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Centro rifiuti a Catino: ma non c’era un altro, vecchio progetto?

Se fosse possibile riesumare la pianta, allora in quel progetto scartato si scorgerebbero un centro raccolta di materie pregiate e perfino un mercatino ‘vintage’ per radio a galena, telefonini di prima generazione, flipper, vecchi televisori, vinili e tanto altro

 

 

Sta facendo discutere parecchio il nuovo centro raccolta rifiuti a Catino, periferia estrema della Città: non lo vogliono i politici di Opposizione al Comune che stanno raccogliendo firme, ma soprattutto non lo vogliono quei residenti che abitano laddove, appunto, il Comune ha intenzione di costruire la struttura. E allora ne parliamo con chi ha visto nascere il progetto di questo centro comunale e cioè con Leonardo Damiani che, come Presidente della Commissione Igiene e Servizi Sociali nella Circoscrizione di Palese e Santo Spirito, alla fine degli anni 90-2000 fu, appunto, testimone ed in parte artefice del progetto di installazione nel territorio di Catino di un centro di raccolta di rifiuti dell’AMIU.

 

Allora, dottor Damiani, da dove cominciamo?

 

<<Beh, dal principio. E cioè da quando, grazie a una tenace e pregiudiziale opposizione delle sinistre una ventina di anni fa, quell’operazione allora retto dalle destre non andò in porto. Il progetto prevedeva un sito di tremila metri quadrati che sarebbe sorto in un’area lontana dalle abitazioni, facilmente accessibile. Se fosse possibile riesumare dai cassetti la pianta, allora si scorgerebbe la presenza all’interno di prati e giardini, un centro di raccolta specie per materiale elettronico con la possibilità di ricavarne materie prime pregiate come oro e metalli rari, come tungsteno. E pensare che una delle sue peculiarità di quel vecchio progetto per il centro raccolta rifiuti sarebbe stata la presenza d’un mercatino per collezionisti per oggetti ‘vintage’ tipo radio a galena del nonno, telefonini prima generazione o in bachelite, flipper, televisori in bianco e nero, libri, vinili e quant’altro per instaurare scambi o acquisti. Ma la vera ‘chicca’ era la presenza di un’aula super attrezzata con banchi ed audiovisivi per scolaresche allo scopo di promuovere tra i ragazzi la raccolta differenziata, spiegare il ciclo dei rifiuti e fare un’opera di educazione civica. Come si vede un progetto articolato, a misura d’uomo che fu respinto per ragioni che a tutt’oggi non mi risultano comprensibili>>.

 

E dopo cos’è accaduto, al Comune di Bari?

 

<<Ora che gli eredi dei Pds, Ds e Prc ripropongono un centro di raccolta dei rifiuti a Catino, non lontano da case e caseggiati e non prevedono quelle stesse aule, spazi e verde di allora, i cittadini dovrebbero aprire tanto facilmente le porte? E perché, allora, non ripescare il progetto di allora, ben lontano dalle abitazioni? Il centro destra e molti si oppongono oggi anche perché risulta essere un progetto su richiesta di commercianti anche di altri quartieri e che non apporterà alcun beneficio alla comunità territoriale. E all’abbandono di un quartiere sorto in piena campagna, vi si aggiunge la chiusura permanente di due passaggi a livello per volere di FS a cui ancora una volta si piega la città di Bari. Che cosa metteranno al loro posto, barriere di cemento armato permanenti? E lo spostamento dei binari promesso in una recente assemblea pubblica a Palese, con tanto di aggiramento del territorio? Quando? Il denaro stanziato dall’allora ministro dei lavori pubblici Di Pietro negli anni Novanta, vale a dire circa quattrocento milioni di lire, sono stati dirottati a Sud per il collo d’oca perché Palese e Santo Spirito dopo il treno che da Giolitti in poi le divide in due, e che da lì non andrà mai via. Per non parlare della SS 16 bis che la soffoca con un percorso fatto fuori da ogni regola stradale per non attraversare territori di illustri politici. Per non parlare, ancora,  dell’aeroporto inquinante e rumoroso e il Municipio non vede un euro dei milioni delle tasse aeroportuali quanto meno a titolo di indennizzo. Gentile santospiritese e palesino: “è territorio destinato a servizi e pertanto stia buono e a cuccia”.

 

Per concludere?

 

<<Beh, ai cittadini di un’ex perla che con la inazione respinsero l’autonomia da Bari matrigna, auguro le migliori fortune, ma grazie al loro ‘menefreghismo’ e alla conferma col voto di chi procede in tal senso, ritengo  siano destinati a ereditare, di ciò che fu un borgo speciale, una landa sempre più desolata>>.

 

Francesco De Martino

 

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