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Cassa Prestanza sulla via del tramonto, ma ancora senza risposte chiare

Pare proprio avviato all’ultimo giro, attanagliato da troppo tempo da una crisi irreversibile, la Cassa Prestanza dei dipendenti comunali, entrata in un tunnel con flebili speranze di vie d’uscita. E neppure gli ‘out-out scanditi nell’ultima, movimentata assemblea indetta dai dipendenti proprio nei giorni della festa patronale, infine provvidenzialmente rinviata a ieri mattina, hanno diradato le ombre che l’avvolgono, visto che nemmeno l’ultimo presidente, vicesindaco e avvocato Pierluigi Introna, giunto al Comando dove c’era l’assemblea (…in perfetto ritardo) è riuscito a a ridare speranze per rimettere in sesto lo sbilenco Bilancio dell’antica istituzione civica. E se tra le novità ci sarebbe il passaggio alla liquidazione della stessa Cassa, passando per la gestione d’un Ufficio Comunale dai contorni ancora poco chiari, al massimo si potrebbe restituire agli aventi diritto –e cioè ai dipendenti municipali iscritti – sorte capitale e forse anche meno, senza gli interessi accumulati. Un brutto colpo per i dipendenti più anziani, dopo quasi trent’anni di versamenti. L’altra possibilità emersa nel corso dell’incontro di ieri mattina, poi, sarebbe un prestito garantito da parte della Cassa Depositi e Prestiti, da contrarre dopo la sottoscrizione del nuovo contratto dei dipendenti pubblici, forse il mese prossimo. Una alternativa in realtà già emersa durante un altro incontro sulla Cassa, sempre nelle ipotesi circolate ieri, sarebbe la strada di cespiti prelevati a livello locale, direttamente dal Welfare del Bilancio cittadino: soldi freschi che potrebbero acquietare le pretese dei tantissimi dipendenti-soci impauriti dall’eventualità non proprio remota di perdere i soldi versati in tanti anni di servizio, dopo il sospirato pensionamento. Insomma, ai dipendenti comunali baresi, specie dopo l’incontro di ieri al Comando della Polizia Locale di Japigia  tremano i polsi, quando si parla della crisi in cui è caduta la benedetta Cassa mutua che pare oramai aver dichiarato bancarotta. Specie sotto ai colpi dei giudizi e contenziosi che, a parte qualcuno già avviato da alcuni dei dipendenti ‘storici’, potrebbero arrivare a valanga e infierire il colpo di grazia. E così pare naufragare per i lavoratori del Comune il sogno della ‘buonuscita’ garantita dalla stessa Cassa, a parte quella versata al momento del pensionamento dall’Inpdap, pagata in più ‘tranches’, appunto, dalla stessa Prestanza.  E sono parecchi, ora più che mai, tra dipendenti e sigle sindacali a ricorrere alle vie di fatto – e cioè alla denunce ed azioni legali annesse e connesse- per capire cosa davvero stia accadendo, attorno alla benedetta Cassa Prestanza, nella bufera dai tempi della giunta Emiliano e presidenza affidata all’assessora e presidente Rinella. Anzi, meglio, per recuperare, almeno, una parte di quanto versato in tanti anni di servizio, come detto. Nell’incertezza più totale i pensionamenti dei prossimi due anni – in tutto potrebbero essere duecentocinquanta a lasciare l’impiego comunale – con la situazione di cassa sempre più vicina al ‘default’. Tutto in discussione, dunque, a Palazzo di Città sulla cassa mutua, nonostante la lunga serie di interrogazioni e paletti posti da partiti e movimenti di opposizione. Senza risposta pure una puntigliosa e dettagliata denuncia alla Corte dei Conti depositata dal Movimento 5 Stelle, un paio di anni fa e caduta anch’essa nel dimenticatoio. Insomma, pare proprio che dopo la bufera dei mesi scorsi, la montagna abbia partorito il topolino, con un silenzio che molto spesso, al Comune, preannuncia l’oblio totale, pure su questioni così sentite dagli stessi dipendenti. Il problema è che si starebbe creando, come ha calcolato chi sta da tempo facendo i conti, un vero e proprio dissesto finanziario che verrebbe da lontano, con un ammanco milionario. Tutto da dimostrare, certo, ma in questo caso parliamo d’un istituto finanziario che raccoglie i ‘depositi’ mensili di oltre mille e cinquecento dipendenti comunali, godendo per di più di un contributo pubblico (questo a carico dei cittadini/contribuenti baresi) di quasi mezzo milione di euro. Anche questo congelato, fortunatamente, come fece a suo tempo l’ultimo presidente della Cassa, nonché assessore Angelo Tomasicchio. Ma altro tempo è passato, con un altro presidente e tante, ma proprio tante promesse a vuoto, preoccupazioni e acque agitate, intatte attorno alla Cassa Prestanza Comunale. Ma adesso, dopo l’assemblea di ieri, non si potrà più pretendere di prelevare a lungo somme dalle buste paga di impiegati, dirigenti e funzionari comunali che, da troppo tempo, non sanno più bene che fine fanno. Ma soprattutto se, come e quando gli verranno restituiti, al momento della tanto agognata quiescenza…

 

 

Francesco De Martino

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