Come si chiama la moglie di Rocco?
A Bari il carnevale aveva un nome, Rocco. Ma questa figura diventava visibile solo alla sua morte, coincidente con l’inizio della Quaresima. Con premura ridanciana, allora, i baresi di ieri disponevano grottesche esequie. Utilizzando cartoni assemblavano un ‘cofano’ entro cui collocavano un fantoccio. Una volta adornato il feretro con avanzi di verdura e coriandoli a strisce e un’immancabile carota collocata in verticale a memoria del principale ‘dono’ di Rocco, si disponeva il corteo. Il corteo funebre si componeva di soli maschi : sfaccendati, lazzaroni, spiriti ameni, ragazzi e giovani camuffati da donne procaci o da gobbi. In mezzo a costoro spiccava per gli abiti sgargianti la Pacchianedde, la moglie di Rocco la quale, stringendo un asciugamano intriso d’acqua che di tanto in tanto strizzava, così piangeva il morto : “Rocche, Rocche, e mmò ce m’avà chiandà la bastenache?” (Rocco, Rocco, ed ora chi mi pianterà la carota?). Faceva parte del corteo anche un finto prete che salmodiando in dialetto e farfugliando parolacce, aspergeva la salma attingendo acqua da dentro un orinale per mezzo di uno scopino da cantero. La processione serpeggiava lungo le viuzze del borgo antico. I passanti si fermavano, le persone sedute sulla soglia dei bassi si alzavano, gli artigiani sospendevano il lavoro. E chi si levava il cappello, chi fingeva di piangere, chi allungava la mano a stampare baci sulla bara… Tutti stavano al gioco. A percorso ultimato, Rocco veniva scaraventato in qualche fossa alle porte della città che fungeva da discarica o dato alle fiamme mentre la Pacchianedde elevava tragicomiche urla di dolore. Tornando alla moglie del nostro antico carnevale, tale figura nel barese ha altro nome : la Quarantana (in riferimento alla durata della Quaresima, che inizia con la fine del carnevale). . Raffigurata come un fantoccio dalle fattezze di vecchia vestita di nero, La Quarantana viene abitualmente impiccata ad un palo o sospesa per la gola ad una fune tesa fra due balconi. La greve installazione raffigurerebbe il suicidio della donna, incapace di sopravvivere al dolore per la scomparsa del marito (Carnevale) e perciò paludata a lutto. L’attuale funzione della Quarantana non si discosta granché da quella svolta in passato : agire in funzione scaramantica. Ciò spiega perché ancora oggi questo fantoccio ostenta un aspetto sinistro, acuito dal gesto delle corna o dalla presenza di un coltello o un bastone brandito fra le mani. In sostanza si comporta come una maschere apotropaica : intimorisce gli influssi nefasti e li tiene lontani. Tuttavia in alcuni comuni della Valle d’Itria l’arma o il gesto deterrente sono sostituiti da altri elementi : l’ombrello, il fuso, l’arancia o la patata cui sono infisse penne di gallina che possono essere sette o quaranta per indicare le settimane o i giorni della Quaresima… Tanta varietà simbolica si spiega con le origini precristiane della Quarantana, nella cui figura si può scorgere uno strascico ‘addomesticato’ di remotissimi riti di propiziazione della fertilità. C’è pure chi nella Quarantana vuol vedere una delle tre Parche greche, divinità tenebrose, vecchie e deformi che, personificando il Fato, stabilivano il destino degli uomini. La breve vita della Quarantana ha termine il giorno di Pasqua o, per i più impazienti, alla mezzanotte del Sabato Santo : le si dà fuoco, la si distrugge applicandole mortaretti oppure la si abbandona alla furia devastatrice dei monelli di strada. E’ singolare come anche gli usi più antichi facciano tesoro dei moderni ritrovati : Una volta questi fantocci era fatti in paglia. Quando pioveva, la paglia si appesantiva e la Quarantana cascava giù (cosa ritenuta di pessimo auspicio). Oggi si ovvia a questo rischio riempiendo il fantoccio di palline di polistirolo. Una variante della Quarantana consiste nell’appendere ad un filo teso da un balcone all’altro sette bambolotti.
Italo Interesse
Pubblicato il 19 Aprile 2019



