Cronaca

Cimiteri galleggianti nel porto

Si calcola che nel porto di Bari i relitti abbandonati siano quasi un centinaio. Il caso più vistoso è quello carbonizzato del Norman Atlantic (per il quale – anche per ragioni di immagine – si prevede a breve uno spostamento dalla banchina del terminal crociere ad altra banchina ancora da individuare). E poi ci sono pescherecci, natanti da diporto… I numeri di Bari vanno considerati alla non consolante luce di quelli nazionali : circa 750 relitti abbandonati nei quindici più importanti porti italiani. Una cosa che mette ansia, se si calcola che entro il 2020 questi numeri potrebbero raddoppiare. E già si parla di cimiteri galleggianti, di bombe ecologiche innescate da pastoie burocratiche, dal gioco dello scaricabarile, dall’indifferenza, dal calcolo. Un problema finora snobbato poiché le navi di dimensioni maggiori – certe volte abbandonate persino con l’equipaggio ancora a bordo – rappresentano solo la parte emergente dell’iceberg di quest’altra piaga. Il ‘sommerso’ è ben altra montagna. Oltre ai relitti dei colossi del mare a preoccupare, e in prospettiva anche più, è l’enorme numero delle barche al di sotto dei dieci metri di lunghezza di proprietà dei diportisti. E qui parliamo di cose la cui durata non supera mediamente i dieci anni, contro i venti delle imbarcazioni vetroresina. Questa limitata ‘aspettativa di vita’ fa sì che di anno in anno si accresca il numero canoe, cajak e natanti a remi per uso sportivo lasciati a marcire in qualche angolo di un porto, o anche della costa. Ciò dipende anche dal fatto che i costi di smaltimento sono elevatissimi : grosso modo un euro al chilo o un migliaio di euro per ogni metro di lunghezza, senza contare i costi di trasferimento negli impianti di smaltimento che, quando operanti con modalità ’green’, possono essere molto lontani. A favorire tanta indecenza, infine, contribuisce il fatto che quattro volte su cinque queste imbarcazioni non risultano iscritte nei registri degli Uffici Marittimi o della Motorizzazione Civile. A queste condizioni non essendo l’Autorità nelle condizioni di rivalersi sui proprietari, lo sconcio dei cimiteri galleggianti appare irrisolvibile. In compenso si sta lavorando intorno ad un disegno di Legge ad hoc. Si parla di introdurre un Consorzio composto da cantieri, imprese del settore nautico e demolitori navali che sia finalizzato al rilancio dell’occupazione attraverso un’opera di smaltimento dei relitti e il riciclaggio dei materiali che avvenga in sintonia con le nuove regole imposte dall’Unione Europea. Ma come finanziare un progetto così vasto? L’idea è imporre un tributo ambientale, una sorta di ‘tassa sul relitto’ a  carico  di ogni unità navigante, dal cargo alla canoa che faccia ingresso in un porto. Sono in atto però feroci resistenze da parte delle associazioni di categoria. Che la Legge entri presto in vigore. E che fatta la Legge i furbastri di turno non trovino come scovare l’inganno.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 16 Gennaio 2018

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