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Cassa Prestanza: in tribunale per accertare le responsabilità

Ancora nuvole e aria di tempesta intorno alla navicella Cassa Prestanza del Comune di Bari, dopo un’estate costellata dalle manifestazioni di protesta dei dipendenti rimasti senza buonuscita riuniti quotidianamente, lungo tutto il mese di giugno, dinanzi a tribunali e corti dei conti. Ora un’altra caterva di ricorsi penderanno presto dinanzi al tribunale per conto di altri dipendenti e pensionati rappresentati da Giacinto Donvito, esperto in diritto del lavoro e previdenza sociale.

Allora avvocato, nel 2008 questo giornale, dopo le denunce del delegato Cgil/Fp, chiedeva chiarimenti all’allora sindaco Emiliano e all’assessora/presidente Rinella sull’emergente stato di dissesto di un organismo che operava come un vero e proprio istituto di credito e che, in tredici anni, è giunto alla liquidazione coatta

 

<<Diciamo subito che la Cassa di Previdenza Sovvenzioni e Assistenza tra i dipendenti del Comune di Bari fu istituita dallo stesso Comune con Deliberazione del Consiglio Comunale del 21 maggio 1924 con l’obiettivo di concedere agli iscritti (tutti dipendenti dell’Ente) sussidi e altre forme di assistenza. Negli anni successivi lo Statuto è stato più volte modificato con l’introduzione di finalità previdenziali, tra cui la concessione della cosiddetta “gratifica di fine servizio” da corrispondere agli iscritti all’atto della cessazione dal servizio. Il patrimonio utile al perseguimento di questa finalità è costituito dal contributo individuale versato dagli iscritti attraverso il prelievo alla fonte, operato dal datore in misura pari al 3% della retribuzione mensile, nonché dal contributo straordinario che il Comune di Bari ha versato fino al 2016, onde garantire agli aventi diritto il pagamento della “gratifica”>>.

D’accordo, a partire dal 2016 non sono arrivati più i 500mila euro degli ignari contribuenti baresi, ma i guai della Cassa erano cominciati molto prima. Ed erano guai seri…

<<Cerchiamo di stare ai fatti e ai dubbi di legittimità in ordine a quel contributo straordinario sollevati nel 2016 dalla Corte dei Conti, sicché nel 2016 il Consiglio Comunale ha impegnato l’Amministrazione a sospendere quell’attribuzione. Il venir meno di quel contributo straordinario ha ovviamente compromesso l’equilibrio finanziario di Cassa Prestanza, attesa l’insufficienza del contributo ordinario a garantire il “premio di buonuscita” man mano che gli iscritti accedevano al trattamento pensionistico. Su queste basi Cassa Prestanza ha sospeso la corresponsione della “gratifica”. Poi numerosi dipendenti hanno avviato azioni giudiziarie tese al riconoscimento dei diritti acquisiti; iniziative, tuttavia, destinate verosimilmente a naufragare in seguito alla liquidazione del patrimonio disposta dal Tribunale con Decreto del 23 febbraio 2021. C’è tuttavia un aspetto che dev’essere approfondito…>>

Prego, avvocato

<<Mi riferisco alla responsabilità del Comune di Bari! Ebbene, fino a oggi le azioni giudiziarie hanno avuto come obiettivo la qualificazione del rapporto tra Cassa e iscritti, con conseguente richiesta di riconoscimento dei benefici previsti dallo Statuto, facendo passare in second’ordine il ruolo dell’Ente. Con Francesco Capodiferro, Segretario Generale Cisl/Funzione Pubblica di Bari, intendiamo invocare l’accertamento delle indubbie responsabilità a carico dell’Amministrazione>>.

Detto in altri termini?

<<Guardi, a mente dell’art. 4 dello Statuto sono Organi di Cassa Prestanza, oltre all’Assemblea dei soci, il Presidente (Sindaco o suo delegato); il Consiglio di Amministrazione (composto dal Presidente e da quattro rappresentanti le categorie dei dipendenti del Comune); il Collegio dei Sindaci Revisori, formato da tre membri effettivi e due supplenti – di cui due effettivi e un supplente, nominati dal Consiglio Comunale. E proprio quest’ultimo fondamentale organo dell’Ente Comune, oltre ad aver istituito l’organismo per cui oggi si torna in tribunale, ha approvato lo Statuto iniziale e le successive modifiche, così come ha approvato i bilanci, svolgendo attività di evidente ingerenza nelle sorti della stessa. D’altro canto, che la Cassa fosse destinata al ‘default’ era circostanza ben nota al Comune, come attestano sia le periodiche relazioni di accompagnamento ai bilanci approvati dal Consiglio Comunale, sia le relazioni predisposte dal Collegio dei Revisori, sia quelle dei Presidenti della Cassa (tutti delegati dal Sindaco). Né di minor rilevo appare la circostanza che fin dal 2016 diversi dipendenti, mio tramite, hanno diffidato il Comune di Bari dal perpetrare il prelievo mensile sulle loro retribuzioni, sebbene tali istanze abbiano incontrato totale indifferenza>>.

Insomma, sindaci, assessori, dirigenti, sindacalisti, revisori e insomma tutti al Comune sapevano del tumore, ma nessuno ha voluto intervenire a cuore aperto…

 

<<Mettiamola così: da legale incaricato ritengo sussistano validi elementi di diritto affinché il Comune sia chiamato a rispondere del contegno gravemente e reiteratamente omissivo assunto nella vicenda. Ed è su queste basi che promuoverò un altro, autonomo giudizio teso ad accertare, stavolta, le responsabilità dell’Amministrazione Comunale>>.

Francesco De Martino

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