore sedici e trenta in punto, le organizzazioni sindacali coi loro segretari aziendali –non più di sei in tutto, ha scritto Decaro di suo pugno nella convocazione del 13 luglio scorso – si riuniranno nella stanza di gabinetto del Sindaco per affrontare ancora una volta la situazione a dir poco precaria della Cassa, visto che oramai sono usciti allo scoperto quelli che nutrono forti dubbi su amministrazione, gestione e funzionamento di questo fondo che, pur rassomigliando a un vero e proprio istituto di credito che presta denaro a tassi abbastanza interessanti, ne elude ogni controllo. Verifiche che sfuggono e diventano dai contorni poco chiari anche dovendo funzionare come un fondo integrativo, per consentire di arrotondare la magra pensione ai soci. Cioè dei dipendenti comunali, ai quali ogni mese viene sottratto automaticamente dalla busta paga una bella cifra, che varia mediamente dai 50 euro degli impiegati di concetto, ai circa 100 prelevati dallo stipendio dei dirigenti. E tenendo conto che alla Cassa di Prestanza del Comune di Bari è iscritto quasi tutto il personale, non è difficile tirare le somme che annualmente manovravano presidente, consiglieri d’amministrazione e revisori, senza essere praticamente controllati da nessuno. Ed è proprio da questo punto che dovrebbe partire la riunione di questo pomeriggio al primo piano del Municipio, per capire come affrontare la crisi senza continuare a dire che il Comune non c’entra nulla con la Cassa, come avrebbe affermato qualche amministratore per farsi da parte. E invece è davvero lunga la sequela di interrogativi sulla Cassa di Prestanza targata Comune di Bari. Che pur funzionando, come detto, alla stregua di una medio-grande società finanziaria, non e’ sottoposta alle rigide norme in materia. Anzi, non deve rendere conto a nessuno, visto che nessuno per parecchio tempo, a Palazzo di Città, ha mai visto lo straccio d’un Bilancio con entrate e uscite, o ha mai dato un’occhiata allo Statuto, risalente all’Italia mussoliniana di Vittorio Emanuele, inizio del secolo scorso. Un bel record che ha resistito per più di sei lustri, mentre ora preoccupazioni e animosità dei dipendenti che hanno chiesto di sospendere le loro trattenute a favore dell’organismo, decretandone praticamente il fallimento, stanno prendendo il sopravvento. Oggi la Cassa di Prestanza non funziona più, un istituto in acque agitate con un Bilancio sul quale da un bel po’ di tempo s’è accesa la spia rossa, segno di una crisi di cui, però, nessuno vuol parlare. Ed infatti a chi va in quiescenza oggi al Comune, il saldo dovutogli dalla Cassa potrebbe non arrivare più, come testimoniano i primi drecreti ingiuntivi piovuti al Comune: come mai? Non sarà mica perché lo squilibrio dei conti fra versamenti effettuati dai soci e saldo finale, effettuato in base a criteri un po’ sbilenchi, non garantiscono più il fondo pensionistico assicurato agli stessi soci? E cosa accadrebbe se, malauguratamente, dovesse fallire, o magari chiudere i battenti, com’è già accaduto in molti altri Enti? Ma soprattutto, fino a quando il Pubblico Bilancio, cioè i contribuenti, saranno chiamati a ripianarne i debiti? “Quando fui assunto mi misero sotto il naso questo foglietto, che mi fecero firmare senza troppe spiegazioni, dicendo che si trattava di un fondo per aumentare la pensione, che ce l’avevano tutti”, raccontano a Palazzo di Città. E cosi’, proprio quando il neo-assunto al Comune firma il suo bel contratto a tempo indeterminato, approfittando del momento di euforia, diventa quasi senza saperlo socio di una Cassa di Prestanza, da cui non si esce più, nemmeno con le cannonate. La mancanza di trasparenza nella gestione e funzionamento di questo organismo, a conti fatti, potrebbe essere l’ultimo problema da affrontare oggi pomeriggio, visto che bisogna rispondere a domande molto più concrete e pressanti da parte del personale dipendente, non più disposto a versare cespiti stipendiali con la prospettive, una volta in pensione, di non percepire manco il sorte capitale versato in tanti anni di servizio. E a questo punto anche il versamento nel Civico Bilancio dei circa 500 mila euro, iscritti per diversi anni alla voce assistenza e poi sospeso dall’ex assessore e presidente Tomasicchio, rappresenta nient’altro che un pannicello caldo. Mentre oggi lavoratori e loro rappresentanti al primo cittadino e all’assessore-presidente Pierluigi Introna chiedono finalmente risposte chiare sulla Cassa, se mantenerla in vita oppure no….

 

 

Francesco De Martino

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