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Cefali e spigole fecero festa

Si tramanda tra i pescatori pugliesi che intorno a Natale del 1978 nel braccio d’Adriatico antistante i Laghi Alimini si pescarono cefali e spigole come mai era  successo. Il miracolo durò una settimana, poi tutto tornò alla normalità. A cagionare la pesca miracolosa era stata l’involontaria pasturazione di quello specchio d’acqua. ‘Involontaria’ perché nello stesso punto era naufragata una nave battente bandiera greca, la Dimitrios, un piccolo mercantile di 498 tonnellate di stazza che trasportava crusca, frumento, ed orzo. Quel ben di Dio si riversò in acqua e soprattutto cefali e  spigole ringraziarono. Tutto qui. Quanto alla dinamica del naufragio, una burrasca aveva colto la nave mentre risaliva il Canale d’Otranto, diretta a Pesaro (era salpata dal Pireo). Per un’avaria al timone, il piccolo mercantile era diventato ingovernabile. Spinto dalla furia degli elementi verso la costa finì con l’incappare in un basso fondale. Una volta incagliatosi divenne bersaglio dei marosi che lo devastarono sino ad aprirgli un varco nella fiancata. Di lì il carico (del valore di poco meno di cinquantamila dollari) si riversò in mare. Perduto anche il carico, oltre la nave, l’equipaggio abbandonò la nave, che rimase lì ad arrugginirsi e a perdere pezzi una mareggiata dietro l’altra senza che le Autorità intervenissero a rimuovere la carcassa. La storia della navigazione è ricca di questi casi nel basso Adriatico, dove uno sfavorevole gioco di venti e correnti ha sempre avuto ragione della piccole imbarcazioni. In passato, nei giorni della navigazione a vela i naufragi nel tratto di costa adriatica che da Torre Canne scende sino ad Otranto non meravigliavano nessuno. E quanti morti. Qualche volta però la sorte si manifestava benevola. Scrive Vincenzo Andriani in ‘Carbina e Brindisi’ (Grafischena, Fasano ; 1968) che “la tradizione narra di un legno colto da furiosa e terribile tempesta  (si ritiene che l’episodio risalga a metà Ottocenteo – n.d.r.) nottetempo naufragasse sbattuto su l’irte scogliere (di Specchiolla) dei paraggi di Serranova (una borgata di Carovigno) salvandosi però tutto l’equipaggio col capitano. La stessa tradizione dice che il personale di bordo ritenne il salvamento come patente miracolo del crocifisso che aveva sul legno, al quale si erano rivolti nel momento in cui la loro morte era quasi sicura. Essendo essi quindi impossibilitati a poter erigere sul luogo una chiesa per dedicarla al Crocefisso in commemorazione del miracolo, ne fecero deposito votivo nella chiesa del villaggio di Serranova. Il sentimento religioso dei Carovignesi verso questo Crocefisso consuona colla tradizione perché questi usano recarsi come si è detto in processione di penitenza a quel Crocefisso e precisamente nelle ricorrenze calamitose di siccità”. – Nell’immagine, la Dimitrios quando ancora era integra ; al presente della carcassa affiora solo qualche rottame.

 

Italo Interesse

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