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Cittadella della Giustizia, dopo quindici anni il progetto è ancora in piedi

“L’iniziativa della Cittadella non solo e’ legittimamente percorribile, ma non si vede quale ostacolo possa trovare dinanzi a procedure legittime. Al contrario, opporsi all’iniziativa e’ comportamento difforme da quanto prevede l’ordinamento giuridico nazionale”. Lo ha precisato in una nota indirizzata agli organi di stampa qualche tempo fa l’avvocato Felice Eugenio Lorusso, difensore della società ‘Paolo Pizzarotti’, all’indomani della sentenza della Corte di Giustizia Europea. L’organo delle toghe di Strasburgo che ha stabilito come, per un progetto di quel tipo e quella portata milionaria e cioè la costruzione di una sede unica per gli uffici giudiziari baresi, servisse una gara d’appalto e non una semplice ricerca di mercato. La Corte suggeriva in sostanza al Consiglio di Stato – dinanzi al quale pendeva il giudizio – di “chiudere il procedimento dell’indagine di mercato risalente ad agosto 2003 senza accogliere nessuna proposta e aprire un nuovo procedimento, nel rispetto della normativa dell’Unione in materia di appalti pubblici di lavori”. Il legale dell’impresa parmense ha offerto una diversa lettura della sentenza, la quale “riafferma – ha spiegato a suo tempo l’avvocato Lorusso – il basilare principio per cui il giudicato del Giudice nazionale non e’ tangibile dalla Corte”. “Dunque la Corte di Giustizia – ha spiegato ancora il legale barese – lungi dall’opporsi alla realizzazione della Cittadella, ha riconfermato la percorribilità dell’iniziativa così come statuita dal giudice nazionale, le cui decisioni non sono modificabili”. “Le affermazioni provenienti da alcuni esponenti politici che vorrebbero chiusa la vicenda – ha detto ancora il legale – sono smentite quindi dalla decisione della stessa Corte di Giustizia dell’Unione Europea e dalle norme procedurali interne all’ordinamento giudiziario nazionale”. In campo è tornato anche uno dei principali progettisti dell’opera proposta dall’impresa Pizzarotti, l’ingegnere Michel Cutolo, parlando di “interpretazioni di cui e’ evidente la strumentalità”. “Vorrei ricordare a quanti hanno commentato la sentenza senza averla nemmeno letta – ha confermato Cutolo – che nel corso della vicenda il Comune di Bari ha posto in essere comportamenti contrari ai principi della certezza delle situazioni giuridiche, così come sembra fare ancora oggi, nonostante le chiare statuizioni della Corte di Giustizia”. E così l’impresa s’è rivolta l’autunno scorso con una istanza al Ministero di Grazia e Giustizia, chiedendo di poter adempiere alla sentenza del Consiglio di Stato (n. 4267/2007) che sanciva necessaria la realizzazione di una struttura destinata a garantire l’esercizio di una così importante funzione pubblica, quale quella della Giustizia. La battaglia a colpi di carte bollate tra impresa Pizzarotti, ministeri e Comune per la costruzione della sede unica della Giustizia a Bari non sembra per niente terminata…

 

Francesco De Martino

 

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