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Cassa Prestanza senza speranza? Sindacati oggi dal Prefetto

Plana stamattina sul tavolo del Prefetto di Bari Antonella Bellomo, la vertenza Cassa Prestanza, con la presenza del Sindaco Antonio Decaro e i sindacati impegnati a esperire stavolta quel tentativo di conciliazione contemplato dalla legge per ‘raffreddare’ gli animi dei lavoratori iscritti all’organismo comunale. Parliamo di oltre mille e quattrocento lavoratori (e famiglie annesse) inviperiti, anzi praticamente beffati da organi e istituzioni che hanno sbriciolato gran parte di quanto i dipendenti comunali baresi hanno versato alla Cassa Comunale. Milioni di euro inghiottiti dalla voragine d’ una gestione ancora tutta da chiarire, dai contorni ancora troppo incerti. Storia lunga, tormentata e piena di buchi neri, dunque, quella della Cassa Sovvenzioni e Prestiti del Comune di Bari, finita – senza stare a raccontare daccapo una storia fin troppo lunga – nelle fauci d’una procedura giudiziale richiesta dallo stesso Comune e avviata alla fine dell’anno scorso dal Tribunale di Bari. Una procedura analoga a quella dell’esecuzione fallimentare (prevista dalla legge n. 3/2012) che si concluderà non prima di quattro anni. E che con la pubblicazione dello stato passivo di appena un mese fa, ha messo in conto in capo a ciascun iscritto una perdita quasi dell’80 per cento di quanto versato nel corso della propria vita lavorativa, prima della quiescenza. Una vertenza ribollente, dunque, che i sindacati dovranno sudare parecchio per raffreddare -come si dice nel gergo sindacale, appunto – ripresa dopo l’interminabile pausa pandemica con intenzioni bellicose, <<Una conclusione che non può essere accetta>>, hanno già chiosato nei giorni scorsi i segretari di Funzione Pubblica Cgil, Cisl, Uil, Csa/Sulpl e Sgb davanti ai giornalisti, rivendicando l’intero capitale versato dai dipendenti comunali: soldi prelevati mensilmente dalle loro buste/paga dallo stesso datore di lavoro (e cioè il Comune) durante gli anni di servizio. Denari sottratti al bilancio familiare che chissà quando torneranno nelle loro tasche ampiamente (…e ingiustamente) decurtati. A conclusione -come detto – del procedimento di un sovraindebitamento ex Legge n. 3/2012 condotto dal Giudice del Tribunale Civile di Bari. Insomma, si preannuncia una discussione come minimo animata, stamane sul caso/Cassa Prestanza, controllata interamente da un Ente Pubblico e a cui s’aderiva proprio perché si sapeva che il Presidente era il Sindaco (o suo delegato) che agiva in sintonia con un Consiglio Comunale che a sua volta eleggeva i revisori della Cassa e ne approvava i bilanci. Un Consiglio che di bilanci ne ratificava sei/sette tutti assieme, in una sola seduta celebrato a tarda ora, col voto contrario d’un solo consigliere del Gruppo Misto. Così come accadeva verso la fine della prima consigliatura Emiliano a guida centrosinistra (presidente della Cassa Antonella Rinella), giusto per capire come si gestiva un organismo colpito e affondato a poco a poco, nell’indifferenza di troppi. <<Lavoratori e pensionati non possono essere lasciati soli e non possono assolutamente perdere i soldi versati: sono soldi loro, frutto di lavoro e di sacrifici, e ne pretendono la restituzione>>, il ‘pensiero unico’ di sindacalisti che certamente verrà detto, ripetuto e sancito a carattere cubitali nella trattativa che vede la luce quest’oggi nel Palazzo del Governo. I dipendenti, intanto, scettici dopo troppi tentativi a vuoto di politicanti e amministratori (d’ogni colore e partito, beninteso) che avevano promesso interventi, emendamenti e finanziamenti pure a livello governativo, sono pronti a scendere daccapo in piazza. Lavoratori delusi e arrabbiati, ovviamente, dalle troppe volte in cui pareva che la Cassa dovesse riprendersi. E invece…dieci anni fa, ad esempio, sembrava spirare aria nuova: approvato il bilancio consuntivo e di previsione 2011, a giugno davanti ai soci-dipendenti era stato il presidente pro-tempore del Consiglio d’Amministrazione, l’assessore/avvocato Giovanni Giannini, a diradare le nubi che ciclicamente già allora -…e da tempo – s’addensano sull’istituto previdenziale, assumendo impegni importanti per un nuovo corso. Un corso tutto nuovo durante l’Emiliano-bis al Comune di Bari che prevedeva più trasparenza, con un sito/intranet infarcito di atti, conti e iniziative della Cassa totalmente a disposizione del personale. Un ciclo per ridare fiato a cominciare, per esempio, dalla revisione di quello Statuto che, per ammissione dello stesso presidente, era così antiquato da comportare interventi chirurgici di peso sui quali stava lavorando la dirigente comunale al Personale, dottoressa Lupelli. Una manovra importante, dunque, quella che doveva rifiatare la Cassa, che ne premetteva il rilancio dopo essere già finita nell’occhio del ciclone -giova ribadirlo – proprio a causa del percorso in cui s’era incanalata per l’atteggiamento assunto dall’amministrazione negli anni. Se prima c’era un vero e proprio muro a difesa dell’organismo a tutela dei dipendenti, con Giannini le cose sembrava dovessero mutare registro. E all’orizzonte si profilavano una serie di riforme per cessare i contenziosi azionati da chi già in quegli anni aveva contestato funzionamento e vecchi cardini, della Cassa Prestanza. Alla fine, sarà mancato il tempo di rimettere le cose a posto, saranno venuti meno i contributi pubblici o dei lavoratori che, col blocco delle assunzioni, non entravano più in servizio nell’Ente, o chissà che cosa, a Palazzo di Città è ‘sfrasciato’ tutto.

Francesco De Martino

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