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Cassa Prestanza: i liquidatori fanno il piano di riparto, ma si dimenticano dei ricorsi in Cassazione

In arrivo le opposizioni al riparto dei "creditori" già in pensione prima della messa in liquidazione dell'ente

I liquidatori della “Cassa prestanza” dei dipendenti del Comune di Bari, Giuseppe Pepe e Sebastiano Panebianco, hanno presentato al giudice delegato, Giuseppe Marseglia, il rendiconto patrimoniale chiedendo l’ok ad un piano di riparto che smobilizzi l’80% dell’attivo disponibile, ma hanno dimenticato che in Cassazione pende un ricorso presentato a suo tempo da ben 13 dipendenti in pensione da diversi anni e che quindi sono creditori della liquidazione da prima che la Cassa Prestanza andasse in procedura concorsuale. Infatti, l’esito di detto giudizio potrebbe non essere irrilevante ai fini del riparto finale tra i soci dipendenti, tutt’ora in servizio, e quelli che invece sono già andati in pensione ed avrebbero dovuto percepire la liquidazione ad essi spettante prima della messa in stato di liquidazione dell’ente. A darne notizia è uno dei difensori dei 13 ex dipendenti comunali, l’avvocato barese Luigi Avenia, che ha già fatto presente verbalmente al dott. Marseglia il particolare innanzi riferito e che nei prossimi giorni si appresta a depositare l’atto di opposizione al piano di riparto parziale presentato dai liquidatori, poiché in caso il giudizio di Cassazione fosse favorevole ai ricorrenti, il restante 20% di attivo non sarebbe sufficiente a soddisfare il loro credito. Infatti, secondo il piano di riparto depositato dai liquidatori, agli oltre 1200 soci della Cassa Prestanza verrebbe riconosciuto appena il 16,2% della somma complessiva versata da ciascuno di essi, senza alcuna distinzione tra iscritti alla Cassa ancora in servizio e quelli in pensione successivamente alla liquidazione o addirittura dapprima che ciò accedesse. Particolari, questi, che stante allo statuto dell’ente – ha chiarito l’avvocato Avenia – non sono affatto irrilevanti ai fini dei calcoli di riparto dell’attivo disponibile. Infatti, lo stesso Avenia ha fatto presente che le ragioni dei ricorsi in Cassazione si basano proprio sul fatto che gli ex dipendenti comunali che hanno maturato il loro credito prima dell’avvio del procedimento concorsuale non possono essere più considerati creditori al pari dei colleghi dipendenti iscritti alla Cassa ed ancora in servizio, poiché per statuto la qualifica di “socio” della Cassa Prestanza cessava automaticamente con la quiescenza dal servizio di dipendenza del Comune di Bari, assumendo così quella di semplice creditore dell’ente. E questa – ha sottolineato Avenia – è una sottigliezza non di poco conto ai fini della priorità di pagamento dei creditori in fase di liquidatela della Cassa Prestanza. Infatti, secondo la tesi ragioni dell’avvocato Avenia e su cui è stata adita la Cassazione, le ragioni creditorie dei “non soci” (o non più qualificabili come tali) in sede di procedura concorsuale sono – come è noto ed ovvio – sicuramente da tutelare in misura maggiore di coloro che invece sono ancora solo dei semplici “soci” della Cassa. Da non dimenticare, inoltre, che – ha sottolineato ancora lo stesso Avenia – per statuto il diritto a percepire l’indennità di liquidazione da parte della Cassa Prestanza maturava contestualmente alla cessazione del rapporto di servizio con il Comune e nello stesso tempo l’ex dipendente cessava anche da “socio” dell’ente volontario di previdenza ed assistenza in questione. Quindi, se nelle prossime settimane il giudice delegato dovesse accogliere l’opposizione al riparto che i difensori dei dipendenti comunali in pensione si apprestano a presentare, per la ripartizione dell’attivo sarà necessario attendere prima la sentenza della Suprema Corte, al fine di meglio stabilire priorità nei crediti e percentuale da determinare per l’eventuale somma residua da dividere tra i soci. Insomma, salvo sorprese, i tempi di liquidazione della Cassa Prestanza non saranno verosimilmente rapidi, né tantomeno i rimborsi saranno quelli sperati dai dipendenti in servizio, come “qualcuno” aveva forse fatto credere. Inutile illudersi.

Giuseppe Palella


Pubblicato il 19 Marzo 2024

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