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Chi mente tra Emiliano e Lacarra sulla “querelle” dei furbetti dei vaccini?

Ciò che è accaduto in Puglia con la denuncia pubblica, attraverso Facebook, di supposti abusi nella somministrazione del vaccino anti-Covid da parte del segretario pugliese del Pd, on. Marco Lacarra, se non fosse una vicenda grave, a causa sia del difficile momento emergenziale che per i risvolti, sarebbe stata sicuramente comica. Infatti, il primo interrogativo che qualcuno si è posto dopo aver appreso dell’iniziativa di Lacarra è stato se il parlamentare barese del Pd non si fosse, per caso, dimenticato che lui è il segretario regionale del partito di maggioranza relativa, nonché della coalizione di governo alla Regione Puglia. Oltre che partito di riferimento del governatore pugliese, Michele Emiliano. Perciò, se il segretario del maggior partito di governo della Puglia, l’on. Lacarra, ha avuto – come lui stesso ha affermato – solo delle “percezioni di reato” (e non notizie di reato!) circa la somministrazione del vaccino anti-Covid a soggetti che, in questo momento, non hanno diritto in via prioritaria, allora la prima iniziativa da fare avrebbe dovuto essere necessariamente di natura politico-istituzionale e non di certo allarmistica, trattandosi solo di fatti generici non verificati e di cui non vi era certezza. Ovvero, informare immediatamente il presidente della Regione e contestualmente il Gruppo consigliare del Pd, di cui Lacarra è, da segretario regionale, qualificato referente politico. Quindi, anziché rivolgersi in primis ad Emiliano ed al Capogruppo consigliare del partito che rappresenta, per allertare su una vicenda di cui – da non dimenticare – ha avuto non conoscenza ma semplice “percezione”, Lacarra invece ha pensato di richiamare l’attenzione delle istituzioni competenti attraverso un post di Facebook. Che dire? Se non suppore che Lacarra nel momento in cui ha scritto e lanciato quel post possa aver avuto un’amnesia del suo ruolo di segretario del Pd pugliese e di parlamentare di un partito che è al governo della Regione. Oltre che, forse, di essere anche un esperto di diritto. Ma la vicenda ha poi avuto un prologo forse ancor più comico quando il presidente della Regione Puglia, Emiliano, appreso della denuncia pubblica di Lacarra, nella stessa giornata, con una nota ufficiale della Regione, ha comunicato che: “L’avvocato La Scala coordinatore del Nirs, il Nucleo ispettivo regionale sanitario della Regione Puglia, ha appena terminato di ascoltare l’on. Marco Lacarra per formalizzare le sue denunce in margine a presunte violazioni del piano vaccinale anticovid. Sulla base di tale audizione l’avvocato La Scala ha riferito che l’on. Lacarra non conosce nomi e circostanze precise sui fatti da lui denunciati, che sono frutto di percezioni, e di essere intervenuto su Facebook per sensibilizzare l’opinione pubblica su questi argomenti. Le indagini in corso da parte del Nirs proseguiranno sulla base degli elementi già diversamente acquisiti”. E qui, come suole dirsi, un’altra domanda nascerebbe spontanea: “E’ forse nelle possibilità dell’opinione pubblica affrontare il problema e, quindi, intervenire per verificare la fondatezza della denuncia e porvi i rimedi?” Oppure è decisamente vero il contrario? Ossia che l’opinione pubblica può solo sensibilizzare le istituzioni competenti ad intervenire, qualora fossero accertati i sospetti denunciati da Lacarra. E, quindi, chi più titolato del Presidente della Regione ad intervenire per gli accertamenti ed i susseguenti provvedimenti del caso, se fondato? Ed ancora: “Ma Emiliano non è dello tesso partito di Lacarra, per cui poteva forse egli stesso interfacciarsi con il parlamentare barese alquanto leggero in questa sua uscita sul piano vaccinale nella nostra regione?” E ci sarebbe anche da chiedere, questa volta, al governatore Emiliano: “Cos’è il responsabile del Nirs, per caso un pm che chiama Lacarra per ascoltarlo, oppure è il coordinatore di un nucleo ispettivo interno alla Sanità pugliese che ha il compito di vigilare sull’attività interna del comparto e che, quindi, agisce con compiti amministrativi e non giudiziari, per cui ad interfacciarsi con esso devono essere i vertici regionali e delle Asl e non certo un esterno all’istituzione, qual è Lacarra per l’appunto?”. Però, la vicenda già comica per taluni aspetti innanzi riferiti è diventata una vera e propria farsa, quando l’on. Lacarra con una nota successiva a quella del governatore Emiliano ha smentito in parte quanto da quest’ultimo comunicato. Infatti, ha reso noto Lacarra: “Nella giornata di ieri non ho mai parlato con l’avvocato La Scala. Sono stato contattato da un dipendente regionale al quale non ho ritenuto di dare informazioni circostanziate. Se il collega La Scala, che conosco bene e che ha già i miei contatti, ritiene di ascoltarmi, gli risponderò con piacere”. Ed ha poi aggiunto: “Mi attiverò, invece, per dare direttamente alla Procura le informazioni in mio possesso e mettere ancora insieme ulteriori elementi che possano aiutare gli inquirenti nelle indagini che stanno certamente svolgendo in modo accurato”. E, dopo quest’ultima affermazione di Lacarra, pare di capire che il deputato barese del Pd sia a conoscenza di indagini al proposito già in corso. E se così fosse effettivamente, allora sarebbe forse da chiedersi: “A che cosa è servito il suo post su Facebook, se la vicenda denunciata è già all’attenzione dell’Autorità inquirente?”. Le nostre considerazioni giornalistiche si fermano qui. Però, è del tutto evidente che qualcosa “non quadra” in questa vicenda su presunte violazioni nell’attuazione del piano vaccinale anti-Covid in Puglia. E verosimilmente non soltanto tra le dichiarazioni diramate con i rispettivi comunicati di Emiliano e Lacarra. Attendiamo gli sviluppi per sapere qualcosa di più. Di certo, però, possiamo constatare che in Puglia nel pieno della pandemia a non mancare, oltre le  polemiche, sono anche la collaborazione politico-istituzionale all’interno dello schieramento stesso che governa la nostra regione e forse anche la piena ed esatta consapevolezza di ruoli ricoperti.

 

Giuseppe Palella

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