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Comitato ‘No inceneritore’, c’è un giudizio in corso: comuni, diamoci da fare…

Gli ambientalisti sperano ancora nell'esito positivo del contenzioso con l'intervento dei comuni interessati

E’ ancora battaglia con le carte bollate fino ai giudici di terzo e ultimo grado di giudizio, sul fronte di autorizzazioni, licenze e permessi per dare impulso all’impianto di trattamento dei rifiuti tra Bari e Modugno, specie dopo la sentenza di primo grado del Tribunale Amministrativo Regionale che ha dichiarato legittima la proroga, appunto, dell’autorizzazione della Regione per l’inceneritore ‘Newo’ a Bari e precisamente al quartiere ‘San Paolo’. I giudici amministrativi in prima istanza, dunque, hanno rigettato il ricorso degli ambientalisti, in quanto il Consiglio di Stato si era già pronunciato, rendendo legittima l’autorizzazione dell’Ente Regionale. Insomma, il Tar/Puglia ha disposto – in base a giurisprudenza consolidata – che non è consentito al primo giudice riesaminare una vicenda già accertata e risolta – in punto di diritto, come dicono gli avvocati – dal Consiglio di Stato. In altri termini s’è affermato che, in presenza d’una sentenza di secondo grado e cioè emessa dal Consiglio di Stato, non sia possibile intervenire sulla proroga all’autorizzazione regionale. E quindi, nel caso dell’inceneritore barese, annullare la stessa. Evidente che – stando così le cose – qualsiasi iniziativa giudiziaria intrapresa per impedire quella costruzione, sia destinata a essere rigettata così come, se fosse annullata dalle Sezioni Unite della Cassazione la sentenza del Consiglio di Stato, verrebbe riaperto il percorso giudiziario, altrimenti bloccato. Insomma, un groviglio di sentenze, ordinanze e contenziosi amministrativi per una partita ancora aperta in ‘Zona Cesarini’ sulla quale, però, il Comitato <<No Inceneritore>> guidato da Corsina Depalo ha deciso di mettere un punto fermo. Anzi, di rimettere la palla in area per tentare l’”assist” a effetto diretto agli enti pubblici. E magari far ‘goal’, vincendo in extremis la partita a tutela esclusiva dell’ambiente. Fuori di metafora, dal comitato vorrebbero fare alcune considerazioni ‘coram populo’, partendo dall’esito autorizzatorio della conferenza di servizi, per ottenere un risultato positivo. Allora, professoressa Depalo, da dove cominciare?

<<Tanto per iniziare, diciamo con franchezza che facciamo fatica a comprendere come possa, allo stato degli atti, la magistratura amministrativa annullare il provvedimento autorizzatorio dopo essersi pronunciata favorevolmente in Consiglio di Stato e successivamente al Tar/Puglia di Bari sulla legittimità del provvedimento. E tutto ciò perché, in presenza della sentenza del Consiglio di Stato, non è possibile modificare alcunchè>>.

 

E mentre si deve ancora decidere la vicenda giuridica, amministratori e politici sprecano promesse e parole…

 

<<Beh, in realtà facciamo fatica a comprendere i motivi per cui i sindaci di Bari e di Modugno e tutti gli altri dei comuni dell’Aro/Ba-2 non ritengano di intervenire nel giudizio pendente dinanzi alle Sezioni-Unite della Cassazione, curato dall’avvocato Luigi Campanale. La Corte di Cassazione, infatti, è l’unico organo giurisdizionale che può, ove ritenesse, annullare la sentenza del Consiglio di Stato che impedisce di annullare il provvedimento autorizzatorio della Regione, accettato originariamente dal Comune di Bari, finalizzato a costruire l’inceneritore. E tutto ciò anche in considerazione del fatto che sia verosimile ritenere che, con i pronunciamenti di Tar e CdS, vi potrebbero essere pesanti condanne alle spese di giudizio; spese che ovviamente sarebbero a carico dei comuni e quindi di quei cittadini-contribuenti che versano le somme atte a finanziare i servizi erogati dagli stessi comuni>>.

Francesco De Martino


Pubblicato il 21 Febbraio 2024

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