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Cavalcare ‘a passo d’uomo’

In un atto trascritto dal notaio Giovanni Chiaromonte e conservato presso l’Archivio di Stato di Bari si registra che il 3 dicembre 1634 vennero abolite le ‘cavalcate’che da tempo immemorabile si svolgevano a Bari e a Ceglie ; tali eventi avevano luogo  in occasione delle maggiori solennità, come l’insediamento dei sindaci oppure del Governatore, o come la fiera nicolaiana a Bari e i festeggiamenti di Sant’Angelo e San Michele Arcangelo a Ceglie. L’espressione ‘cavalcata’ non tragga in inganno : qui non si parla di sfide al galoppo per la conquista di un palio, bensì di sfilate di simbolica scorta a rappresentanti dell’Autorità di fresca nomina oppure di immagini sacre portate in processione. Il corteo in questione, poi, impiegava al massimo tre, quattro cavalli : sul primo, in testa, cavalcava il mastro giurato che recava lo stendardo reale ; dietro, procedevano sindaci e Governatori ; dietro ancora, a piedi e in alta uniforme, trenta soldati del cosiddetto battaglione cittadino, corpo para-militare equiparabile alla moderna Polizia Urbana ; a seguire, trombettieri e tamburini ; in chiusura, ma solo se il corteo aveva natura  religiosa e non laica, sfilavano le autorità religiose, le confraternite e i portatori dell’immagine sacra di turno. Perché queste ‘cavalcate’vennero abolite ? Vito Melchiorre, che pure a questo argomento prestò la sua attenzione, parla genericamente di “inconvenienti”. Che queste manifestazioni potessero dare origine a disordini è improbabile. Semmai è da credere che per la loro imponenza questi cortei incontrassero difficoltà a muoversi per le viuzze dei borghi antichi, i cui bordi è facile immaginare rigurgitanti di folla festante. Una condizione claustrofobica e chiassosa alla quale cavalli innervositi potevano reagire male, scartando bruscamente o addirittura impennandosi. Forse qualche incidente ci fu : spettatori schiacciati dalla calca oppure investiti dall’intemperanza degli animali. Incidenti di questo tipo, comunque, non dovevano essere infrequenti a Bari vecchia, almeno fino al 1813, anno in cui la città cominciò finalmente ad espandersi oltre il soffocante abbraccio delle mura, decongestionando quel labirinto di strade strettissime e quotidianamente ingolfate dal viavai di animali e carriaggi. Chi percorra il nostro borgo antico non potrà non aver fatto caso a quei massi sagomati, alti non più di mezzo metro e addossati ai muri delle abitazioni a distanze più o meno regolari (un tempo dovevano essere più numerosi). Loro funzione era proteggere i pedoni dalle ruote dei carri, a questo punto costretti a non rasentare i muri delle abitazioni. Una trovata frutto dell’esperienza : in epoca ancora più remota non dovettero essere pochi i casi di pedoni straziati dalle ruote di un carro condotto senza giudizio. – Nell’immagine, la Cavalcata di Sant’Oronzo a Ostuni.

 

Italo Interesse

 

 

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