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Come Caino e Abele

‘Amadeus’, la pièce scritta da Peter Shaffer nel 1978, era arrivata a quasi 1181 repliche quando – nel 1984 – Milos Forman portò lo stesso testo sul grande schermo. Da quel giorno l’opera del drammaturgo inglese non ha più avuto fortuna. Chiunque abbia visto il capolavoro di Forman non può fare a meno di rivedere quella pellicola come in sovraimpressione ad ogni messinscena dell’Amadeus di Shaffer. Il che produce nello spettatore un senso di fastidio, qualcosa di vicino all’ossessione dell’ombra di Mozart per il Salieri degli ultimi giorni. Così è stato anche giovedì sera al Piccinni, dove ‘Amadeus’ diretto da Konchalovsky ha debuttato (resterà in cartellone sino a domani) per la Stagione Teatrale di Bari. Andrei Konchalovsky, sua la regia, si è adoperato in tutti i modi per confezionare una messinscena nitida, peraltro riuscendovi. Ma tanto sforzo e l’abbondanza di mezzi (undici attori di questi tempi sono una folla biblica) non sono bastati a regalare un’idea davvero potente e originale, cioè il colpo d’ala necessario a evadere la gabbia che di fatto e involontariamente Forman mise intorno all’Amadeus di Shaffer. E viene da dubitare che chiunque altro farebbe meglio di Konchalovsky, salvo prendere spunto dal testo di Shaffer per giungere ad una riflessione personale sull’antagonismo Mozart-Salieri. Ovvero ciò che il regista russo ha scelto di non fare. Ad ogni modo questa produzione GTS Artisti Riuniti / Teatro Nazionale della Toscana non è stata superflua. Il soggetto disegnato quasi due secoli prima da Puskin, cioè l’avversione del compositore italiano verso il genio di Salisburgo, è di quelli che non tramontano. Perché qui si può andare oltre il tema dell’invidia, che si consumi tra uomini comuni o tra uomini non comuni non importa. Qui il richiamo di Caino e Abele è più forte che altrove. Gratta gratta, ragionare a proposito di Salieri e Mozart equivale a parteggiare, a schierarsi, a prendere posizione verso la madre di tutti gli interrogativi: Dio è giusto?… La grandezza di Salieri non è nella indiscutibile bellezza delle sue composizioni, bensì nella dimensione assoluta del suo odio (storicamente documentabile, a differenza della storia del preteso avvelenamento). Il compositore lombardo fa di Mozart il pretesto per insorgere contro il carattere palesemente imperfetto della Creazione. E’ blasfemia, questa? Forse è coraggio di pensiero. E volendo avventurarsi al di là di Caino e Abele, si potrebbe addirittura conferire un colore ‘luciferino’ al rancore di Salieri… – Prossimo appuntamento di stagione, domenica 26 gennaio con ‘Momenti di trascurabile (in)felicità’, di e con Francesco Piccolo; con la partecipazione speciale di PIF.

Italo Interesse

 

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