Cultura e Spettacoli

Come le vecchie torri di avvistamento

Il caso dei fortini costieri costruiti in Puglia nell’imminenza della seconda guerra mondiale ricorda quello delle torri d’avvistamento che gli Spagnoli eressero nel Cinquecento lungo le rive del basso Adriatico e dello Ionio a tutela di popolazioni inermi dinanzi alla minaccia turca. Con la differenza che mentre del secondo tipo di fortificazione è in piedi non più di una torre su dieci (del residuo 90% resta solo memoria in un toponimo), le più recenti opere di difesa per il fatto d’essere in cemento armato e non essere mai state coinvolte in azioni di guerra sono pressoché intatte. Chiamate erroneamente bunker (termine invece riferito a rifugi corazzati sotterranei), le casematte pugliesi saranno più di mille. Potendo accogliere non più di un paio di mitragliatici pesanti, tecnicamente erano pensate solo per ‘impegnare’ il nemico e ritardarne l’avanzata in attesa dell’arrivo di forze di contrasto. A guerra finita, il mutamento degli equilibri politici internazionali e l’evoluzione del concetto di difesa del territorio decretarono l’obsolescenza di questo tipo di fortificazione. Su di esse, infine, l’Autorità Militare rinunciò di fatto a far valere i propri diritti. Per cui, inutilizzate da oltre settant’anni, le casematte sono involute in micro discariche, in latrine, ricoveri per randagi, rom, clochard e clandestini. Uno spettacolo desolante a cui si dovrebbe porre rimedio. Ma in quale modo, riutilizzando le casematte a scopo turistico? I limiti architettonici di queste strutture lo escluderebbero : piccole come sono non possono ospitare più di quattro, cinque persone, sono prive di servizi igienici, hanno la volta talmente bassa che non si può stare in piedi… Tuttavia, sull’opposta sponda adriatica sembra abbiano trovato la soluzione allo stesso problema. E’ noto che dopo il 1967, preoccupato che il suo paese venisse invaso da est come da ovest, Enver Hoxha diede l’avvio alla costruzione di un numero impressionante di casematte (più di 170mila) dislocate lungo ogni confine. Da quando è caduto il comunismo, quelle strutture languiscono inutilizzate. Adesso però si parla di voltarle in rifugi per escursionisti e turisti che si muovono a piedi, in luoghi di piccola ristorazione, in postazioni per il birdwatcher… La casamatta di San Pietro in Bevagna in immagine (lo scatto è di Giovanni Salinaro) non suggerisce l’idea di un possibile ricovero per attrezzatura da pesca? In ultima analisi questi vetusti fortini potrebbero  far gola a privati… Se lo Stato è ridotto al punto da mettere in vendita fari, caselli ferroviari e persino isolotti, non si vede perché non dovrebbe far battere all’asta anche una casamatta.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 28 Luglio 2018

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