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Cassa Prestanza, si continua a illudere i dipendenti comunali vittime del dissesto finanziario dell’Ente

L'avvocato Giuseppe Mariani: "Alla vigilia di ogni tornata elettorale si mettono in atto iniziative populiste e demagogiche"

Non sono bastate le diverse sentenze fino all’ultimo grado della magistratura, sia amministrativa che contabile e di quella ordinaria, a mettere la parola “fine” all’ormai annosa vicenda della “Cassa Prestanza” dei dipendenti del Comune di Bari, perché a livello barese c’è ancora chi tenta di illudere nuovamente ed ulteriormente i soci della “Cassa Prestanza” penalizzati dalla messa in liquidazione giudiziale di tale sodalizio mutualistico.

Infatti, il 21 maggio scorso il Consiglio comunale, con apposita seduta monotematica, ha approvato un odg per dare mandato al sindaco Vito Leccese di avviare, entro 60 giorni, un’interlocuzione con il Governo ed altre istituzioni nazionali competenti, affinché l’ormai penosa vicenda della “Cassa Prestanza” barese non si concluda, come in effetti è ormai sicuramente destinata a chiudersi, con una pesante perdita economica a carico dei dipendenti ed ex dipendenti del Comune, soci della “Cassa” all’atto della sua messa in liquidazione.

Una prospettiva, questa, infatti concreta, che si sarebbe potuta sventare realmente solo se l’ente mutualistico complementare dei dipendenti comunali fosse stato drasticamente riformato e si fosse continuato a versare le quote da parte degli iscritti, ad approvare i bilanci (soluzione, questa, suggerita da un noto esperto, il prof. Marcello Capozza, in un’intervista rilasciata a questa testata nel 2019), per evitare di mandare i libri contabili in Tribunale e, quindi, mandare questo ente mutualistico in liquidazione giudiziale. Invece, nell’ultimo decennio c’è stato chi ha preferito illudere gli iscritti alla “Cassa prestanza”, facendoli credere sia nell’eventuale coinvolgimento del Comune nella responsabilità del dissesto della “Cassa Prestanza” che nella possibilità di un intervento supplettivo esterno dello Stato, per il ripianamento dei circa 20milioni di euro necessari a per far fronte alle pretese degli associati.

Ipotesi, queste ultime, ormai tutte tramontate da tempo, poiché la “Cassa Prestanza” è stata considerata nelle diverse pronunce, sia dalla magistratura amministrativa, contabile che ordinaria, che trattavasi di un ente privatistico, titolare di un patrimonio distinto e indipendente da quello del Comune di Bari e perciò non assoggettabile in alcun modo a normative e responsabilità di carattere pubblico. Elementi, questi ultimi, indispensabili – come è noto – per poter sperare in un intervento finanziario pubblico, a ripiano del deficit da 20 milioni di euro che ha sconquassato la storica “Cassa” di previdenza aggiuntiva dei dipendenti comunali baresi.

Originariamente, nel 1924, la “Cassa Prestanza” era nata come un ente comunale a finalità previdenziale integrativa volontaria e tale era rimasta fino al 1966, quando una sopraggiunta legge statale ne aveva eliminato la funzione. Per effetto di ciò la “Cassa Prestanza” avrebbe dovuto essere estinta, secondo le modalità previste dalla predetta novità legislativa del 1966. Però così non fu e l’ente è sopravvissuto nel tempo fino a quando, nel 2015, un chiarimento della Corte dei Conti ha messo in luce l’anomalia e le criticità dello stesso, che di fatto aveva sostanzialmente continuato ad operare non più come ente comunale, ma come un organismo associativo privatistico.

Tale irregolare trasformazione ha infatti dato adito (dopo il 2015) ad una serie di contenziosi tra Comune e soci-creditori della “Cassa”. Contenziosi poi conclusi tutti con un nulla di fatto per questi ultimi. A seguito di ciò la classe politica locale puntualmente, dal 2021 in poi, in prossimità di ogni tornata elettorale si è sempre attivata per tentare di conseguire, con iniziative politiche, un intervento finanziario pubblico atto a risarcire i soci-creditori della “Cassa”. Tentativi che, però, – a detta degli esperti in materia – non hanno finora portato a nulla. Ed anche questa volta avverrà lo stesso, poiché la “vicenda” che ha interessato la “Cassa Prestanza” è ormai chiara e definita da tempo dal punto di vista giuridico.

Una “vicenda” che ora è addirittura in procinto di chiudersi definitivamente con la procedura di liquidazione già in atto da febbraio del 2021. Però, malgrado ciò, anche alla vigilia della tornata elettorale del 2027, ci sono politici baresi che tornano sull’argomento pur sapendo bene come stanno realmente i fatti, ma che comunque tentano nuovamente a cavalcare il malcontento dei circa 1400 dipendenti ed ex dipendenti comunali “vittime” della “mala-gestio” della “Cassa Prestanza”, con il chiaro obiettivo e la verosimile speranza di ottenere da questi un ulteriore consenso elettorale per sé, o le rispettive parti politiche.

“Un copione – ha esclamato, con evidente ironia, l’amministrativista barese Giuseppe Mariani – che chissà per quante altre tornate si ripeterà ancora nella nostra città, visto che ci sono dipendenti ed ex dipendenti del Comune che si lasciano ancora illudere da iniziative demagogiche, come quella dell’odg approvato all’unanimità qualche settimana fa dal Consiglio comunale!”.

Infatti, ha spiegato l’avvocato Mariani, “quella della Cassa Prestanza del Comune di Bari è una lunga storia che dal punto di vista ordinamentale è ormai da ritenere definita e, salvo l’ipotesi improbabile e molto remota di rimessa in discussione, da parte della Corte di Giustizia europea, di quanto già stabilito dagli Organi di giustizia nazionale, ogni altro tentativo di addebitare al Comune una sorta di responsabilità solidale sul dissesto finanziario della “Cassa Prestanza” è da ritenersi vano”. “Come utopica è la speranza che possa essere lo Stato a dare al Comune la cifra di 20 milioni di Euro, necessaria al rimborso integrale del capitale versato dai soci-creditori della Cassa Prestanza”.

Per cui – ha sottolineato l’avvocato Mariani – i dipendenti ed ex dipendenti del Comune hanno ben poco, o nulla, da sperare da talune iniziative populiste e demagogiche che la politica barese mette in atto a fini chiaramente elettorali. “Certo – ha aggiunto Mariani – in passato la gestione ordinaria della “Cassa Prestanza” ha avuto dei responsabili (ndr – amministratori e revisori in primis), ma per questi le presunte azioni omissive, o commissive, ora sono quasi sicuramente cadute tutte in prescrizione”. “Tant’è – ha rilevato ancora Mariani – che anche la Procura barese, a fronte degli esposti presentati, si è verosimilmente fermata con l’inchiesta”.

Quindi, a dipendenti ed ex del Comune di Bari, che dalla liquidatela hanno già ricevuto appena il 16% della somma complessiva accumulata con la trattenuta, a favore della “Cassa Prestanza”, del 3% mensile sullo stipendio, non resta che rassegnarsi. Altro che…odg, per avere il restante credito dal Comune o dal Governo centrale! Eppure a Bari, tra i soci beffati della “Cassa Prestanza”, ci sono ancora molti che più che sperare (sarebbe forse più corretto dire!), preferiscono “sognare” ad occhi aperti sulla restituzione integrale (ormai utopica!), di quanto investito in passato nella “Cassa Prestanza”.

Ma – come recita un vecchio detto – “ognuno è libero di sognare”. Tanto, soprattutto a Bari, – come è ormai noto – “sognare e far sognare” i cittadini creduloni, o sprovveduti ed in buona fede, non costa assolutamente nulla!

Le conseguenze per la sospensione delle trattenute e la mancata approvazione dei bilanci

 

Per l’esperto barese Marcello Capozza, che nel 2019 aveva avvertito sul rischio liquidazione, i soci non hanno alcuna speranza di recuperare neppure il capitale versato

Tra i professionisti esperti in materia di enti e finanza locale, un commercialista barese, il prof. Marcello Capozza, da tempo aveva lanciato l’allarme (anche pubblicamente attraverso un’intervista rilasciata a questa testata nel novembre del 2019) sul rischio fallimento della “Cassa Prestanza”, dopo lo stop del 2015 della Corte dei Conti all’Amministrazione cittadina, che erogava un contributo annuale integrativo alla storica associazione mutualistica interna al Comune.

Il prof. Capozza, è stato da noi interpellato nuovamente per un suo pare sulla “Cassa Prestanza” alla luce della recente iniziativa del Consiglio comunale sulla stessa e che ha portato all’approvazione all’unanimità dell’odg accennato nell’altro nostro servizio pubblicato quest’oggi.

“La Cassa Prestanza dei dipendenti ed ex del Comune – ha esordito Capozza in maniera drastica, oltre che ironica – è morta e si è in attesa solo di seppellimento, che avverrà con il deposito del bilancio finale di liquidazione giudiziale e la conseguente cessazione dell’ente”. Infatti, ha poi spiegato il professionista, “i liquidatori (ndr – nominati il 23/2/2021), dott. Sebastiano Panebianco e l’avv. Giuseppe Pepe, hanno già effettuato un riparto parziale a favore dei creditori nella misura di circa l’80% della somma disponibile di 3.469.818 Euro”.

“La liquidatela – ha precisato ancora Capozza – ha proceduto a soddisfare integralmente i creditori prededucibili ammessi allo stato passivo per un importo di 73.590 Euro ed al soddisfacimento integrale dei creditori privilegiati per un importo complessivo di 230.599 Euro”. I dipendenti ed ex del Comune iscritti alla Cassa Prestanza, in quanto creditori chirografari, – ha sottolineato il prof. Capozza – sono stati ammessi allo stato passivo per un complessivo di circa 2.472.000 Euro, ricevendo già un pagamento parziale provvisorio del 16% del capitale complessivo versato alla Cassa, da ciascuno dei soci creditori, nel corso della loro attività di dipendenti comunali.

Allo stato attuale i liquidatori giudiziali della Cassa Prestanza hanno ancora da ripartire un residuale 20% della predetta somma iniziale, vale a dire una cifra di circa 700mila Euro, che sarà distribuita a chiusura di tutte le operazioni di liquidazione, alla fine di tutti i contenziosi legali ancora pendenti, tra cui figura anche un ricorso alla Commissione di Giustizia europea. “Pertanto, – si chiede Capozza – a che serve continuare ad illudere gli ex soci e dipendenti del Comune di Bari, sapendo che non c’è alcuna possibilità di intervento pubblico per ripianare il disavanzo accertato di oltre 20 milioni di Euro della Cassa Prestanza, in quanto trattasi – secondo i giudici – di un ente associativo di Diritto privato?”.

“In passato – ha ricordato lo stesso Capozza – alcuni parlamentari baresi (ndr – Marco Lacarra del Pd, Gianmarco Dell’Oglio del M5S e Filippo Melchiorre di Fdi) avevano promesso e (forse!) tentato di far introdurre, con qualche emendamento alla legge Finanziaria, la somma necessaria a coprire il predetto disavanzo della Cassa Prestanza barese, ma senza successo, poiché tale proposta, essendo tecnicamente inammissibile, non è stata neppure sottoposta al voto parlamentare”.

Quindi il professionista da noi interpellato, che a suo tempo aveva suggerito pubblicamente (attraverso questa testata) l’unica soluzione utile a sventare il fallimento della Cassa Prestanza, ha in fine concluso ribadendo che “la Cassa Prestanza barese è tecnicamente defunta e ad oggi non c’è possibilità alcuna, o forse meglio precisare, mancano i presupposti per poter sperare in un intervento governativo che indennizzi i dipendenti-soci penalizzati dalla messa in liquidazione dello storico ente mutualistico comunale”.

Più chiaro di così il prof. Capozza non poteva essere. A questo punto non resta che chiedersi: “Di chi effettivamente la colpa della fine ingloriosa della Cassa Prestanza comunale?”.  Di certo per i soci dipendenti ed ex del Comune che, con la messa in liquidazione, perdono circa l’84% del capitale versato, al danno economico si aggiunge anche la beffa di non sapere neppure chi sono sostanzialmente i veri responsabili dell’assurda storia della “Cassa Prestanza”.

Giuseppe Palella

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Pubblicato il 2 Giugno 2026

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