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Che effetto ha avuto la pandemia sui teatri?

Che effetto ha avuto la pandemia sui teatri? Lo abbiamo chiesto in questa intervista che ci ha concesso allo storico fondatore e patron del Teatro Team di Bari Bartolomeo Pinto. Grazie alla sua illuminata e geniale intuizione la Puglia (il teatro è un gioiello di respiro regionale) ha una struttura prestigiosa, la settima in ordine di grandezza nella penisola.

Dottor Pinto, quali ripercussioni ha avuto su di voi la pandemia?

“Un disastro, in tutti i sensi, siamo bloccati. La cosa assurda è che però questi danni non sono bilanciati. Mi spiego. I teatri pubblici, quelli di Stato e gli enti lirici hanno limitato le perdite perché godono di finanziamento pubblico. Hanno regolarmente percepito i contributi ed avranno un anticipo del 65 per cento. Noi privati che campiamo solo con i tagliandi venduti invece nulla. Ci spaventa la ripresa, perché la gente è ancora timorosa e spaventata anche per colpa di una informazione esagerata che ha creato e crea ansia. Insomma, la ripresa è vista da noi come un enigma”.

Si era parlato di teatri a ranghi e capienza ridotti. Che ne pensa?

“Impossibile almeno per quelli privati come il nostro, sarebbe improduttivo ed antieconomico. Lo possono fare solo quelli di Stato che godono di finanziamenti. Inoltre, aspettiamo ancora le linee guida sulle quali nutriamo qualche giustificata apprensione”.

Perché?

“Per la semplice ragione che il famoso comitato degli esperti a Roma è fatto da medici, ma non vi sono addetti ai lavori del nostro campo e settore. Insomma, parlano di teatro senza saperne nulla. Un controsenso”.

Quando ripartirete?

“Ad ottobre abbiamo in cantiere qualche spettacolo, tuttavia pensiamo che la vera e definitiva ripresa sarà a novembre. Il teatro è un luogo magico che allo stesso tempo crea emozione e cultura. E’ un posto deputato alla crescita. In altre nazioni mi risulta che queste industrie, quelle dello spettacolo e dell’arte non abbiano avuto interruzioni. Solo da noi. Supermercati e bus pieni, sale vuote. Un grande controsenso”.

Bruno Volpe

 

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