Coldiretti-Puglia contro le importazioni sleali e selvagge che danneggiano gli agricoltori
Protesta a Strasburgo dinanzi alla sede del Parlamento europeo a cui hanno partecipato anche dalla nostra regione circa mille associati

Ieri, a Strasburgo, significativa manifestazione di protesta della Coldiretti, con la partecipazione anche di circa mille agricoltori pugliesi che, insieme ad altri soci di Coldiretti giunti da tutte le altre regioni italiane, hanno sfilato in corteo con le tradizionali bandiere e cappelli su cui campeggia lo storico logo identificativo dell’importate sindacato agricolo italiano fondato nel 1944 da Paolo Bonomo, fino a raggiungere la sede francese del Parlamento europeo. Al fianco degli agricoltori italiani, capeggiati dal presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, e dal Segretario generale dell’associazione sindacale, Vincenzo Gesmundo, hanno filato tantissimi agricoltori francesi aderenti alla Fnsea, ovvero un importante sindacato agricolo d’Oltralpe, analogo di Coldiretti. Motivo della manifestazione? Fermare nella Ue le importazioni sleali di cibi che non rispettano gli standard europei e mettono a rischio la salute dei consumatori e il reddito degli agricoltori. Infatti, per Coldiretti e la francese Fsnea le stesse regole che seguono le imprese agricole in Europa devono essere rispettate da chi vuole vendere da noi, da qualunque Paese voglia esportare qui. E servono più controlli, perché ora solo il 3% delle merci viene fisicamente verificato nei porti e alle frontiere dell’Unione europea. Difatti, l’accusa che Coldiretti muove contro il governo dell’Unione è che la deriva autocratica e ideologica imposta dalla presidente tedesca della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, sta uccidendo l’agricoltura europea e mettendo a rischio la sovranità alimentare del vecchio continente. “La Commissione ha il dovere di difendere – ha sottolineato in una nota Coldiretti – le produzioni europee, i cittadini consumatori e la sicurezza del cibo. Perciò, per Coldiretti “se Von der Leyen non garantisce subito reciprocità, controlli e trasparenza nel commercio internazionale, deve lasciare il suo incarico e abbandonare subito le follie che ad oggi hanno contraddistinto la sua gestione antidemocratica”. Ed ancora: “La Commissione Von der Leyen ha trasformato l’agricoltura in un laboratorio ideologico gestito da tecnocrati che ignorano i territori produttivi, scaricano costi e vincoli sulle imprese europee e spalancano i mercati alla concorrenza sleale globale”. Pertanto, Coldiretti chiede anche trasparenza totale sulla provenienza dei prodotti agricoli importanti nella Ue, con origine obbligatoria in etichetta per tutti i prodotti e abolizione dell’inganno del codice doganale dell’ultima trasformazione. Secondo Coldiretti, la Commissione guidata da Von der Leyen “predica ideologia e impone burocrazia”, evidenziando che ogni anno alle aziende agricole italiane vengono sottratti 100 giorni di lavoro per obblighi inutili, rilevando che “senza reciprocità il commercio diventa un’arma contro l’Europa”. Infatti, cita sempre Coldiretti nella nota, “il negoziato sul Mercosur è l’emblema delle follie della Commissione”, poiché trattasi di “un accordo costruito per importare prodotti senza reciprocità e senza controlli sanitari e ambientali, aprendo la strada ad altri trattati ancora più pericolosi per l’agricoltura e il cibo europeo”. Annunciando che “per queste ragioni la mobilitazione di Coldiretti proseguirà senza sosta, finché la Commissione non abbandonerà la linea suicida che ha imposto e non ripristinerà un quadro politico e commerciale capace di difendere agricoltura, cittadini e sovranità alimentare europea”. “La nostra protesta sul tema della trasparenza – ha sottolineato il presidente di Coldiretti – è nell’interesse delle imprese agricole, ma soprattutto dei cittadini consumatori”, chiarendo che “dare garanzie sulla qualità dei prodotti e, soprattutto, assicurare che i cibi importati rispettino esattamente le stesse regole e gli stessi standard ai quali sono sottoposte le nostre imprese”. E ciò vale – ha precisato Prandini – “per il Mercosur, ma vale anche per tutti gli accordi futuri che verranno siglati”, perché abbiamo la necessità di dare certezza e tutela al lavoro dei nostri agricoltori”. “La nostra battaglia – ha concluso Prandini – continuerà nei prossimi giorni, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, finché non otterremo elementi chiari di trasparenza e di coerenza da parte della Commissione europea”. Il segretario generale di Coldirett, Gesmundo, ha invece sottolineato: “Siamo qui per denunciare la necessità che, partendo proprio dal Mercosur, tutti i prodotti che importiamo in Europa e soprattutto in Italia siano pienamente tracciabili”, facendo presente di aver fotografato nel porto di Rotterdam (da lui definito come la porta degli inferi) “le cose più schifose che arrivano in Italia”. “È quindi necessario che – ha proseguito Gesmundo – partendo da questa grande capacità di mobilitazione popolare, si possa arrivare non solo al concetto di reciprocità, ma a un controllo che riguardi tutte, tutte, tutte le merci che importiamo, sia dal punto di vista della qualità sia, soprattutto, da quello della salubrità”. Infatti, ha rilevato inoltre Gesmundo, “i Paesi dai quali importiamo prodotti e derrate alimentari utilizzano ancora fitofarmaci e veleni che in Europa sono stati banditi da oltre quarant’anni”. Pertanto, per Coldiretti, non è pensabile né auspicabile continuare in questa direzione. Infatti, il presidente di Coldiretti Puglia, Alfonso Cavallo, ha dichiarato: “Le importazioni sleali stanno mettendo seriamente a rischio le produzioni agricole del nostro territorio e la salute dei cittadini”. Quindi, ha proseguito Cavallo, “non possiamo accettare che ai nostri agricoltori vengano imposte regole rigidissime su ambiente, lavoro e sicurezza alimentare, mentre entrano in Europa prodotti che non rispettano minimamente quegli stessi standard”, perché “è una concorrenza falsata che colpisce il reddito delle imprese agricole pugliesi e italiane e mina la fiducia dei consumatori”. “In Puglia – ha aggiunto il presidente regionale di Coldiretti – sono particolarmente esposti prodotti simbolo del ‘Made in Italy’, come olio extravergine di oliva, grano duro, ortofrutta fresca, conserve di pomodoro e uva da tavola, che arrivano sul mercato europeo a prezzi stracciati, perché ottenuti con fitofarmaci vietati, costi del lavoro irrisori e controlli sanitari insufficienti”, concludendo che “questa non è globalizzazione, ma dumping”. Sulla stessa linea il direttore di Coldiretti Puglia, Pietro Piccioni, che ha affermato: “Il problema non è il commercio internazionale in sé, ma l’assenza totale di reciprocità e di controlli efficaci”, facendo presente che “oggi solo una minima parte delle merci viene controllata fisicamente alle frontiere, mentre entrano in Europa prodotti che non garantiscono né qualità né salubrità”. “I prodotti più a rischio per l’agricoltura europea – ha spiegato Piccioni – sono carni bovine e avicole, cereali, riso, zucchero, miele, olio d’oliva, agrumi e ortaggi, provenienti da Paesi extra Ue, dove sono ancora consentite sostanze vietate da decenni in Europa. Così si mette in difficoltà chi produce rispettando le regole e si inganna il consumatore finale”. Pertanto, “serve subito – ha concluso il direttore pugliese di Coldiretti – più trasparenza, origine obbligatoria in etichetta e controlli veri su tutte le merci importate”, rilevando che “senza queste garanzie, ogni accordo commerciale diventa un colpo mortale all’agricoltura europea e alla sovranità alimentare” dell’Unione e dei Paesi aderenti. Peccato, però, che a manifestare a Strasburgo contro le importazioni sleali e selvagge all’interno della Ue e, quindi, anche in Italia ci fossero solo Coldiretti e la francese Fsnea, mentre altre Organizzazioni sindacali del variegato mondo rurale europeo e, in particolare, italiano non abbiano fatto in modo da partecipare unitariamente alla protesta. Evidentemente il comparto agricolo nazionale ed europeo è ancora troppo diviso anche nelle proteste da portare aventi a livello nazionale e comunitario, nell’interesse economico della categoria rappresentata, oltre che di quello sicuramente superiore, riguardante la salute di tutti i consumatori dell’agroalimentare d’importazione extra Ue.
Giuseppe Palella
Pubblicato il 21 Gennaio 2026



