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Chi siamo?… L’interrogativo di Hannah

Con fierezza e passione il Piccolo Teatro di Bari Eugenio D’Attoma risolleva il sipario. Un gesto “coraggioso”, pubblicamente lodato venerdì scorso in sede di conferenza stampa da Ines Pierucci, l’Assessore alle politiche culturali e turistiche del Comune di Bari. Il Piccolo ricomincia, dunque, e ricomincia… da marzo. Il 1° marzo di questo sventuratissimo anno era in cartellone alla storica struttura di Strada Borrelli ‘La pescatrice di perle’, un testo di Valeria Simone, diretto dalla stessa e interpretato da Marianna De Pinto. Poi… Ebbene, proprio con quella produzione della compagnia Acasa (diretta dalla Simone con Maria Luisa Longo) ha preso il via sabato scorso ‘Intorno alla luce’, la prima delle tre rassegne (le altre sono Linguamadre e Altroteatro) di cui si compone la stagione 2020-2021. Una stagione che per il terzo anno consecutivo Nietta Tempesta organizza in collaborazione con Acasa. Circa una ventina le compagnie coinvolte per un’offerta di spettacolo che si annuncia variegata e di qualità. Tra gli spettacoli più attesi sono da segnalare due nuove produzioni del Piccolo : ‘Giustizie jè fatte’, un lavoro scritto da Eugenio D’Attoma e affidato alla regia di Maurizio Sarubbi e ‘L’arco delle meraviglie’, un testo di Emanuele Battista che completa un trittico da anni incompleto e i cui primi due ‘atti’ sono i celebri Jarche Vasce e Jarche Jalde. La stagione si protrarrà (si spera) per oltre cinquanta appuntamenti sino alla fine di maggio. Venendo allo spettacolo di Simone e De Pinto, esso si incentra in parte sulla vita, in parte sul pensiero di Hannah Arendt, teorica della politica e scrittrice tedesca costretta nel 1933 ad abbandonare la patria per sfuggire alle persecuzioni razziali e rimasta apolide sino al 1951, anno in cui ottenne la cittadinanza statunitense. “Chi siamo?…” è l’interrogativo di apertura. A porselo, nel vuoto della scena occupato solo da una sedia, da una breve pila di libri e – sullo sfondo –  da un pupazzo, è una donna di rara classe. L’eleganza non è solo nell’abito di scena o nell’acconciatura, è soprattutto nel movimento. Che si tratti di sfilare una sigaretta dal portasigarette, portarsela alle labbra e accendere, oppure sedersi, levarsi, muovere qualche passo o restare brevemente in stasi, la brava Marianna De Pinto presta tutta la sua grazia alle esigenze della severa partitura gestuale disegnata dalla Simone (partitura che ben si coniuga con la meticolosità del disegno luci). Ne viene il ritratto di una Arendt lucida e puntigliosa, anche un po’ snob e compiaciuta di sé stessa, che al termine dello spettacolo, quasi una sfida, rilancia l’inappagato dubbio di partenza : Chi siamo.. ? Sulla domanda, che sembra rivolta alla platea, cala il buio.

Italo Interesse

 

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