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Come pagine di diario

Viaggiare è da sempre per il creativo fonte d’incredibile ispirazione. Che a portarti sia un cavallo, un veliero, una locomotiva a vapore o una Panda a metano, il fatto d’avere avanti a sé un orizzonte dinamico alimenta riflessioni e solletica ricordi  innescando guizzi della fantasia. Alla ferrea legge non sfugge Davide Santorsola, affermato compositore e pianista andriese, giunto col recentissimo ‘Horizon’, edito da Bollettino Edizioni Musicali, alla nona incisione personale (la prima a contenere solo suoi brani). Nello spostarsi, e con i mezzi più disparati, tra un concerto e l’altro nell’arco di tempo compreso tra la primavera e l’estate di quest’anno, Santorsola riflette sul senso della quotidianità, questo complesso di piccoli gesti, cosette e cosucce sbrigativamente snobbate a beneficio d’una più alta concezione del vissuto. Galeotto un orizzonte, i dettagli ‘sfuggono nel respiro del cielo’ e confluiscono, ritrovando dignità, nel Tutto. Prendono così vita i trentasei minuti di ‘Horizon’, un album che si connota per l’uso pacato del pianoforte, questo dire posando dita sui tasti fuggendo i fronzoli, le lusinghe dello specchio. Apertura con ‘Devo andare’, dove l’ineluttabilità dell’errabonda vita d’artista viene espressa con serenità. In ‘Greyhound bound for horizon’ si coglie, sottile, la stanchezza del viaggiatore in lotta contro i morsi del pensiero che tanto correre e fare potrebbe non avere senso. Segue ‘Go go and do not look back’ che racconta con bonaria perentorietà l’impellenza di restare coerenti col gesto di ‘trarre il dado’. Viene poi ‘Dorian Street’, composizione che induce a pensare come certi luoghi, sfiorati o vissuti che siano, abbiano il potere di schiudere finestre, di spalancare portoni ; la percezione del tempo che scorre inarrestabile infonde languore. Il successivo ‘On the road (alone)’ è prosieguo emozionale del brano precedente, con un colore però meno malinconico. Con ‘Poi venne la primavera’ Santorsola conferma la sua cifra di musicista essenziale : qui i colori non squillano, il cambiamento stagionale è narrato senza freschezza furba ; affatto vivaldiana, la primavera si presenta appesantita da strascichi invernali. ‘By by border town’ è grato accomiatarsi dal passato ; non c’è nostalgia nell’artista che corre verso la prossima tappa di un tour. Giunge finalmente il momento di rifiatare ; ‘Rocking chair’ è cullarsi interrogativo. L’interlocutorio ‘Encore # 2’, nella cui vaghezza pensieri s’inseguono senza raccogliersi, anticipa il finale e lieto ‘Brazilian theme variations’. Nell’insieme, un disco piacevole, questo ‘Horizon’, che si ascolta con lo stesso piacere con cui si sfogliano pagine di diario di un viaggiatore attento e motivato.

Italo Interesse

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