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Come si stanno comportando i presidenti delle ASD dopo il nuovo Dpcm?

Da qualche giorno è stato giorno è stato firmato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte il nuovo Dpcm e per quanto concerne le attività sportive agonistiche e non, ma specie per quelle amatoriali sono state attuate restrizioni necessarie, sebbene fortmente penalizzanti per tutti gli sport da contatto, per i Centri Sportivi e gli appassionati di sport. Nella speranza che quanto prima si possa atrovare un vaccino al male del secolo, al peggiore forse di tutti anche se non c’è traccia di cura all’orizzonte ed i contagi sono in costante aumento, almeno per il momento lo sport non è stato fermato del tutto. Ai nostri microfoni abbiamo intervitato un grande maestro e judoka, il presidente della storica Asd Sankaku, Dino Bartoli il quale ai nostri microfoni ci ha spietato come stanno reagendo e rispondendo al nuovo decreto: “Sono presidente dal 1992, prima c’era mio padre al quale sono grato per avermi trasmesso l’amore per le arti marziali ed io oggi tramando a mia figlia e mio figlio, e tutti gli allievi dai grandi ai più piccoli che insegniamo la nostra diciplina. Essendo uno sport da combattimento stiamo reagendo con la nostra forza e tirando fuori risorse che nemmeno pensavamo di avere. La Federazione in primis, ci ha datto tutto le indiciazioni e protocollo da seguire. Io da guida resposnabile ho preferito sospendere l’attività agonistica per atleti e bambini. Stiamo, tuttavia, svolgendo soltanto un tipo di preparazione atletica e specifica nel rispetto dei distanziamenti sociali, essendo uno sport da contatto non possiamo fare diversamente. Nello Judo dove hai bisogno delle ‘proiezione’ e di provare i movimenti con il tuo sparring partner è un duro colpo, tuttavia, ci adattiamo nella speranza di ripartire più forti di prima, una volta trovata la cura”. Infine un appello ulteriore dal maestro Dino Bartoli, al quale questo Covid ha dato una ‘mazzata’ pesante in quanto le loro attività prendevano forma prevelantemente presso le scuole ed ora non è più possibile: “Mi sono adeguato a tutte le norme varate, tengo a ribadirlo. La mia associazione esiste dal 1976 e nonostante i sacrifici e la ‘storicità’ siamo rimasti senza una sede ed oltre al danno economico, la beffa perché non possiamo proseguire la nostra attività di insegnamento presso le scuole vista la situazione. Lo Judo che significa ‘via della cedevolezza’ ci indicherà la strada e sapremo resistere, nel frattempo saremmo lieti, di poter trovare, per quando sarà daccapo possibile, una nuova sede che ci possa o potrà ospitare”. Dopo aver trattato lo judo come attività sportiva che vive del cotnatto abbiamo intervistato il presidente del Centro Sportivo ed educativo e della ASD Snupy, Francesco Mastroviti che ha risposto anche lui sul come si stanno adeguando alle nuove norme varate dal governo: “A seguito del nuovo decreto che vieta le partitelle amatoriali, noi come Centro Sportivo Snupy siamo riamsti chiusi e non possiamo più consentire le partite di calcetto agli appassionati. Abbiamo dovuto sospendere anche i tornei che erano già stati organizzati, insomma un duro colpo per il nostro centro ed attivtà che è prima di tutto un centro educativo oltre che centro sportivo. Essendo però anche una ASD, anche lì ci sono state delle modifiche e vado con ordine per spiegarvi: il gruppo aziendale è stato bloccato a data da destinarsi, in quanto anche il torneo Csen in programma è stato sospeso, abbiamo ritenuto opportuno sospendere l’attività; il calcio dei piccolini, invece, continua con allenamenti indivualizzati, ogni bambino con il proprio pallone in modo individuale si allena a stretto controllo del tecnico, ed abbiamo con i mister realizzato delle stazioni (veri e proprio percorsi ad hoc, ndr) da fare nel rispetto del protocollo, resta però però ahimè la mancanza delle partitelle e per regalare loro un sorriso, nel finale dell’allenamento effettuano dei tiri in porta o calci di rigore; infine, per quanto riguarda i ‘senior’ stanno svolgendo allenamento individualizzato, svolgono la parte atletica distanziata ed effettuano tiri dalla distanza, seguendo le schede preparate meticolosamente dal tecnico in piena osservanza del protocollo. La speranza è che si possa trovare una cura e si possa tornare a gioire insieme. Il calcio unisce non divide, ma per ora dobbiamoa deguarci e rispettare quanto viene imposto”.

Marco Iusco

 

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