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Come usciremo dalla pandemia e che cosa sta accadendo nelle nostre teste?

Come usciremo dalla pandemia e che cosa sta accadendo nelle nostre teste, specie in quelle dei giovani? La parola ad un grande psichiatra, autorevole e qualificato: il professor Massimo Di Giannantonio, docente a Chieti e Presidente della Società Italiana di Psichiatria che ci fornisce delle risposte, un tantino sorprendenti.

Professor Di Giannantonio, in questo momento pandemico sentiamo talvolta di furibonde risse tra ragazzi. Che cosa sta accadendo?

“Bisogna prima di tutto distinguere tra disturbi patologici veri e propri e conflitti sociali. Cioè quello che è malattia e quanto invece appartiene alla vita sociale e relazionale”.

Che cosa avviene nelle menti di molti giovani e della popolazione italiana?

“Quando si è sottoposti per lungo tempo, come sta accadendo da un anno, a restrizioni della libertà personale, dell’affettività, dello svago e del lavoro, certe reazioni sono da mettere in preventivo. E’ come una pentola a pressione che scoppia, siamo persino nella fisiologia. Ovviamente tutto va contenuto nei limiti della legalità e del rispetto del vivere sociale, si intende. Nessuna violenza va mai giustificata. Ma alcune reazioni sono assolutamente da mettere in conto. Parlo delle condotte cosiddette asociali e dell’aggressività che in momenti di repressione fatalmente aumentano”.

 

Esiste il rischio di aumento delle depressioni?

“E’ presente. Soggetti fragili, chi ha perduto il posto di lavoro, chi non è in grado di dare risposte esistenziali, rischia di cadere in diminuzione del tono dell’umore, quella che comunemente si chiama depressione”.

Come ne verremo fuori?

“Come qualsiasi popolazione sottoposta a dura prova, penso all’ Italia del dopoguerra, alla fine reagiremo positivamente, col desiderio di metabolizzare questa brutta parentesi e guardare al domani con fiducia”.

E’ aumentato il consumo di psicofarmaci?

“E’ cresciuto notevolmente quello di ipnotici e psicofarmaci a seguito di insonnia e disturbi del sonno. Ma è lievitato pure il consumo di alcol, peggio ancora solitario, nella misura di circa il 18 per cento. Molto”.

Bruno Volpe

 

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