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Comunali: s’infiamma lo scontro politico tra Laforgia e Leccese

Nell'ultima settimana di campagna elettorale si è rotto il fair-play tra i due antagonisti di centrosinistra

Nello scorcio finale della campagna elettorale per l’elezione del nuovo sindaco ed il rinnovo del consiglio comunale di Bari si infiamma il clima politico tra i tre principali aspiranti sindaco e, in particolare, tra i due candidati di centrosinistra, Michele Laforgia e Vito Leccese. Infatti, il fair-play con cui è partita la campagna elettorale barese tra i due candidati sindaco protagonisti della rottura barese del campo largo dei progressisti sembra essersi interrotto improvvisamente e nei primi due giorni dell’ultima settimana che precede l’apertura delle urne tra Laforgia e Leccese le polemiche politiche non mancano e, talvolta, anche dure e senza esclusione di colpi. A surriscaldare gli animi e, più precisamente a suscitare l’ira di Leccese, è stato l’appello al voto agli elettori baresi di Laforgia effettuato lunedì pomeriggio, durante il comizio al fianco del leader del M5S, Giuseppe Conte, al quartier San Paolo, dove il candidato sindaco sostenuto dai pentastellati, da Sinistra italiana, Socialisti, +Europa e alcune civiche progressiste ha dichiarato senza mezzi termini che a Bari “non possiamo permetterci di retrocedere a Comune sciolto per infiltrazioni”, paventando così il rischio di un eventuale e possibile scioglimento del consiglio comunale che sarà eletto l’8 ed il 9 giugno prossimi, a seguito dell’indagine amministrativa che sta eseguendo la commissione di accesso agli atti insediata dal Viminale, dopo l’inchiesta giudiziarie “codice interno”, scoppiata a Bari lo scorso fine febbraio. Di qui l’appello di Laforgia agli elettori ad un rinnovamento profondo dell’Assemblea cittadina e della classe politica comunale barese, affinché sia in netta discontinuità con le precedenti gestioni e, quindi, proprio con ciò che potrebbe rappresentare Leccese se fosse eletto sindaco, essendo stato quest’ultimo per un ventennio al Comune, prima nello staff del sindaco Michele Emiliano (come direttore generale) e da ultimo di Antonio Decaro come capo di Gabinetto. Un appello che ha subito scatenato l’ira di Leccese, che ha accusato Laforgia di voler agitare, al pari del centrodestra, la paura del commissariamento del Comune come un “manganello” contro l’antagonista di centrosinistra. Però, il livello dello scontro politico tra Laforgia e Leccese è verosimilmente destinato a salire ancora in questi ultimi giorni di campagna elettorale. Infatti, già ieri, in occasione del confronto pubblico tra candidati dal titolo “Città della conoscenza”, organizzato nel cinema Galleria da Università di Bari, Politecnico, Cnr, Istituto nazionale di fisica nucleare, Accademia di Belle Arti e Conservatorio Niccolò Piccinni, Laforgia è ritornato a polemizzare con l’Amministrazione uscente di cui Leccese è sicuramente emblema di continuità politico-amministrativa, affermando che “alla guida delle aziende partecipate non vanno nominate persone gradite o fedeli o che vanno sistemate dopo o in vista delle elezioni, ma manager affidabili, competenti e capaci”. Il riferimento di Laforgia è sicuramente alla dell’ex presidente Amtab, Pierluigi Vulcano, poi nominato, sempre da Decaro, al vertice dell’Asi e sul quale è venuto fuori recentemente che è debitore dell’Agenzia delle Entrate per un importo di oltre 400mila euro. Tra i temi su cui i candidati sono stati chiamati a rispondere c’era quello dei servizi per gli universitari e della mobilità urbana. Michele Laforgia ha poi ricordato che l’azienda partecipata del Comune, l’Amtab, che gestisce il trasporto pubblico in città, è al centro delle verifiche della commissione ispettiva del ministero dell’Interno per presunte infiltrazioni mafiose emerse durante una inchiesta della Dda di Bari.
“Bisogna stabilire il principio – ha detto Laforgia – per cui la politica deve avere l’obiettivo primario di far funzionare le aziende pubbliche per il servizio che rendono. E non si può continuare a tenere alla guida prima di Amtab, ora del Consorzio Asi, un manager pubblico (ndr – Pierluigi Vulcano) che ha subito due pignoramenti per non aver pagato le tasse, attualmente per 400mila euro. Non ho nulla di personale, anzi è un collega che conosco bene, da molto tempo, ma credo si debba dimettere. Ed è strano che non ne parli nessuno, in campagna elettorale”. Intanto, da ultimo, è trapelata anche la notizia che ci sarebbe un nuovo filone di indagine, aperto dalla Procura di Bari, sull’ipotesi relativa ad assunzioni nelle società pubbliche baresi come contropartita di favori elettorali. In particolare la Guardia di Finanza ha acquisito gli atti di un concorso di Retegas Bari, società partecipata dal Comune, che sarebbe stato vinto da parenti di Sandro Cataldo e Alfonsino Pisicchio, due esponenti del centrosinistra arrestati – come è noto – lo scorso aprile nell’ambito di due distinte inchieste su voto di scambio e corruzione. E quelli di Retegas potrebbero non essere gli unici parenti dei due ex leader vicini ai movimenti civici del centrosinistra rintracciati nelle società del Comune di Bari. Infatti, anche alla luce di queste ulteriori ed ultime notizie, verrebbe da chiedersi se il sindaco di Bari, Decaro, che ha sempre mantenuto per sé la delega alle municipalizzate, fosse a conoscenza di ciò e sarebbe interessante capire che controlli ha fatto nel tempo sulle partecipate: Interrogativo, questo, che si sono posti con una nota i forzisti Mauro D’Attis e Pietro Pirzalis insieme al capogruppo di Fi al Senato, Maurizio Gasparri, oltre ovviamente a tanti curiosi cittadini baresi.

Giuseppe Palella


Pubblicato il 5 Giugno 2024

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