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Cassa Prestanza: la dichiarazione di guerra dei sindacati

Stavolta non ci sono voluti due anni per passare dalle parole ai fatti, anzi, questa volta sono bastate poche ore alle Segreterie della Funzione Pubblica Cgil, Cisl, Uil, Csa, Sulp e Sgb per proclamare lo stato di agitazione del personale del Comune di Bari. Infatti, dopo l’annuncio di venerdì scorso in assemblea congiunta, i segretari dei sindacati hanno preso atto delle ‘ricadute economicamente gravose a danno di tutti i lavoratori aderenti alla “Cassa Prestanza”, rivenienti dalla procedura di liquidazione dell’Organismo mutualistico costituito dallo stesso Comune nel 1924 e stanno per passare all’azione nei confronti dei responsabili del tracollo. Del resto non c’è più niente da aspettarsi da un’amministrazione che finora non ha mostrato alcun riscontro agli impegni assunti, nulla che garantisse <<…la restituzione  di tutti i soldi versati  negli anni e che mensilmente il Comune di Bari ha trattenuto dalle loro buste paga>>.  I sindacati, dunque, stavolta sembrano veramente decisi a fare sul serio e certo non si accontenteranno delle briciole spartite nel piano di riparto pubblicato sul sito del Tribunale Civile di Bari all’interno della procedura di sovraindebitamento, azionata dallo stesso Comune (ex legge 3/2012). Una procedura analoga a quella fallimentare che garantisce agli aventi diritto solo e soltanto una minima parte di quanto versato nel corso degli anni di servizio nell’indifferenza di politici, dirigenti e amministratori comunali. Come è noto, la Cassa Sovvenzioni e Prestiti (meglio nota come Cassa Prestanza) fu istituita  nel 1924 dal Comune di Bari, quindi da un Ente Pubblico, a cui i lavoratori hanno aderito perché sapevano che il Presidente della Cassa era il Sindaco di Bari o suo delegato ed esisteva un controllo  da parte del Consiglio Comunale  che eleggeva i revisori  dei conti e approvava annualmente i bilanci della stessa Cassa Prestanza, che aveva il compito anche  di apportare le modifiche Statutarie (come avvenuto ne/1956 con l’introduzione  della  indennità  di  buonuscita),  quindi  le  responsabilità  delle  diverse amministrazioni comunali che si sono susseguite nel tempo risultano evidenti. Insomma, i sindacati finalmente uniti non  ritengono assolutamente possibile che 1.400 famiglie, tra lavoratori e pensionati,  possano  perdere il capitale  versato. Si tratta anche, in molti casi, di decine di migliaia di euro prelevate nel corso della vita lavorativa dalle buste paga dei lavoratori, sottratti dal bilancio familiare di famiglie prevalentemente monoreddito, e che ora rischiano di svanire nel nulla. <<Da adesso vale>>, sembra dicano dopo due anni di crisi pandemica i rappresentanti dei lavoratori, decisi a riguadagnare stima e fiducia dei loro iscritti e non: <<In assenza di risposte positive sui diversi punti della vertenza, intensificheranno le iniziative di mobilitazione e di lotta e preannunciando sin d’ora la richiesta di apertura del  tavolo  di crisi  aziendale presso  la Prefettura di  Bari,  sino  a giungere ad una grande manifestazione pubblica in piazza che vedrà la partecipazione di tutti gli iscritti  alla Cassa Prestanza da tenersi a novembre>>, si legge nell’ultimo comunicato sindacale, equivalente a una vera e propria dichiarazione di guerra. Dal palazzo di Città, almeno per adesso, tutto tace….

 

Francesco De Martino

 

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