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Centrosinistra ancora diviso, le tensioni tra Pd e M5S salgono fino a Roma

A circa tre settimane dalla data di presentazione delle liste

A circa tre settimane dalla data di presentazione delle liste, il centrosinistra barese è ancora diviso sul nome da candidare a sindaco. Infatti, ultimamente è sfumata anche la possibilità di una candidatura unitaria su un terzo nome, l’ex magistrato Nicola Colaianni, messo in campo giovedì scorso da Roma dal presidente di Sinistra italiana, Nichi Vendola, che – come si ricorderà – a settembre dello scorso anno era stato il primo a lanciare la candidatura a sindaco del penalista Michele Laforgia. Ad annunciare il ritiro della disponibilità alla candidatura a sindaco, accordata appena 72 ore prima, è stato lo stesso Colaianni nella mattinata di ieri che, con una nota, ha spiegato il motivo del ripensamento, dichiarando senza mezzi termini: “Ho accolto con spirito di servizio la proposta di candidarmi unitariamente per il centrosinistra per evitarne la divisione da più parti temuta. Ho garantito ai due candidati, e alle forze che li sostengono, pari dignità, controllo sulla pulizia delle liste, trasparenza e, naturalmente, legalità. Ho riscontrato, tuttavia, che, pur nella sostanziale convergenza ideale e programmatica, permangono rigidità che non rendono possibile una composizione”. Quindi, ha spiegato ancora l’ex magistrato di Cassazione, “con lo stesso spirito di servizio rinuncio perciò al tentativo e rimetto con serenità ai due candidati il compito di porre le basi per il sostegno reciproco nelle fasi ulteriori del procedimento elettorale”. Alla fine, Colaianni ha concluso affermando: “Ringrazio le numerose persone (talune sconosciute prima d’ora o astensioniste da lunga data o finanche residenti in altre parti d’Italia e animate perciò solo da finalità ideali) che mi hanno espresso solidarietà e volontà di accompagnare questo battito d’ali di farfalla”. Per il ritiro della candidatura “hanno pesato” le parole di Giuseppe Conte ma “anche il rinvio della decisione da parte dei candidati locali”. Con questa ulteriore precisazione Colaianni ha poi spiegato, nell’intervista rilasciata nel corso della trasmissione radiofonica “Un giorno da pecora” di Radio 1-Rai, la decisione di ritirare la sua disponibilità a candidarsi alle comunali di Bari per unire il centrosinistra. “Pensavo – ha spiegato inoltre l’ex magistrato 78enne – che avremmo lavorato anche domenica” con Laforgia e Leccese e invece si è verificata “questa melina” e “non abbiamo lavorato”. Colaianni ha ribadito che è stato contattato “giovedì sera da Nichi Vendola” e “abbiamo superato le obiezioni che io facevo. Per me si trattava di rientrare nella politica attiva dopo tanti anni. Mi ha detto che gli serviva la mia disponibilità per convincere le due parti” e che aveva accettato solo “per spirito di servizio”. Il leader dei pentastellati, Giuseppe Conte, commentando l’affermazione di Colaianni e in particolare la rinuncia alla candidatura unitaria, ha affermato: “Noi abbiamo dato un mandato al nostro candidato Laforgia perché verifichi tutte le condizioni politiche anche di dialogo nell’ambito ovviamente delle forze progressiste e come ho già detto lasciamo lavorare le forze locali che conoscono nomi, persone, contesti”.  Inoltre Conte, rispondendo a Messina a una domanda dei giornalisti sulla decisione del sindaco di Bari di togliere la delega all’assessore al Bilancio Alessandro D’Adamo, indagato per truffa sui fondi europei, ha affermato: “Ogni dichiarazione che faccio sulla Puglia viene strumentalizzata e mi dicono che sono opportunista. Io ho portato un patto per la legalità. Ora di fronte a quest’ultimo scandalo giudiziario non mi pronuncio”. Il leader del M5S ha poi seccamente aggiunto: “Lascio che si pronuncino i gruppi dirigenti del Pd e che facciano loro dichiarazioni. Io ho già dichiarato”. A questo punto è chiaro che la situazione barese all’interno del campo largo progressista non è certamente facile. Anzi, si è complicata di molto per ricondurre ad unità il fronte del centrosinistra sul nome da candidare a sindaco nel capoluogo, poiché i vertici locali del Pd nelle scorse settimane, anziché limitarsi a tentare di risolvere in maniera autonoma la problematica apertasi a livello barese all’interno del fronte progressista, hanno “indotto” la segretaria nazionale dem, Elly Schlein, a fare propria una candidatura, quella di Leccese per l’appunto, che – come è noto –  fu fatta confermare fortemente dal Schlein, insieme al verde Angelo Bonelli, con il comizio a Bari del 5 aprile scorso. Candidatura, quella di Leccese, per altro neppure di un esponente identitario dei dem e – da non dimenticare – effettuata in autonomia a livello barese e comunque a discapito di ben tre noti aspiranti candidati dem (Lacarra, Petruzzelli e Romano) e con una netta spaccatura interna al partito, manifestatasi con l’astensione di alcuni dei 41 componenti dell’assemblea cittadina del partito, fra i quali la presidente barese Titti De Simone. Stando così i fatti, a questo punto, la scelta del candidato sindaco unitario è stata trasformata in un vero e proprio braccio di ferro tra Schlein e Conte. Dove quest’ultimo, forte anche delle vicende giudiziarie verificatesi ultimamente a Bari, chiede con forza un rinnovamento politico per la guida di una coalizione di centrosinistra che debba vedere partecipe il M5S. Ed a rappresentare il rinnovamento non può di certo essere il direttore generale del Comune di Emiliano prima e capo di Gabinetto di Decaro dopo. Al momento in cui stiamo per chiudere il presente servizio non è giunta alcuna notizia circa le determinazioni della direzione del Pd pugliese a seguito del ritiro della disponibilità a candidarsi unitariamente di Colaianni, mentre i consiglieri comunali delle due liste civiche di Decaro e leader dei Verde, Bonelli, hanno ribadito il pieno sostegno a Leccese, invitandolo ad andare avanti con la sua campagna elettorale per la corsa a sindaco. Il co-portavoce nazionale di Europa Verde e deputato di “Alleanza Verdi e Sinistra”, Bonelli per l’appunto, ha anche dichiarato: “Saranno le cittadine e i cittadini di Bari a decidere. In queste ore lavorerò per concordare con Sinistra Italiana un atteggiamento condiviso per una posizione unitaria di Alleanza Verdi e Sinistra”. Come a dire di voler tentare di far venir meno il sostegno di Si a Laforgia, per rafforzare Leccese ed indebolire la candidatura del penalista. Ipotesi, forse, altamente improbabile, considerato che – come già ricordato – ha proporre per primo, a suo tempo, il nome dell’avvocato penalista per la candidatura a sindaco è stato proprio il leader di Si, Vendola. Ma in questa vicenda tutta barese la partita vera ormai non è più tra Laforgia e Leccese, bensì tra Conte e Schlein. Di chi la responsabilità? Agli elettori l’ardua sentenza. Di certo a Roma le quotazioni di taluni esponenti del Pd pugliese sono fortemente in ribasso e non solo tra i dem, perché con il passo indietro di Colaianni per il campo largo barese, soprattutto alla luce delle vicende giudiziarie già scoppiate, è nebbia fitta. Infatti, all’orizzonte non si vedono ricuciture di sorta. E in molti, salvo sorprese dell’ultimo minuto, sono pronti a scommettere su un esito che appare sempre più definitivo. Ossia ognuno per la sua strada. Mentre resta la faccenda del rimpasto nella giunta Emiliano, che Schlein continua ad incalzare, chiedendo un “rinnovamento netto e non una mera sostituzione”. Mentre paradossalmente a Bari, per la candidatura a sindaco, la segretaria dem si è infilata di fatto, con la candidatura di Leccese, in una sorta vicolo cieco, dove un passo indietro lascerebbe intendere agli elettori (non solo baresi e pugliesi in generale!) che nel campo largo a dettare la linea del Pd sia Conte, oltre che essere l’unico a sventolare nel centrosinistra la bandiera della legalità e di rinnovamento. Ed intanto tra Pd ed M5S le tensioni salgono dalla Puglia fino a Roma, perché a rinnovare gli attriti tra partito di Schlein e quello di Conte ora c’è di sicuro anche la vicenda del candidato sindaco unitario a Bari.

Giuseppe Palella


Pubblicato il 16 Aprile 2024

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