Cultura e Spettacoli

Catarinella muggì e si levò

Nella navata a sinistra della chiesa di San Pasquale a Napoli si leva un altare che  racconta un pezzo della storia di Puglia. In cima a quell’altare è collocata una copia dell’icona della Madonna del Pozzo di Capurso. Ai piedi dello stesso monumento, in un urna, sono conservati i resti di Sant’Egidio Maria da Taranto. Ricorre oggi il 288esimo anniversario della nascita nella città dei due mari di Francesco Antonio Domenico Pasquale Pontillo, un frate dell’ordine degli Alcantarini Minori il quale, una volta pronunciati i voti, si ribattezzò Egidio Maria. Trascorsi quattro anni presso il convento di Squinzano, il giovane frate fu per alcuni mesi a Capurso, presso il Santuario della Madonna del Pozzo. Pur breve, quella sosta lo segnò profondamente. Quando nel 1759 dovette spostarsi al convento di San Pasquale a Napoli, frate Egidio Maria portò con sé un’effigie della Vergine venerata a Capurso : non se ne sarebbe separato mai più. La conservava in un reliquiario (contenente anche un frammento osseo di San Pasquale) che recava con sé durante le sue visite agli ammalati. Quando non fu più in grado di girare per ospedali e ricoveri di mendicità,  chiese e ottenne dai suoi superiori che quell’effigie della Madonna venisse collocata su un altare. E’ ancora lì. Nel corso della sua lunghissima vita (si spense alla ragguardevole età di 83 anni) Egidio mise in mostra poteri paranormali. Profetizzava e riportava in vita. Si racconta che quando sul trono di Napoli salì Giuseppe Bonaparte, il frate fu convocato a corte. Incuriosito dalla fama del religioso, che già era conosciuto dal precedente monarca, Ferdinando IV, il fratello di Napoleone gli chiese quanto avrebbe regnato. Egidio profetizzò la sua caduta di lì a poco. E così fu. Di tutti i prodigi, quello più clamoroso ebbe per protagonista Catarinella, la vitella del convento. L’animale aveva l’abitudine di stare sempre in giro di giorno, la conoscevano tutti, anche per la targhetta di metallo che portava al collo e su cui era inciso il nome di San Pasquale. A sera, spontaneamente, faceva ritorno al convento. Ma una sera ciò non accadde. Pieni d’apprensione, i frati chiesero aiuto a Egidio, che di quel convento era portinaio, cuoco e addetto al lanificio. L’indomani il futuro Santo, forse ispirato da un sogno profetico, s’incamminò verso il rione di Pignasecca. Lì fece ingresso nella bottega di un macellaio. Con determinazione ingiunse all’uomo di prendere una lucerna e la chiave della caverna dove conservava la carne. Quello, senza fiatare, obbedì. Nella grotta ad Egidio si offrì uno spettacolo raccapricciante : i quarti della povera bestia pendevano a ganci infissi nella roccia. Egidio comandò al colpevole di staccare i quarti e ricomporli sul pavimento. Di nuovo l’oste obbedì. Allora Egidio fatto un segno di croce nell’aria comandò a Catarinella di alzarsi e tornare al convento. Si udì un muggito…

Italo Interesse

 

 


Pubblicato il 16 Novembre 2017

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