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Cia Puglia fa appello al governo Conte per la crisi della produzione olivicola

La sezione pugliese della Cia (Confederazione italiana agricoltori) fa appello al Governo affinché intervenga con misure urgenti per affrontare la crisi che ha colpito la produzione olivicola nella nostra regione, e quindi di olio, nell’annata in corso. Una crisi che, insieme ai danni provocati finora dalla Xylella fastidiosa al patrimonio olivicolo regionale, – secondo il presidente di Cia Puglia, Raffaele Carrabba – potrebbe mettere definitivamente in ginocchio il comparto nella nostra regione, con la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro ed anche con la chiusura definitiva di molte imprese di trasformazione nel settore. Infatti, in Puglia quest’anno – come abbiamo già reso noto con in altro precedente servizio – si registra un vero e proprio crollo di produzione di olio extra vergine di oliva, con un decremento stimato di circa il 58% (secondo le stime diffuse da Ismea), a fronte di un calo medio nazionale del 38% circa. Ma il dato pugliese della produzione effettiva di olio per la campagna olivicola in corso potrebbe essere addirittura più drammatico di quanto pronosticato, perché il maltempo che ha colpito la Puglia a fine Ottobre e nella prima settimana di Novembre ha sicuramente compromesso ulteriormente la raccolta delle olive, perché sia il forte vento che le piogge torrenziali, abbattutesi su molte zone olivetate della Puglia in queste ultime settimane, hanno fatto cadere le olive già mature o in fase ancora di maturazione e, quindi, in attesa di essere raccolte. E, pertanto, mandando perduta parte della bassa produzione stimata. “E’ l’anno zero, il punto di non ritorno: l’olivicoltura pugliese può rinascere oppure sprofondare per sempre. Bisogna darsi una mossa” ha affermato il presidente di Cia Puglia in un’apposita nota a commento della crisi epocale dell’olivicoltura pugliese. Quindi, per Carrabba, “bene ha fatto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, a scrivere al ministro dell’Agricoltura, Gian Marco Centinaio”, spiegando che in Puglia “serve un ‘piano Marshall’ per il settore olivicolo, altrimenti il reddito di cittadinanza dovranno assegnarlo a migliaia di piccoli produttori e nuovi disoccupati a causa dell’abbandono degli uliveti e della chiusura dei frantoi”. Inoltre, con lo stesso comunicato, Cia Puglia ha reso noto che i dirigenti provinciali di “CIA area due mari” (Taranto-Brindisi), mercoledì scorso sono stati ricevuti dal Prefetto di Taranto per discutere proprio della situazione pugliese, con particolare riferimento alle province ionica e brindisina, dove la situazione inerente la produzione olivicola è ulteriormente peggiorata dopo le ultime calamità naturali che hanno causato pioggia e vento nel momento in cui la raccolta delle olive nei campi era appena iniziata. Pertanto, ha esortato Carrabba: “Si convochino gli Stati generali del settore, lo si faccia al Ministero, chiamando a raccolta le Organizzazioni di categoria, ascoltando le nostre proposte”. Infatti, secondo la sezione pugliese della Confederazione agricoltori italiani vanno subito messe in campo azioni decise attraverso un nuovo Piano olivicolo nazionale, come  ha rimarcato anche il Cno (Consorzio nazionale degli Olivicoltori). E Carrabba  contemporaneamente ha chiesto che prima della fine dell’anno, il nuovo Governo giallo-verde a guida Conte, di concerto con la Regione Puglia e i Comuni metta in campo una strategia precisa di contrasto e contenimento della xylella, avviando concretamente un vasto programma per l’espianto degli ulivi colpiti dal batterio e il reimpianto con specie di ulivi tolleranti al batterio. “I frantoi stanno chiudendo” ha affermato ancora Carrabba nella nota e “molti olivicoltori piccoli e medi potrebbero essere costretti ad abbandonare i propri oliveti”, perché “gli scenari che si stanno aprendo sono inquietanti e non possono lasciare indifferenti le istituzioni e i tavoli romani”. Allarme, questo, confermato dal fatto che in Puglia la produzione di olio quest’anno dovrebbe aggirarsi intorno alle 86mila tonnellate, a fronte delle 206mila dello scorso anno (ossia il 47% della produzione nazionale). Si è pure ricordato che nelle 6 province pugliesi, sono complessivamente 904 i frantoi che operano per la trasformazione delle olive. E, nonostante i flagelli provocati agli uliveti salentini dalla  Xylella fastidiosa, la provincia di Lecce continua a far registrare il maggior numero di frantoi (ben 227) presenti a livello regionale. Però, come è noto, la sputacchina sta pericolosamente mettendo a rischio questa economia e tutto il suo indotto non solo nel Leccese, ma anche nelle aree di Brindisi e Taranto, facendo avanzare il batterio anche verso la provincia di Bari. L’analisi Ismea, ha rilevato inoltre la Cia Puglia, ha evidenziato chiaramente un’altra “piaga” nella campagna olivicola in corso, che è il paradossale ed anomalo divario tra il Nord ed il Sud della Penisola. Infatti, – ha dichiarato Carrabba -quest’anno al centro-nord “si prevede un recupero della produzione di oltre il 30% rispetto all’anno precedente”, mentre nel Mezzogiorno è crollato nel comparto il quantitativo complessivo del prodotto. “L’agricoltura è il motore trainante del Sud”, ha poi ricordato Carrabba, spiegando che “se il comparto primario cede, allora tutto il sistema Sud va completamente in pezzi”. Per cui, secondo lui, “la situazione del settore olivicolo è la spia di una questione più ampia, che necessita di un tavolo interministeriale dove i dicasteri di Economia, Agricoltura, Sud e Lavoro” – ha auspicato il presidente di Cia Puglia – “possano trovare insieme le strategie e le risorse per fermare l’emorragia”. “La Puglia non sia lasciata da sola ad affrontare questa situazione potenzialmente esplosiva” – ha esclamato ancora Carrabba, che ha in fine concluso: “Lo stiamo dicendo da mesi, lo ripetiamo ancora, senza stancarci. Non possiamo permetterci la rassegnazione, serve una svolta concreta, fatta di lucidità e scelte coraggiose”. Ma per affrontare e risolvere concretamente le diverse questioni che assillano il comparto agricolo pugliese, ed in particolare quello olivicolo, sicuramente non sono sufficienti gli appelli al Governo nazionale o i tanti comunicati di protesta, bensì è necessario che tutti gli “attori” del settore facciano “squadra”, affinché il peso economico di un’importante categoria produttiva abbia le attenzioni che merita non soltanto a livello locale e nazionale, ma anche in ambito Ue, dove finora l’Agricoltura italiana, e quella olivicola in particolare, è stata sempre considerata come la “cenerentola” di altri comparti produttivi che, a lungo andare, hanno dimostrato di essere molto più attenzionati (anche in termini di risorse a disposizione) del settore Primario, nonostante il loro peso, in termini sia occupazionali che di volume economico sviluppato, fosse di gran lunga meno significativo.

 

Giuseppe Palella

 

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